Comunità Scientifiche delle maggiori Università Americane per giungere sino alle Agenzie Spaziali Europee, Russe e Cinesi, tanto per intenderci… – iniziarono a parlare “seriamente” di “forme di vita elementare” sul pianeta Marte.
La fonte di questa “intuizione” (la quale, intorno alla metà degli anni ’80, divenne un “fatto”) fu il ritrovamento – nei ghiacci dell’Antartide – di due meteoriti davvero “speciali”.
Speciali perché, dopo l’effettuazione di una lunga serie di analisi presso i migliori e più dotati – anche in termini di informazioni di riferimento – laboratori scientifici del Mondo, si ritenne che queste due rocce fossero addirittura “due frammenti di Marte”!

E sin qui, nulla di speciale.

Ci spieghiamo: sebbene possa apparire curioso ed improbabile, è tuttavia possibile che un impatto occorso su un corpo celeste anche molto lontano dalla Terra sia la causa dell’arrivo, sul nostro Pianeta, di un certo quantitativo di detriti.
Gli Scienziati, a tal riguardo, hanno stimato che un singolo frammento di roccia Marziana, per sfuggire all’attrazione dello stesso Marte e perdersi nello Spazio, dovrebbe essere “scagliato” via dalla superficie del Pianeta Rosso ad una velocità di oltre 25.000 Km orari.
E come potrebbe mai accadere un simile evento?

Si tratta di teoria, ovviamente, comunque – saremo brevissimi! – possiamo dire che è (quasi) tutta una questione di velocità del corpo impattante e di angolo di impatto. Insomma: se un piccolo asteroide precipitasse su Marte ad una velocità di circa 23.000 Km orari e con un angolo di incidenza rispetto alla superficie del Pianeta Rosso compreso tra i 30 ed i 55°, l’impatto che ne deriverebbe sarebbe capace di sollevare e scagliare nello spazio “frammenti di Marte” con una accelerazione iniziale approssimativa pari a circa 80.000 Km orari!

Come vedete, dunque, si tratta di una velocità più che sufficiente affinché polveri, detriti e quanto in essi contenuto riescano a sfuggire all’attrazione gravitazionale di Marte.
Pensateci: una nuvola di “frammenti” di roccia derivati dalla collisione i quali – letteralmente – “decollano” dalla superficie di Marte così come farebbero dei razzi vettori e quindi si perdono nello spazio…
La meccanica che poi permetterà ad alcune di queste schegge di non perdersi nell’infinito e di arrivare sul nostro Pianeta è collegata alle linee iniziali di fuga dei frammenti, alle posizioni relative dei diversi corpi celesti al tempo dell’impatto e poi, in ultima analisi, a ciò che noi chiamiamo “casualità”.

Ciò premesso, dobbiamo dunque ritenere che non è poi un evento così assurdo ed impossibile che un “pezzo di Marte” finisca con il colpire la Terra: già 15 (o forse più) meteoriti Marziane sono state ritrovate in giro per il mondo: qualcuna in Asia, qualche altra in Africa ed in Sud America e qualcuna ai Poli: nessuna meraviglia!

Ed infatti la vera “BOMBA”, scientificamente parlando, fu la scoperta – su questa ed altre simili meteoriti Marziane – di alcuni corpuscoli, letteralmente “incastrati” nella roccia, i quali si ritenne che fossero dei microbi o dei batteri fossilizzati.




Più che una scoperta, dunque, un’illuminazione:”la Vita viene dallo Spazio”? Certo, può essere, ma non è questo il punto!
Sicuramente, se l’ipotesi di partenza fosse esatta (e cioè che le meteore ritrovate sulla Terra sono realmente dei frammenti della superficie di Marte), potremmo anche logicamente supporre che su Marte, al tempo dell’impatto che avrebbe poi portato quelle rocce sino a noi, probabilmente esistevano delle Forme di Vita.
E quindi, tanto per essere più semplici e diretti, potremmo dire che su Marte esisteva la Vita.
Un evento rivoluzionario per la Scienza Consolidata? Certo, ma in realtà la Comunità Scientifica, al di là delle dichiarazioni di facciata, non si meravigliò affatto di questa “scoperta” poiché la “Vita”, come ogni Scienziato dotato di un minimo di intelligenza e di buon senso Vi potrà dire, NON è logicamente possibile supporre che sia una prerogativa unica ed esclusiva della Terra!

Ma torniamo a noi, anzi: a Marte.

Pochissimo tempo dopo questa interessantissima teorizzazione, l’attenzione dei media sulla materia ritornò pari a zero e tutto cadde nel dimenticatoio.
Ogni tanto, per varie ragioni ed occasioni (una meteorite Marziana venne ritrovata in Oman nel 2000, per esempio), se ne riparlò, ma in maniera così blanda e distratta che, in fondo, quasi nessuno sembrò prendere l’argomento sul serio.

Ma l’attenzione per Marte, però, non venne mai meno, a dispetto dell’ufficiale disinteresse per l’esplorazione spaziale.
Sono passati anni dalla scoperta delle prime “Meteoriti Marziane” ed ecco che – nonostante qualche fiasco (vedi la Sonda Mars Polar Lander ed il Beagle 2 Lander, per esempio) – nello spazio di Marte e su Marte sono riuscite ad arrivare, dopo i Mariner, i Viking Orbiter e Lander 1 e 2 e dopo la Sonda Soujourner con il Rover Pathfinder, alcune nuove Sonde Americane ed una Europea (il Mars Global Surveyor, la Sonda 2001 Mars Odyssey ed i Rover Spirit ed Opportunity per la NASA e la Sonda Mars Express per l’ESA).

E le sorprese, come era anche lecito attendersi, sono ricominciate!

Certamente saprete che sono state scattate decine di migliaia (anzi, centinaia di migliaia) di fotografie, sia dall’orbita che dalla superficie di Marte: queste immagini ci hanno mostrato panorami desertici, crateri, distese ghiacciate e colline innevate; pianure, catene montuose e vulcani; dettagli a volte deludenti ed altre volte non solo suggestivi e spettacolari, ma anche ricchi di pathos e di possibili implicazioni.
E non ci siamo certo fermati all’”estetica”: gli esperimenti scientifici – che vanno dai rilievi spettroscopici e termici all’analisi delle componenti fondamentali dell’atmosfera e del suolo del Pianeta Rosso – sono stati innumerevoli.
Stranamente, però, tutti quasi sempre inconcludenti: non si è mai andati oltre il “forse” od il “può darsi”, infatti.

Ma questo sino a pochissimo tempo fa.

Dopo le primissime “boutades” (occorse durante l’intero 2004) da parte di Scienziati e Ricercatori Inglesi ed Americani, siamo arrivati alle “esternazioni” (Febbraio 2005) di alcuni Scienziati della NASA (prontamente smentiti e tacitati) relativamente alla possibile esistenza di forme di vita “dormienti” sulla superficie di Marte e poi è arrivata – fra le altre – la notizia (datata 16 Marzo 2005) che un gruppo di Scienziati Americani (ancora loro!), intervistati per conto della rivista “Nature”, avevano rilasciato dichiarazioni piuttosto convinte circa la possibilità CONCRETA che su Marte – OGGI! – vi sìano delle Forme di Vita indigene per nulla dormienti, bensì attive ed evolute.

Ed infatti non sono stati menzionati solo microbi e batteri.

Certo, non si parla di “Marziani” nel senso “volgare” e “fantascientifico” del termine, ma si parla di Forme Vitali Indigene.
Dove?
Al di sotto della crosta gelata di un grande lago (o di un piccolo mare?) che è stato recentissimamente fotografato dalla Sonda ESA Mars Express.




Possiamo dunque pensare a pesci che nuotano sotto il ghiaccio di Marte?
O magari, come molti Ricercatori e qualche Scienziato amano sostenere, possiamo anche pensare ad altre Forme di Vita – magari delle piccole creature simili, forse, a delle talpe, ma un po’ più grandi di quelle terrestri… – che si muovono sulle pianure desertiche del Pianeta Rosso, lasciando tracce che gli occhi curiosi di migliaia di Ricercatori di tutto il Mondo stanno incominciando a vedere ed a riconoscere?
Non esageriamo: ci vuole prudenza, naturalmente (nell’interesse e per il bene di tutti), ma ci vuole anche immaginazione e capacità di pensare “outside the box”, come dicono gli Americani.
Ed infatti, a quanto pare, qualcuno ha incominciato a pensare all’impensabile!

E allora qual è il punto?

Il punto è che – come gli Appassionati e gli Amanti della Scienza più attenti avranno già da tempo notato – le voci di corridoio, le indiscrezioni e le dichiarazioni (sebbene esse vengano subito o quasi subito smentite e/o ridimensionate) stanno aumentando, di giorno in giorno!
E non parliamo, ovviamente, di esternazioni provenienti da Ricercatori Privati o da semplici Cultori della Materia – i cosiddetti Amateur Scientists i quali però, spesso e volentieri, si sono dimostrati molto più acuti ed attenti degli “Scienziati Professionisti” – :parliamo di esternazioni che arrivano da ambienti scientifici di primo livello (Universitari) e, dunque, fortemente accreditati e di tutto rispetto.

Ma da dove arriva tutto questo “fervore” intorno alla secolare querelle della Vita su Marte?
E come mai adesso, dopo anni ed anni spesi a dare degli incompetenti e dei malati di mente o dei visionari a chi (argomentando logicamente) sosteneva che su Marte “qualcosa potrebbe e dovrebbe essere ancora viva”, le voci “autorevoli” in favore della vita indigena su Marte si sono fatte e si fanno sentire sempre più frequentemente?

Si tratta di un’improvvisa retromarcia determinata da evidenze incontestabili?
Magari un’ondata di buon senso e di razionalità, unite ad una seria critica all’Antropocentrismo Universale dominante?
O forse una presa di coscienza?
O, magari, un semplice calcolo delle probabilità?...

Forse c’è un po’ di tutto questo e forse c’è anche qualcos’altro.

Siamo sinceri: la notizia ufficiale di un outbreak relativo all’esistenza di qualche forma di Vita su Marte è, come ormai molti sanno o suppongono, davvero imminente.
E’ sempre più difficile, infatti, nascondere le Anomalie e le Singolarità riprese direttamente dal suolo Marziano




così come è diventato oltremodo oneroso ed ingrato il lavoro di coloro che devono ridimensionare o demolire metodicamente le scoperte che vengono fatte dalle Sonde terrestri in orbita attorno al Pianeta Rosso e che puntano il dito verso l’esistenza di forma di vita indigene (non dimentichiamo, per esempio, la sensibile presenza di metano nell’atmosfera Marziana).

E allora, dato che il momento è prossimo e la “svolta epocale” dietro l’angolo, a noi sembra che alcuni degli Scienziati Professionisti (e delle Istituzioni che si trovano alle loro spalle) abbiano già incominciato a mettere le mani avanti così da poter dire, a giochi fatti, “Ecco: ve lo avevamo detto!”.

Insomma: se sembra inevitabile il fatto di dover ammettere che su Marte “esiste la Vita”, adesso sembra essere cominciata la “caccia al podio”: chi potrà dire, infatti, che è stato davvero il PRIMO a CAPIRE che i “Marziani” esistevano davvero?
Sarà uno Scienziato nato e cresciuto a Stanford, a Princeton o a Cambridge forse?
O magari sarà un Gruppo di Ricercatori della NASA?
Oppure si tratterà di uno Scienziato Inglese, o Francese, o Italiano, o Svedese?...Chissà.

E così, mentre qualche Amateur Scientist scopre le “lumache” e le “lucertole” Marziane e mentre qualche altro Ricercatore Indipendente riesce, rovistando fra migliaia e migliaia di frames, a trovare le fotografie di corpi simili a “conchiglie” e “tane” – e mentre tutte queste figure di “secondo piano” vengono del tutto ignorate dalla Comunità Scientifica –, ecco che, improvvisamente, alcuni Scienziati che “contano” e che solo sino a pochissimo tempo fa erano scettici e disincantati, si “svegliano” e dicono che “sotto il ghiaccio di Marte c’è la Vita”.

E così pure, improvvisamente, la stessa Comunità Scientifica che era stata diffidente e gelida oltre ogni ragionevole necessità, diventa aperta e possibilista: ma perché?

Perché ciò che conta, forse, non è solo e non è tanto la Vita su Marte.
Forse perché ciò che conta davvero è essere i primi (o fra i primi) ad annunciare la “svolta epocale” di cui dicevamo.

Pensateci: fama e gloria sempiterna per gli Scopritori e per le Istituzioni che essi rappresentano; Sponsors; fondi pubblici e privati per la ricerca e poi la “Dea Televisione” (che vuol dire news, talk-shows, documentari e, magari, “pubblicità”…).
E non dimentichiamo i libri: testi scientifici nuovi e testi scientifici vecchi (ma sacri!) da correggere o addirittura da riscrivere e così via: la scoperta della Vita su Marte, oltre che costituire una Rivoluzione Scientifica ed Umanistica, sarà anche un mega-business da miliardi e miliardi di Euro-Dollari: anche la Scienza, in fondo, ha il suo prezzo ed offre la sua ricompensa…

E così, mentre assistiamo a questa commedia delle parti ed in attesa del prossimo Scienziato (o, più probabilmente, del prossimo Pool di Scienziati) che griderà “Eureka!”, lo sapete che cosa abbiamo davvero scoperto, con assoluta certezza?

Che il primo – e, per ora, unico animale che di Marte sembra nutrirsi a piene mani – è un animale terrestre.

Forse non è tra i più nobili che esistono sul nostro Pianeta, ma è forte e scaltro e sta rapidamente raffinando le sue qualità innate per poi esportarle sul Pianeta Rosso.
E’ un animale colto, dotato di grandi mezzi e di dettagliate informazioni ed è protetto dai sacri distintivi che distinguono Università ed Istituzioni Scientifiche di valore e rilevanza mondiali.
E’ un animale che potrebbe, se ne avesse il coraggio, vivere di intuizioni, scoperte e conquiste, ma che invece se ne sta perennemente nascosto, barricato in tane sotterranee fatte di silenzi, di parziali ammissioni e di sdegnate smentite.
E’ un animale pavido, ma opportunista.

Noi non vi diremo di che animale si tratta, perché non ha davvero importanza (e poi ci potete arrivare da soli tranquillamente…).
Noi ci auguriamo solo di sbagliarci; noi speriamo solamente di essere in errore allorché pensiamo che la “Vita su Marte” (e nel resto del Cosmo) possa essere e/o diventare solo (o soprattutto) uno strumento di business.
Noi speriamo di aver preso una svista colossale!

Ma i primi segnali a riguardo – purtroppo – sembrano dimostrare proprio il contrario…