L’essere umano è una perfetta macchina biologica creata per adattarsi all’ambiente fisico in cui vive, nonostante gli evidenti limiti di difesa e sopravvivenza rispetto alle creature degli altri regni naturali.

LA LEGGE UNIVERSALE DI ATTRAZIONE - Parte quinta - Uomo e Creazione

L'uomo non ha una pelle spessa che lo protegga dall’esposizione alle intemperie; non ha artigli o denti aguzzi per cacciare come i felini; o un sistema di orientamento e navigazione sviluppato come quello di uccelli o pesci; e neppure ha modo di convertire direttamente l’energia solare in cibo, come nel caso delle piante. La sua perfezione consiste nel fatto di essere un contenitore di due “universi” ancora tutti da comprendere: la mente e lo spirito. In questo articolo affronteremo il secondo universo. In tutti i grandi testi sacri che compongono la nostra eredità mistica dall’inizio dei Tempi ad oggi, lo spirito è stato più volte indicato come il “soffio vitale” che ha animato la nostra coscienza, permettendoci di elevarci a “creatura più vicina al disegno del Creatore” (qui e in seguito inteso come Mente Creativa all’origine del tutto, senza alcun connotato religioso).
La storia dell’uomo è però anche costruita sul concetto di fede, o affidamento incondizionato ad una verità, messaggio, precetto o legge conferita ad un uomo scelto dal Creatore come suo “profeta”. A volte il messaggio giunge direttamente dal Creatore all’uomo, altre volte esso viene mediato dal suo messaggero o “Angelo”. Il profeta ha il compito di trasmettere tale “verbo” - che può materializzarsi nella forma di leggi, di avvertimenti, di profezie o indicazioni – all’umanità. Ma è attraverso l’esecuzione di atti straordinari chiamati “miracoli” che l’eletto acquista credibilità agli occhi degli uomini, che gli permette di rendere “divine” le sue parole. Se il “verbo” si fa carne nel profeta, poi alla carne devono seguire atti che rafforzano questa trasformazione. L’atto di fede (cioè l’affidamento incondizionato) da parte di coloro che accettano tale “Verbo” è quindi una diretta conseguenza del “Creatore che si fa uomo”. Un tale, delicatissimo passaggio porta con sé alcune conseguenze, come ad esempio la grande responsabilità di cui il profeta deve farsi carico, una pressione che cresce con il crescere degli uomini che lo seguono. Ma, allo stesso tempo, cresce anche il potere che egli esercita sui suoi simili, perché la sua umanità si “divinizza” fin quasi a identificarsi con il Creatore stesso.
D’altra parte, la comunità degli uomini che decide di affidarsi alla parola del profeta viene sollevata dalla responsabilità di compiere scelte individuali, si spoglia consapevolmente del potere di comunicare  direttamente con il Creatore e, innalzando la figura del profeta ad un livello intermedio tra l’umano e il divino, si pone automaticamente ad un livello inferiore, dimenticando (o volutamente ignorando) di essere, in quanto individuo creato, l’immagine stessa del Creatore.
Questo processo auto-limitante sembra essere possibile in quanto l’individuo, se riunito in un gruppo o collettività, perde molta della forza creatrice dirompente che, individualmente, è la sua guida nella sopravvivenza e nell’adattabilità ambientale. L’istinto diviene meno attivo quando le individualità si combinano e, quindi, è molto più semplice affidarsi ad una guida che possa dirigere l’energia di massa verso uno scopo percepito come vitale. 
La nascita delle religioni può essere riassunta più o meno così: i profeti si circondano di discepoli, cioè di un gruppo selezionato di uomini che avranno il compito di recepire il messaggio divino e trasmetterlo anche dopo la fine dell’esistenza mortale del prescelto. E’ da lì, in una catena che si scioglie attraverso i secoli, che vengono poste le basi per la struttura religiosa: testi, templi, riti e premi o punizioni a seconda dell’aderenza o meno ai dettami di quel credo religioso. La facilità con cui una religione può attecchire su una comunità (in USA esistono oltre 1.200 organizzazioni e culti religiosi regolarmente registrati) è a mio avviso dovuta non ad un particolare desiderio dell’uomo di credere, quando ad una sua mancanza o “disconnessione”: tanto più il Creatore è “lontano” (o percepito tale), tanto maggiore è il senso di vuoto e solitudine che si avverte. Ma è davvero così? Il Creatore si è, nel tempo, allontanato dalla sua creatura? Oppure questa “mancanza” è stata alimentata per creare un bisogno, bisogno che è divenuto la leva per muovere l’intero meccanismo della fede religiosa?
La creazione dei bisogni e la ricerca della loro soddisfazione attraverso il sacrificio e la mortificazione della carne (o del pentimento, a seconda della fede professata) ha generato nel tempo un “indebolimento” della coscienza collettiva e individuale. Non mi riferisco, in questo caso, alla capacità di distinguere tra il bene e il male, né ai principi etici e morali che regolano la vita sociale, ma alla connessione interiore con l’origine della creazione, con il motore immobile che si manifesta nella materia vivente o cosciente.
Se la Coscienza è identica a quella del Creatore e se Egli ha pensato, voluto e manifestato il suo progetto creativo nell’energia materiale, il sillogismo di una mente cosciente che porti necessariamente abbondanza è quasi scontato.
Ed è qui che entra in gioco la Legge di Attrazione.

La Legge di Attrazione è essenziale per il risveglio della Coscienza, perché funge da catalizzatore e amplificatore dell’energia-pensiero. Essa riceve le nostre richieste e le invia ai vari livelli energetici dell’universo che risponde con la frequenza corrispondente, solo ad una potenza di molto superiore a quella del mittente. Ecco perché se noi inviamo una richiesta positiva (idea, pensiero, desiderio, volontà o emozione che sia) riceviamo la stessa energia ma con un valore esponenzialmente molto più grande.
Praticando questo esercizio con continuità possiamo riattivare il nostro “canale vibrazionale” che ci riconnette alla fonte primaria della Creazione, quell’Idea Primordiale che noi definiamo Creatore. Con il ripristino di tale comunicazione diretta quale sarebbe l’utilità della religione se non quella di mera associazione di persone che perseguono scopi socialmente utili? L’impalcatura della costruzione umana rimane, ma cadrebbe l’accezione “sacra” che è stata finora utilizzata come strumento di soddisfazione di un bisogno, quel bisogno che può essere benissimo gestito da ogni individuo personalmente. La consapevolezza che noi possiamo – dobbiamo – riconnetterci con il Creatore in modo diretto darebbe alla nostra Coscienza un impulso straordinario verso la libertà come anche verso la consapevolezza della nostra responsabilità di essere, noi stessi, creatori. Usando la Legge di Attrazione tutto questo diviene un percorso naturale.
Il Creatore, al momento dell’esplosione della sua Idea-Pensiero si è diviso in tante immagini di se' per riempire lo spazio con ogni tipo di domanda. Le risposte attese si esplicitano in atti creativi che gli permettono di “specchiarsi” per adattare i sistemi da lui creati nel modo più soddisfacente al benessere delle sue creature. Gli universi, in tutte le loro fattispecie, sembrano risuonare solo nei confronti di energia positiva, mentre le componenti inferiore, distruttive, cosiddette “negative” trovano spazio solo in mancanza di pensieri ed atti positivi. La negatività esiste solo nella misura in cui ci distanziamo dalla “sintonia creativa”, perché ritardiamo l’avanzare della nostra evoluzione.
Fede e credenze religiose possono avere la loro ragion d’essere solo in un sistema di incertezze, mancanze e limitazioni cioè in un sistema imperfetto che non è quello pensato e realizzato dal Creatore per l’uomo.
Uno sviluppo interiore attraverso la continua proiezione di richieste, desideri, atti volitivi riporterebbe ciascuno di noi alla giusta armonia con l’universo in cui viviamo e, con essa, a tutte le certezze necessarie per vivere una vita consapevole e convergente con l’evoluzione a “spirale ascendente” con cui pianeti, stelle, galassie, nebulose e l’universo intero si evolvono.
La Legge di Attrazione è tanto più efficace quanto più è vista come una spinta interiore a creare, perché questo “semplice” (inteso come naturale) atto risuona istantaneamente alla stessa ottava armonica del Creatore, senza bisogno di alcuna intermediazione.
Nessun pensiero o comportamento negativo potrà mai arrestare il meccanismo creativo di questa attrazione, ma può ritardarne il corso e inibire l’efficacia della Coscienza individuale e collettiva. Nel computo della nostra esistenza fisica questo ritardo può essere percepito come una condizione di esseri imperfetti, limitati, marchiati con il simbolo del “peccato” e, pertanto, meritevoli di vivere una vita di privazioni e sacrifici. 
Non è così!
La nostra vita è un susseguirsi di atti creativi e di crescita interiore. Volendo, desiderando, proiettando pensieri e idee noi creiamo il nostro futuro tra tutte le infinite possibilità che il Creatore ci ha messo a disposizione.  La Legge di Attrazione Universale è come una chiave per aprire le infinite porte di questi futuri. Il nostro compito e la nostra responsabilità verso noi stessi e l’umanità in generale, è quello di usare questa chiave per entrare.