Dopo l'articolo di Richard Alan Miller dedicato all'illusione della realtà, riproponiamo questo resoconto dell'incredibile storia di Mike Marcum, pubblicata originariamente su NEXUS New Times nel 2011, per lettori... ai confini della realtà.



di Jason Offutt


Dopo essersi tuffato nella firma di calore della sua macchina del tempo accesa, l’appassionato di elettronica Mike Marcum si risvegliò scoprendo di essere stato teletrasportato dal Missouri all’Ohio e di aver perso, nel frattempo, due anni di vita.

       La macchina, una schiera di fili attaccati a due cilindri verticali all’interno di un campo magnetico rotante, con dentro una danza di archi elettrici da 3.000.000 volt, si innalzava a 10 m dal pavimento del magazzino di Kansas City, nel Missouri. Mike Marcum era su una gru a cestello, 7 m e mezzo sopra la macchina, e guardava la firma di calore circolare larga oltre un metro dentro uno dei cilindri: un orizzonte degli eventi. Era consapevole di cosa significava quella firma di calore. L’aveva scoperto anni prima nella cittadina di Santberry, nel nord-ovest del Missouri, ed era qualcosa che nessuno aveva mai trovato prima. Mentre gli archi elettrici crepitavano sotto di lui, Marcum cercava di mantenere il controllo, con il sudore che gli imperlava il viso.

       Era sicuro di aver costruito una macchina del tempo. Così sicuro che prese un respiro e saltò nella firma di calore. E poi scomparve. Per tutti – famiglia, amici e tutti coloro che avevano seguito i suoi esperimenti sui viaggi temporali alla radio del paranormale e sulla stampa generalista – quel giorno del 1998, Mike Marcum se n’era andato. Nel 2011, io l’ho ritrovato.


Il primo test

       La storia di Mike Marcum, ai fini del nostro racconto, inizia quattro anni prima. Marcum, all’epoca un ventunenne con alle spalle due anni di studi elettronici al Rio Grande College, nell’Ohio, aveva seguito una ragazza che aveva conosciuto nel 1993 a Lancaster, nell’Ohio, fino ad Albany, nel Missouri, una piccola comunità nella regione nordoccidentale dello stato. “Mi aveva fatto promettere di andare al suo compleanno”, disse Marcum. “Io andai e, per farla breve, finii per restare da lei finché non trovai una casa a Stanberry.” Appena a sud di Albany, Stanberry si nasconde ordinatamente sotto una cupola di foglie di alberi altissimi. Nel parco della città è esposto un cannone, e l’emporio locale vende benzina, pizza e vermi da pesca. Nel 1994, Marcum si trasferì in una linda casetta bianca al 401 della East Third Street. Fu in quella casetta che Marcum iniziò il suo cammino verso i viaggi temporali.
       A dicembre, Marcum costruì uno spinterometro: un dispositivo che permette di creare un arco elettrico tra due barre verticali di metallo. 

“Sostanzialmente sono un nerd. Stavo costruendo uno spettacolare spinterometro che si potesse avviare tramite impulsi laser. Praticamente un gioco di luci scenografico”, dice Marcum. 

“Vivendo in una cittadina in mezzo al nulla, senza Internet né TV via cavo, finisci presto per annoiarti. Qualcuno costruisce modellini o va a pescare. A me piace costruire aggeggi elettronici.” 

Ma poi accadde qualcosa che non si aspettava… qualcosa di anomaloIl dispositivo produsse una palla di calore, grande quanto una moneta, che galleggiava immobile nell’aria sopra lo spinterometro. “Dopo qualche impulso, il laser per qualche motivo si bloccò in modalità continua”, racconta. “E questo a sua volte fece fermare l’arco, che restò aderente alla base degli elettrodi. Notai che appena sopra l’arco c’era la solita luminescenza del calore, ma l’aspetto strano è che era circolare: anziché avere una forma casuale, era una sfera.” Non sapendo cosa pensare, prese una vite dal tavolo della cucina e la lanciò all’interno della piccola sfera luminescente. “Scomparve, e poi riapparve a neanche un metro di distanza”, spiega Marcum. “Poi pensai: ‘Accidenti, è veramente strano’. Lo rifeci un paio di volte per essere sicuro di non avere le allucinazioni.” Lo stesso accadde entrambe le volte: la vite scomparve e poi riapparve silenziosamente a una certa distanza dall’apparecchio, poggiata sul tavolo della cucina. “Prima che riuscissi a pensare ‘Diamine, devo farmi prestare una videocamera’, il laser prese fuoco, perché non era fatto per stare costantemente acceso a quella potenza”, dice.

       Marcum si mise a sedere e si chiese cosa fosse successo. “All’inizio pensai a spiegazioni semplici come la diffrazione della luce o l’invisibilità”, spiega. “Ma scartai quell’idea dopo essermi reso conto che in quel caso avrei dovuto sentire il rumore [della vite che cade], mentre invece era riapparsa in silenzio.” Riusciva a pensare solo a un’altra opzione. 

“L’unica possibilità che mi venisse in mente per spiegare ciò che avevo osservato era la distorsione temporale.”


Riproduzione ingrandita

       Marcum doveva riprovare, ma il suo secondo esperimento con lo spinterometro non restò confinato al tavolo della cucina. 

“Decisi, senza pensarci troppo, di ricreare la situazione in una versione un centinaio di volte più grande”, dice. 

“E ciò che accadde dopo si può leggere tuttora su Internet e sui giornali.” 

Marcum immaginò che se avesse costruito una macchina del tempo, ricreare un altro apparecchio da tavolo sarebbe stato futile. Doveva costruire qualcosa di dimensioni sufficienti da potervisi immergere lui stesso. “Decisi di prendere in prestito... dei trasformatori da palo dalla società elettrica di King City, che giacevano inutilizzati fuori da una sottostazione”, racconta. Sebbene i giornali, in quello che ora era il 1995, affermassero che i trasformatori si trovavano dietro un recinto chiuso da un lucchetto, Marcum sostiene che non era esatto. “Non sarei mai riuscito a sollevarli oltre il recinto: erano sei e pesavano da 120 a 160 kg l’uno.” Marcum portò i trasformatori, uno per uno, nella sua casetta di Stanberry. Nelle settimane seguenti, ne collegò alcuni. I delegati dello sceriffo lo arrestarono poco tempo dopo. Lo sceriffo Eugene Lupfer della contea di Gentry ricorda di aver lavorato sulla vicenda. 

“Aveva rubato dei trasformatori”, afferma Lupfer. “Li aveva collegati in casa sua e voleva costruire una macchina del tempo.” 

I trasformatori erano in grado di produrre da 12.000 a 76.000 volt ciascuno, e quando Marcum premette l’interruttore, la popolazione di Stanberry si accorse che c’era qualcosa di strano. “Quando l’accese, le case di vari isolati restarono al buio”, dice Lupfer.

       Terry Raymond, amministratore della cittadina che aveva sempre abitato a Stanberry, lavorava nei servizi pubblici quando nel 1995 Marcum finì sui giornali di tutto il paese, e fu uno dei primi a entrare nella casa di Marcum. “I vicini sporsero denuncia. È un miracolo che non abbia fatto saltare in aria l’intero isolato. Aveva un trasformatore nel bel mezzo del salotto”, dice Raymond. “Mentre quello con cui avrebbe dovuto costruire la sua capsula del tempo era in veranda. Aveva già collegato quel suo spinterometro.” Ora la casa è vuota e silenziosa, all’incrocio tra Elm e Third Street. Raymond sostiene che Marcum potrebbe essere stato l’ultima persona a occuparla.

       All’epoca del suo arresto, Marcum era pronto ad acquistare dei pezzi per costruire un nuovo laser per la macchina di dimensioni umane. “Il sovraccarico della rete elettrica catturò la loro attenzione”, dice Marcum. “A questo punto ero praticamente sicuro che sarei andato in prigione. Quando videro il congegno e mi chiesero cosa stessi facendo, glielo dissi, tanto non pensavo che mi avrebbero preso sul serio.”

       Ma alcuni dei funzionari lo presero sul serio, e quella notte la vita di Mike Marcum salì su una giostra di pubblicità nazionale che è ancora attiva su Internet. 

“In qualche modo l’agenzia Associated Press venne a sapere che in Missouri un tizio stava costruendo una macchina del tempo”, disse. “Probabilmente all’inizio pensavano che fossi solo un tipico ladruncolo che cercava di guadagnare soldi facili rivendendo il rame dei trasformatori.” 

       Il Dipartimento dello sceriffo della contea di Gentry arrestò Marcum il 29 gennaio 1995 con un capo di imputazione, secondo il St. Joseph News-Press. Marcum si dichiarò colpevole di aver rubato i trasformatori e gli furono concessi cinque anni di libertà vigilata. Dopo aver scontato due mesi di prigione per il crimine commesso, Marcum si trasferì nella vicina St Joseph. “Credo che pensasse di poterlo fare”, considera Lupfer. “Era intelligente. Non era uno sciocco. Aveva in testa questa cosa e pensava di poterlo fare.”


Pro e contro della notorietà

       Mentre Marcum scontava i suoi due mesi nella prigione della contea di Gentry, la notizia del suo arresto diffusa dall’Associated Press fu divulgata da giornali di varia importanza, dal Kansas City Star al New York Times. Le emittenti televisive e radiofoniche intervistarono Marcum sui suoi esperimenti con il tempo, ma fu solo quando venne contattato da Art Bell, presentatore per un network radiofonico che lo invitò al suo talk-show notturno sul paranormale Coast to Coast AM, che il caso guadagnò davvero attenzione a livello nazionale. 

“Art Bell venne a sapere di me perché alcuni suoi ascoltatori da diverse parti del paese gli faxarono degli articoli di giornale”, dice Marcum. “Prima di quell’invito, non avevo mai sentito parlare di Art Bell, perché non ascolto molti programmi alla radio.”

Marcum si era trasferito a St Joseph per trovare un lavoro dopo essere uscito di prigione, perché diceva che “a Stanberry non c’era molto lavoro, specialmente se tanti ti hanno visto in televisione e pensano che sei pazzo”. Fu a questo punto che Bell lo trovò telefonicamente. “In sostanza si presentò e mi chiese se volevo partecipare al suo programma”, disse Marcum. “Ero già stato ospite in qualche notiziario e in A Current Affair Extra, quindi, pensavo, perché non farne un altro? Non avevo idea che questo fosse un programma su fantasmi, UFO, Bigfoot, cospirazioni governative, eccetera.” Art Bell, che ora è in pensione, afferma che le sue interviste con Marcum sono tra “le più sensazionali” che abbia mai fatto.

       A St Joseph, Marcum iniziò a ricostruire – questa volta legalmente – la macchina del tempo. Fu qui che incontrò e fece amicizia con Claudia Sanderson, una residente del posto. Marcum finì per mostrare alla Sanderson il nuovo spinterometro e le altre apparecchiature che teneva in cucina. “Era piuttosto stupefacente, considerando che aveva costruito delle attrezzature funzionanti usando pezzi di ricambio di altri apparecchi”, commenta Sanderson. “Quando l’accese, sembrava che stesse per saltare la corrente, perché le luci funzionavano male.”

       Poi accadde l’incidente. “Feci saltare una parte della rete elettrica di St Joseph”, disse Marcum. “Un picco di corrente fece rompere la boccola isolante di un trasformatore e causò un corto circuito. Se ben ricordo, 20.000 case restarono senza elettricità. All’epoca diedero la colpa al caldo, e fu una fortuna per me, visto che ero ancora in libertà vigilata e il mio supervisore non avrebbe approvato.”

       Per fortuna, il black-out non fu attribuito a Marcum, ma l’attenzione che riceveva dagli ascoltatori di Bell dopo l’intervista del marzo 1995 era cresciuta fino a diventare insostenibile. 

“Dovetti andar via da St Joseph, perché dopo aver divulgato il mio indirizzo nel programma di Art Bell stavo letteralmente perdendo il sonno”, dice. “Notte e giorno, c’era gente che bussava alla mia porta chiedendomi di poter viaggiare nel tempo. Non potete credere quanto sia difficile far ragionare chi si presenta alla vostra porta perché vuole tornare indietro ed evitare un qualche evento tragico successo un tot di anni fa. La gente tende troppo a farsi una cultura grazie a Hollywood anziché nelle biblioteche.”

       Comunque, questa attenzione pubblica ebbe un lato positivo. Iniziarono ad affluire donazioni in denaro e strumentazione per continuare il suo lavoro. “Prima di trasferirmi [a Kansas City], ottenni dei condensatori, cavi di grande diametro e un sacco di altre cose”, racconta. “Onestamente, la metà di quanto mi arrivava non era di alcuna utilità per i miei esperimenti, ma lo prendevo lo stesso perché non mi piaceva rifiutare i regali.”

       Il padrone di casa di Marcum lo aveva sfrattato poco dopo il black-out, e Marcum scomparve per alcuni mesi. Secondo un articolo del New York Times dell’8 dicembre 1996: 

“Alla fine di settembre, Marcum è svanito, e il St. Joseph News-Press ha dato l’agghiacciante notizia che era stato sfrattato dal suo appartamento, a quanto pare, per aver trasportato un gatto ‘da un quartiere a un altro’. Marcum è ricomparso il mese dopo, adombrato per ‘la storia del gatto: non è affatto vera’. Per quanto riguarda il suo apparecchio, intende testarlo quanto prima, non appena risolverà il complicato problema di quando e dove lo teletrasporterà. ‘Per il momento’, ha detto, ‘è buono solo per la discarica’.”

       Marcum fu nuovamente intervistato nel programma di Art Bell nel dicembre 1996, e disse che gli mancavano 30 giorni per completare la sua nuova macchina del tempo. Tuttavia, nonostante tutte le donazioni che non poteva rifiutare, fu solo nel 1998 che mise alla prova la macchina con il test definitivo.


Cavie come cavia

       Una delle donazioni ricevute da Marcum consisteva in uno spazio in un magazzino, così non avrebbe “fatto saltare” il suo appartamento. “Fu questo a permettere all’esperimento di decollare”, dice. Marcum aveva ricevuto varie tonnellate di lamine per trasformatori, che usò per i nuclei degli elettromagneti, generatori “per lasciare respirare meglio la KC Power & Light [la società elettrica, NdT]”, elio liquido, trasformatori in cascata che usò “per arrivare a 3.000.000 volt… e l’elenco continua”. Nonostante le donazioni in contanti si aggirassero sui 20.000 dollari, impallidivano in confronto al valore di tutti i materiali donati. “Immagino che se avessi comprato tutto io avrei speso milioni di dollari, a dir poco”, disse Marcum. “Quindi non avrei mai potuto fare tutto questo da solo, o per lo meno non di certo nei due o tre anni che ho impiegato ad arrivare al gran finale.”
       Marcum costruì il suo apparecchio definitivo nel magazzino, sospeso in aria. “A quel punto era ben più di un semplice spinterometro”, spiega. Quando accese la macchina, la strana firma di calore c’era ancora, ma questa volta era lunga più di un metro. Ora era pronto a testarla. “Non c’è niente di certo al 100%, ma avevo una sicurezza del 95%, dopo varie settimane di esperimenti sulle cavie”, dice. Per la cronaca, si trattava di vere cavie da laboratorio. In piedi sulla gru a cestello sospesa sul pavimento di cemento, Marcum lanciò la prima cavia in mezzo al cerchio scintillante. La cavia scomparve. Poco dopo la trovò nel parcheggio del magazzino. Un test dopo l’altro, vide che le cavie che lanciava nella firma di calore finivano a vagare nel parcheggio, a est o a ovest dell’edificio, ma mai a nord o a sud. Marcum si chiese se ciò avesse a che fare con il campo magnetico terrestre. “In sostanza, prima di provare io stesso, c’erano cavie che dall’interno del magazzino finivano nel parcheggio esterno”, spiega. “Non ho mai usato animali più grandi, se non me stesso, perché non ci tenevo che quelli della PETA [associazione animalista, NdT] e altra gente venissero a bussare alla mia porta.” L’unico test fallito riguardava un pompelmo che non si ritrovò.
       Quando Marcum decise di provare personalmente la macchina del tempo era il 1998. “La mia principale preoccupazione era che sono più grosso di una cavia”, ricorda. “Anche se gli animali erano sempre sopravvissuti, non avevo modo di conoscere gli effetti a lungo termine, dato che ovviamente questo non era mai stato fatto prima e nessuno poteva dirmi se si provava dolore, e quanto.” Marcum non era preoccupato dei 3.000.000 volt di elettricità crepitante sotto di lui, ma piuttosto della caduta. Se il salto fosse fallito, sarebbe caduto su un pavimento di cemento da un’altezza di quasi 20 metri. “Più che altro mi preoccupava che la mia massa fosse eccessiva per il salto, e che sarei caduto per terra rompendomi le gambe o il collo.”


La sua macchina del tempo poteva funzionare?

       Il professore di fisica David Richardson e il professore di chimica Rick Toomey della Northwest Missouri State University sono entrambi scettici riguardo alle basi scientifiche delle affermazioni di Marcum. “Sostanzialmente ha prodotto un fulmine localizzato”, dice Richardson. “Produce calore, ma non è sufficiente nell’area localizzata [per produrre la firma di calore di cui parlava Marcum].” Un altro problema è che se questo “fulmine localizzato” creasse un vortice temporale, dei vortici simili apparirebbero ovunque cada un fulmine durante un temporale. “Qualsiasi fenomeno Marcum possa aver creato con un trasformatore si potrebbe creare con un fulmine qualsiasi”, afferma Toomey. In fisica, tra l’altro, nessuna teoria attuale abbina elettricità e viaggi nel tempo. “Nulla”, dice Richardson. “Assolutamente nulla.”

       Il problema principale con la macchina del tempo di Marcum, a detta dei professori, è che non corrisponde a nessuna attuale teoria dei viaggi temporali. “Tutti i potenziali viaggi nel tempo coinvolgono effetti gravitazionali e velocità altissime”, dice Richardson. “Non esiste una teoria che preveda elettricità e gravità insieme.” Questo, secondo Toomey, sarebbe il Santo Graal della fisica. Se anche fosse vero che Marcum abbia trovato il Santo Graal, Toomey prevede altri problemi. “Guardando le equazioni, non so se un sistema biologico potrebbe mantenere la sua integrità”, dice. “Non riesco proprio a immaginare che un sistema nervoso possa sopravvivere.” Marcum espresse gli stessi sentimenti al St. Joseph News-Press nel 1995: “Finché un fattore di rischio è la morte, non sono pronto a entrare in un vortice elettricamente carico”, disse al giornale. “Ci sono ancora delle cose che devo risolvere.” Né Richardson né Toomey pensano che i viaggi nel tempo saranno risolti a breve. “Certamente potremmo svegliarci un giorno e scoprire che i viaggi nel tempo sono reali”, dice Toomey, “[ma] queste scoperte non accadranno finché noi saremo qui. Saremo tutti morti per allora.” Per Marcum non erano discorsi nuovi. “Alcuni fisici teorici che avevano sentito il programma di Art Bell mi hanno contattato, e tutti mi hanno detto qualcosa di diverso”, dice. “Era come farsi fare una diagnosi medica da un dottore, e poi chiedere un secondo e un terzo parere e sentirsi dire ogni volta una cosa diversa. Certo, le incognite sono troppe e il campo di ricerca è giovane.”  Marcum paragona la sperimentazione dei viaggi nel tempo alla costruzione della prima batteria, quando ancora non si sapeva cosa potesse fare. “Devi scoprirlo da te e sperimentare per vedere che cos’altro si può fare con l’elettricità. È una situazione simile.”


 

Il gran finale

       Marcum era in piedi sulla gru a cestello, sopra il suo macchinario, nel magazzino di Kansas City. Due cilindri, quello esterno fatto di 24 anelli isolati e quello interno con una struttura reticolare di rame e messa a terra, “agivano da punto di attacco per il campo elettrico in rotazione”. Guardò dentro l’onda lucente larga più di un metro, a 20 metri da terra, e saltò. “L’orizzonte degli eventi, la firma di calore, era al centro del cilindro interno: saltarci dentro era come saltare attraverso un tubo orizzontale”, spiega Marcum. “Il cilindro interno aveva un diametro solo di un metro e mezzo, dunque rischiavo di sbatterci, se fossi andato in panico a mezz’aria mancando l’obiettivo. Non soffro di vertigini, e ci vogliono delle montagne russe davvero toste per farmi pompare adrenalina, ma questo era piuttosto sinistro.” Perché non sapeva se sarebbe finito fritto, schiacciato o lacerato o se si sarebbe materializzato all’interno di un oggetto solido. Ma Marcum non andò in panico: semplicemente sparì. “Dal mio punto di vista, fu come essere colpito da una bomba stordente: un forte scoppio, un tonfo e della luce potentissima che ti impediscono di vedere, sentire o camminare per vari minuti, ma senza un danno fisico permanente”, racconta. “Sono sicuro che la gente che ha donato le attrezzature doveva essere preoccupata, perché probabilmente sembrava che fossi esploso in mille pezzi, solo senza residui di carne.” 
       Quando Marcum riacquistò i sensi, si trovava in una fattoria vicino a Fairfield, nell’Ohio; aveva freddo e fame. “La prima cosa che feci, appena ci riuscii, fu iniziare a camminare, e quando capii di essere in mezzo al nulla mi spaventai”, disse. “In qualche modo finii in un rifugio per senzatetto nel centro di Cincinnati, dato che all’inizio non ricordavo neanche il mio nome.” La memoria stava ritornando lentamente, e nel frattempo Marcum trovò un lavoro temporaneo che gli permise di lasciare il rifugio per senzatetto.
       “Gradualmente, nei mesi successivi, recuperai quasi tutta la memoria”, disse. Risultò che Marcum si era risvegliato nel 2000, due anni più tardi. “Io speravo in qualcosa tipo cinque minuti prima a un centinaio di metri al massimo, e invece finii due anni dopo a 1300 km di distanza.” 
       Quando Marcum riuscì a mettere da parte abbastanza soldi, tornò a Kansas City per recuperare i diari su cui annotava gli esperimenti, ispezionare la macchina e cercare di capire cosa fosse successo. Ciò che scoprì lo demoralizzò. “Quando tornai, c’era solo un magazzino vuoto”, disse Marcum. “Ancora oggi, non so cosa sia successo. Immagino che sia stata smantellata, a un certo punto, e magari i pezzi piccoli sono stati venduti su eBay.” Dopo una settimana a Kansas City, cercando di ricordare i nomi di chi lo aveva aiutato, rinunciò e tornò al suo lavoro temporaneo in Ohio. “Sono sicuro che gli ascoltatori di Art Bell avranno pensato che sono arrivati i ‘Men in Black’ e hanno rapito tutte le persone coinvolte, portando i pezzi nell’Area 51”, commentò scherzosamente Marcum. “Io tendo a pensare prima alla spiegazione più semplice: non sentendomi per più di due anni, hanno ritenuto tutti che fossi morto. Avevo girato dei video per documentare i miei progressi, ma i nastri sono spariti insieme ai miei diari e tutto il resto. Con il senno di poi, avrei dovuto fare delle copie da tenere con me anche mentre dormivo, ma non immaginavo che sarei scomparso per tutto questo tempo.”

       Quella sparizione avrebbe teoricamente dovuto attirare ulteriore attenzione da parte dei vari blogger curiosi di cosa fosse successo a Marcum, ma non fu così. “Al di fuori del progetto, me ne stavo molto sulle mie”, disse. “Se non per mangiare e dormire, a cui dedicavo il minor tempo possibile, raramente lasciavo il magazzino.” Marcum aveva poche interazioni con gli abitanti di Kansas City, al di fuori dei suoi donatori, e non vedeva sua madre dal 1986. “Stavo pensando di chiedere a chi si occupa di persone scomparse se qualcuno mi abbia cercato dopo il 1998”, disse. “Ma ho rinunciato a questi piani quando mi sono ricordato che all’epoca ero in libertà vigilata e non mi facevo vedere dal mio supervisore da due anni. Dopo 13 anni, dubito che la polizia mi stia cercando, altrimenti penso che mi avrebbe già trovato.” Dato che Marcum era stato pagato in nero per molti dei suoi lavori, ad eccezione di un breve impiego in una fabbrica di imballaggi, il fisco non aveva lanciato allarmi. “Per l’Agenzia delle Entrate, ero sempre stato un segnale intermittente sul radar.”
Il suo più grande rimpianto è aver dimenticato i suoi donatori. “Non riesco a ricordare i nomi delle persone che avevano contribuito al progetto, per poterle cercare e spiegare cos’è successo”, disse. “La mia più grande speranza è che non pensino che sia morto... o peggio, che sia vivo e sia la persona più ingrata del mondo, dopo tutto l’aiuto che mi hanno dato.” Ricorda che un uomo aveva donato 1000 dollari per coprire le spese legali dopo il furto dei trasformatori. “Ma non riuscirei a ricordare il suo nome neanche se fosse l’unica cosa importante della mia vita”, disse Marcum.


Mike Marcum oggi

       Marcum vive facendo vari lavoretti in Ohio, naviga su Internet e ogni tanto legge riviste scientifiche. “Ogni volta che si legge ‘curve chiuse di tipo tempo’, è linguaggio in codice per indicare viaggi nel tempo, perché chi fa la carriera da scienziato non vuole parlare pubblicamente del fatto che costruisce macchine del tempo”, dice. “Non è una buona mossa per la carriera.”
       Inoltre, lo diverte la cultura internettiana che si è sviluppata intorno a lui dopo le sue due interviste con Art Bell. “Dopo essermi cercato su Google per curiosità, ho scoperto un aneddoto assurdo, in mezzo a decine di leggende metropolitane, secondo cui sarei stato trovato morto schiantato negli anni Trenta con un cellulare al mio fianco”, racconta. “Non so di chi si trattasse, ma non ero io.”

       Tuttora non è sicuro di come ha viaggiato nel tempo, ma ha una sua idea. “A questo punto sono solo speculazioni, ma io credo di essermi mosso nell’iperspazio: una sorta di quinta dimensione al cui interno risiedono le prime quattro”, dice Marcum. “Quindi, in parole povere, mi sono spostato nello spazio oltre che nel tempo. Spazio e tempo, in realtà, secondo la relatività sono la stessa cosa: 300.000 km di spazio equivalgono a un secondo di tempo, per fare una semplificazione estrema.” Lui è certo che l’iperspazio esiste, perché senza di esso sarebbe morto.
       Nonostante siano passati 13 anni dall’ultimo tentativo di viaggio nel tempo di Mike Marcum, se potesse ricominciare a fare esperimenti lo farebbe. “Dopo essere tornato a Kansas City per una settimana e aver scoperto che non c’era più niente, ero piuttosto deluso e affranto”, dice Marcum. “Ma se avessi i fondi, sicuramente cercherei di riprendere da dove ho lasciato con le ricerche. Dato che oggi sono più vecchio e più saggio, e forte di ciò che ho imparato per prove ed errori, lo farei sicuramente. Al momento, però, è già difficile cavarsela con l’essenziale – cibo, abiti e un tetto sulla testa – dunque devo rimandare. Il lato positivo è che secondo il mio certificato di nascita ho 37 anni, ma biologicamente ne ho 35, visto che ho completamente saltato due anni del calendario.”    

L’autore:
Jason Offutt è autore di quattro libri sul paranormale, tra cui What Lurks Beyond: The Paranormal in Your Backyard e Darkness Walks: The Shadow People Among Us. Il suo articolo “L’invasione dei misteriosi bambini dagli occhi neri” è stato pubblicato su Nexus New Times nr. 85. Jason Offutt inoltre tiene una rubrica settimanale sul paranormale su www.from-the-shadows.blogspot.com. È possibile contattarlo per posta elettronica all’indirizzo jasonoffutt@hotmail.com.

Tratto da NEXUS New Times n.94, Ottobre - Novembre 2011


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