aggiungere nulla alla questione. Concordo però sull’ipotesi secondo la quale potrebbe essere stata rapita nell’ambito di quelle operazioni “antiguerriglia” messe in piedi dal Pentagono, in quanto avrebbe potuto diffondere informazioni critiche su quanto è accaduto davvero a Falluja dove, secondo testimoni oculari, camion e bulldozer militari hanno rimosso tonnellate di detriti dai quartieri di Julan e Jimouriya, le località dove l’anno scorso si sono verificati i combattimenti più aspri. Pare che siano stati spianati due chilometri, proprio come fu fatto presso l’aeroporto di Baghdad dopo l’invasione, e dove gli americani avrebbero usato le loro armi speciali.

Sembra inoltre che i militari siano penetrati in ogni abitazione sparando ai serbatoi dell’acqua, apparentemente per cercare di occultare la presenza di composti chimici nell’acqua, ma questo soltanto in certe aeree, come Julan e la zona del mercato. Che questo abbia qualcosa a che fare col presunto impiego illegale di napalm, o peggio, da parte delle forze armate statunitensi?

Nel frattempo, l’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafiq Hariri e il modo in cui l’attentato è stato dato in pasto all’opinione pubblica dai media mi hanno subito spinto a domandarmi: a chi giova? Soprattutto la storia dell’autobomba imbottita di tritolo proprio non mi convince: non occorre essere dei luminari in esplosivi per notare che il gigantesco cratere prodotto dall’esplosione e i vasti danni agli edifici circostanti mal si conciliano con questo scenario. Questa è un’operazione bellica altamente sofisticata, realizzata da un’organizzazione estremamente efficiente e tecnologicamente ben attrezzata. Qui c’è di mezzo qualche servizio segreto, e se osserviamo le reazioni internazionali seguite all’evento non è difficile puntare il dito in qualche direzione.


Il Tehran Times non ha dubbi: si tratta di un tentativo di destabilizzare un paese simbolo della coesistenza pacifica di svariate religioni e gruppi etnici, devastato da 15 anni di guerra civile innescata da fattori interni, regionali e internazionali durante gli anni ’70 e ’80, e infine ricostruito e stabilizzato economicamente in parte anche grazie agli sforzi di Hariri. Ora gli Stati Uniti e il regime sionista, così lo definisce il quotidiano, stanno cercando di gettare il Libano in una crisi, allo scopo di estendere la propria presenza politica e militare in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Un passo fondamentale è l’estromissione della Siria dal Libano e il suo isolamento regionale: sebbene né il governo né la popolazione libanese vedano di buon grado la presenza militare siriana nel proprio paese, nondimeno un suo ritiro spianerebbe la strada alle macchinazioni ordite da Stati Uniti e Israele. Ora, la domanda è: chi trae vantaggio dall’assassinio di Hariri, un uomo che ha giocato un ruolo costruttivo nel riportare sicurezza in Libano? Tutte le evidenze indicano che sia opera del Mossad, il servizio di intelligence israeliano, dato che in precedenza aveva pianificato l’assassinio di importanti figure politiche libanesi. A quanto pare, la stabilità del Libano non è un vantaggio per Israele.

Che poi da tempo la Siria fosse nel mirino dell’amministrazione statunitense è cosa ben nota: le provocazioni messe in atto da questo governo in seguito all’assassinio di Hariri sono una chiara indicazione che a Washington si preparano ad un intervento militare in Siria e in Libano. I media hanno presto iniziato ad addossare la colpa dell’attentato alla Siria, e il fatto che gli USA abbiano persino ritirato il proprio ambasciatore non è certo un buon segno…

Washington ha giustificato le proprie accuse alla Siria col fatto che negli ultimi mesi Hariri si era avvicinato all’opposizione anti-siriana in Libano, unendosi ad una richiesta del ritiro delle truppe siriane dal paese prima delle elezioni di aprile. Hariri si era dimesso da primo ministro quattro mesi fa, dopo essere entrato in conflitto col presidente filo-siriano, Emile Lahud.

La Siria nega energicamente qualunque coinvolgimento, e in effetti non avrebbe tratto alcun vantaggio da un’iniziativa del genere. Gli USA, d’altra parte, hanno conti aperti con Iran e Siria, e al momento quest’ultima è senz’altro la gatta più facile da pelare… e non è escluso che ci si possano mettere di mezzo anche i francesi, dati gli storici interessi in quella regione.

Sia quel che sia a Washington, recentemente, hanno ricevuto visite da uno strano oggetto volante immortalato da una webcam:


E mentre un gruppo di scienziati ricomincia a sollevare la possibilità della presenza di vita su Marte, dal pianeta rosso arrivano un paio di immagini interessanti. La prima è una “piramide” che spunta in questa foto, ma curiosamente sinora non sono disponibili altre immagini di questa zona.


Chissà, forse c’è qualche malfunzionamento dovuto a fattori anomali: ad esempio, le strane tracce osservabili sul pannello solare di Opportunity che assomigliano proprio a quelle che lascerebbe una comune lumaca terrestre di passaggio…