"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”
Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel – più controverso, ma non meno affascinante Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.

Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.

Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.

L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.

Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.

E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.

Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).

In teoria.

In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?

Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.

Il punto nodale di entrambe le problematiche (e che, nella materia delle Scienze Planetarie e della Ricerca delle Anomalìe possiamo riassumere nel quesito: è meglio un’esplorazione diretta, fatta in loco, raccogliendo campioni e vedendo con i “propri occhi” la realtà o bisogna preferire un’analisi effettuata in modalità remota, senza “contatto” con l’ambiente investigato e quindi, sostanzialmente, “in differita”?), a nostro modestissimo parere, ci pare proprio lo stesso.

Lo Scienziato di oggi sembra aver “paura” di mettere le mani nella Realtà Oggettiva (quella che deriva dal “contatto”) e si è (quasi) TOTALMENTE RIMESSO alla Realtà “Virtuale”.

E cioè quella che deriva dalla lettura di dati acquisiti in via remota e dalla ricostruzione – fatta in laboratorio – di un ambiente e/o di una situazione.

Ora non vorremmo essere fraintesi e quindi precisiamo subito che il Progresso (quello con la “P” maiuscola però, e non quello delle Play-Station ultra realistiche e sempre più sofisticate o dei video-telefonini che ti fanno vedere, mentre parli con la fidanzata, anche la partita della squadra del cuore o lo sceneggiato preferito...) ha bisogno di macchine che virtualizzino la realtà.

Ne ha bisogno perché, alle volte, è attraverso l’esame della Realtà Virtuale che si riesce a raggiungere una maggiore comprensione e consapevolezza di e su quella che è la struttura e la configurazione della Realtà Reale.

Non si può andare in 5 minuti su Marte, o su qualcuno dei Satelliti di Giove o Saturno a verificare “di persona”, direttamente, che cosa sta succedendo. L’uso delle macchine è necessario per progredire.

Però, da qui a dire che lo studio della Realtà, per essere realmente accurato ed affidabile, DEVE PASSARE dall’analisi della Realtà Virtuale – scusateci – ce ne passa.

Ma che cos’è, poi, la Realtà Virtuale?

Nel nostro Campo, ad esempio, che cosa significa “usare la Realtà Virtuale” per capire la Realtà Reale?

Significa, detto in parole molto semplici (ed in maniera forse superficiale ma, a nostro parere, abbastanza chiara), che molti studi – ad esempio quelli relativi all’accertamento della effettiva configurazione di alcuni rilievi posti su Corpi Celesti lontani (da Marte a Titano e dalla Luna a Mercurio) passano attraverso la “RICOSTRUZIONE DIGITALE” dei rilievi stessi, mediante l’impiego di tecnologie informatiche (si tratta di softwares, per lo più) di ultima generazione.

Questa tecnica di analisi viene largamente impiegata dall’ESA (guardate le fotografie – o presunte tali – che ci giungono dalla Sonda Mars Express per capire che cosa intendiamo).

Ufficialmente, la NASA la utilizza di meno.

Sicuramente, se andiamo a guardare le fotografie (le belle fotografie originali però) delle Missioni Apollo e Mariner – Luna, Marte e Mercurio, ad esempio – e poi passiamo un’oretta ad esaminarle ed a confrontarle con le immagini di Marte che ci arrivano dall’ESA, ci renderemo subito e facilmente conto di che cosa significa “fotografare la Realtà ed analizzarla” rispetto a “fotografare la Realtà, RICOSTRUIRLA A TAVOLINO e POI analizzarla”.

Ma attenzione: secondo avviso per evitare di essere malintesi.

Questi due metodi, a nostro parere, sono (rectius: dovrebbero essere) COMPLEMENTARI.

Un po’ come la “palpazione” del Paziente ad opera del Medico (alla ricerca della malattia) in congiunzione con l’analisi del paziente effettuata “in modalità remota” o con il primario (eccellente, purché non diventi esclusivo) uso di macchine e strumentazione.

Complementarietà.

E invece no.

E invece si va, sempre di più, verso la cosiddetta “mutua esclusività”: da una parte ci sono i seguaci – nella Medicina come nelle Scienze Planetarie e nell’Anomaly Hunting – di una Scuola Analitica Classica (sicuramente “vecchia” ma altrettanto sicuramente fatta da persone intelligenti, capaci, dotate non solo di conoscenze ma anche di notevoli capacità intuitive) e dall’altra – in netta ed aperta contrapposizione – ci sono i seguaci di una Scuola Analitica Moderna (fatta da persone altrettanto intelligenti, capaci e dotate di enormi conoscenze, ma che prima di aprir bocca devono “chiedere conferme” a qualche computer).

E allora, ci chiederete, secondo Voi chi sono i “bravi” e chi sono gli “stupidi”?

Certo, viene istintivo porsi e porre una simile domanda, ma non sfuggirà a nessun Lettore – il quale sia abbastanza attento e sensibile – l’ovvia erroneità di un quesito posto in tali termini.

E si, perché qui non siamo alla ricerca dei “Geni” e dei “Fessi”! O di chi è bravo e di chi è cattivo. O di chi è intelligente e di chi è stupido.

No.

Qui stiamo solo ragionando sul come due Scuole di Pensiero, anziché integrarsi ed apprendere vicendevolmente, finiscano – non sempre, ma spesso – con il fare a cazzotti.

Perché?

Forse perché è nella Natura Umana “schierarsi”, “sposare una Teoria” (come una Fede”...) e poi combattere contro i Miscredenti.

Contro gli Infedeli.

Contro i Fessacchiotti, insomma: quelli che non capiscono proprio nulla, nemmeno se le cose tenti di spiegargliele così come spiegheresti “perché 2 + 2 fa 4 e non 3 o 5” ad un ragazzino che frequenta la prima elementare.

Insomma combattere contro tutti gli altri: tutti quelli che non vedono le cose come le vede la Scuola alla quale apparteniamo o accanto alla quale ci sentiamo, storicamente, fideisticamente o scientificamente, più vicini.

Tornando alle Scienze Planetarie (ed alla Caccia alle Anomalìe), possiamo dunque dire che esistono i Vati dell’Analisi Pratica (basata sul colpo d’occhio, il possesso di alcune conoscenze di base, l’impiego di un pizzico di software, un “quanto basta” di razionalità e molta logica deduttiva) i quali si rapportano, spesso conflittualmente, ai Vati dell’Analisi Virtuale (e diamo anche a loro il colpo d’occhio, le conoscenze di base, qualche quintale di software e di razionalità e molta logica tout-court).

Quali sono i Profeti e chi sono i Miscredenti, ci chiederete?

Ovviamente lo sono entrambi e non lo è nessuno.

Approcci diversi, figli di sensibilità diverse e di qualità personali diverse: non ci sono Geni e non ci sono Fessi.

Solo persone (Scienziati, Ricercatori, Appassionati ed Amateurs veri e propri) che cercano, in accordo alle proprie attitudini, conoscenze e capacità, di arrivare ad un frammento (magari anche piccolo...) della Verità.

Se la guida, per entrambi gli Schieramenti, è la Buona Fede, unita al desiderio di afferrare la Verità, allora i risultati finali, qualunque essi sìano, noi crediamo che nel tempo (e con il tempo), finiranno inevitabilmente per coincidere ed arricchire il Patrimonio Comune.

Faranno Scienza e saranno Cultura.

Ma se la guida, invece, è l’idea di dimostrare la bontà e validità di un approccio e di un sistema in rapporto alla inefficacia ed inaffidabiltà dell’altro, allora i risultati – a nostro parere – qualunque essi sìano, saranno sempre e solo (nella migliore delle ipotesi) delle visioni parziali, probabilmente distorte (in parte) e sicuramente corrotte (in parte).

Senza contare che i Vati degli schieramenti (complementari in teoria, ma opposti in pratica) finiranno con il sostenere anche le ipotesi più insostenibili (e ridicole) a condizione che esse continuino a porsi in una sostanziale e reciproca contrapposizione.

Ma la Verità?

Che fine farà la Verità, se l’approccio “mutuamente esclusivo” riuscisse vincitore?

La Verità, in quel caso – ed a nostro parere –, resterà irraggiungibile, come dice l’Anonimo Pensatore che abbiamo citato in epigrafe.

(queste riflessioni ci sono state suggerite dal confronto di idee e metodologie analitiche adottate da svariati Ricercatori ed Appassionati con i quali siamo in contatto e, last but not least, dalle interessanti – e costruttive – disfide tecnico-dialettiche che abbiamo visto e letto sul bellissimo Forum “SpazioUfo.com”, fra i Ricercatori “OldGrey” e “Manny”. Queste riflessioni sono dedicate anche a loro)