Certi titoli (e sottotitoli) dei nostri giornali si commentano da soli, o almeno ci provano. Come quello del Corriere di sabato scorso, dell'articolo a firma di Massimo Gaggi: "Così Putin ha ordinato agli 007 di intervenire sul voto in Usa". Sottotitolato: "Dopo l’hackeraggio del Democratic National Committee c’è chi sospetta che dietro la resurrezione finanziaria di Trump ci siano capitali russi ma non esistono prove. Per ora".



Non vi fate aspettative: l'autore non ci spiega realmente come "Putin ha ordinato agli 007 di intervenire sul voto in Usa" (resterà un segreto ben custodito, ahinoi). Però ci spiega che ci sono alcuni teorici del complotto (solo teorici) che ritengono che Trump sia il candidato segreto di Putin. E per farlo, sostengono che elementi vicini al Presidente russo avrebbero finanziato la sua "resurrezione finanziaria". Aggiunge anche che "non ci sono le prove" (quindi dov'è la notizia?). Ma solo "per ora" (che magari le prove saltano fuori, quindi state attenti voi e stia attento Trump).

L'autore lo ammette sin dall'inizio:

Quella del miliardario divenuto leader populista che è, in realtà, un «Manchurian candidate», un candidato eterodiretto, è una bella suggestione letteraria da spy story, ma non è suffragata da prove. E gli hacker, oltre che in quelle del partito democratico e dell’organizzazione di Hillary Cinton, hanno cercato di penetrare anche nei sistemi informatici della campagna di Trump.

Ma Trump avrebbe fatto di tutto per finire nel mirino del nuovo complottismo mediaticamente corretto, quello che vede nella Russia il grande burattinaio dietro ogni male del mondo. Infatti:

Il candidato repubblicano, però, ha fatto di tutto — involontariamente o volontariamente — per giustificare i sospetti. Gli indizi non riguardano solo le ripetute affermazioni di stima, e a volte anche di ammirazione, per il capo del Cremlino, o l’invito a Mosca ad attaccare le reti informatiche Usa per cercare le email «smarrite» di Hillary Clinton: una sollecitazione poi derubricata a battuta sarcastica. La Nato, temutissima da Putin, è considerata da Trump un’organizzazione obsoleta che lui è pronto a ridimensionare.

Sappia quindi il lettore, che la NATO è "temutissima" da Putin. Chissà cosa ne direbbe il nostro direttore Tom Bosco, autore di due articoli sulle tecnologie belliche russe...

E altro grave errore di Donald J:

(…) negli stessi giorni in cui affermava di non essere pronto a far scattare le garanzie automatiche di mutua assistenza previste dai trattati Nato in caso di attacco russo alle Repubbliche baltiche, Trump ha fatto togliere dalla piattaforma programmatica repubblicana la promessa di fornire «armi difensive letali» all’Ucraina nella lotta contro i separatisti russi: una delle pochissime modifiche chieste dal candidato che ha approvato il resto del programma senza discussioni.

La verità è spesso almeno duplice, ad essere generosi, sempre che non spuntino deviatori in qualche angolo a renderla un prisma dalle molte facce, talmente tante da non far capire più niente a chi legge. E qualcuno potrebbe chiedersi se non possa essere un "bene" privare di rifornimenti bellici un governo responsabile di crimini di guerra contro il proprio popolo (si leggano i fin troppi articoli sull'Ucraina pubblicati in questo sito). 

E poi: gli uomini di Trump! Dove li mettiamo tutti quei filorussi?

(…) non solo il capo della sua campagna elettorale Paul Manafort che per anni ha lavorato per il presidente filorusso dell’Ucraina Viktor Yanukovich, ma anche il suo consigliere di politica estera Michael Flynn, seduto a fianco a Putin durante un banchetto a Mosca e un altro suo consulente, Carter Page, che ha rapporti molto stretti con Gazprom, il gigante russo degli idrocarburi.

Chiuso il cerchio quindi. Trump inoltre ha di recente affermato che la Crimea sarebbe territorio russo (cioè ha affermato ciò che è realtà da due anni, dato che i crimeani sono cittadini della Federazione Russa e hanno scelto con oltre il 90% dei voti nel 2014 di aderirvi). 

Ma è molto comprensibile che per chi si sia informato solo sui canali tradizionali, come anche il Corriere, e sporadicamente, filtrando le informazioni nuove attraverso la corsia preferenziale del pregiudizio, le parole di Gaggi possano suonare verosimili. D'altronde, Putin ha fatto uccidere la Politovskaja (ricordate?) e fornisce personalmente anabolizzanti agli atleti della Federazione, e sicuramente, di nascosto, addestra anche gli hoolingans russi a devastare le città straniere dopo le partite della loro nazionale in trasferta, con il fine di preparare l'invasione russa dell'Europa, magari rovesciando con l'occasione il governo del paese ospitante (i riferimenti alle rivoluzioni colorate sono del tutto casuali, copyright di George Soros e John McCain).

Sicuramente è stato Putin, attraverso Russia Today, ad instillare nei cittadini britannici l'eurofobia che li ha portati a scegliere la Brexit, è molto probabile… ma non ci sono le prove. Per ora. Quindi è probabile ogni cosa, è probabile tutto ciò per cui non ci sono prove, a seconda degli indizi. D'altronde, in Italia esiste la carcerazione preventiva: intanto sei colpevole, poi con calma lo dimostriamo (che magari troviamo le prove sotto le ceneri del World Trade Center).

Abbiate pazienza per le digressioni: è l'effetto Trump! È stato Putin!
Torniamo a noi. Gaggi scrive che:

C’è anche chi sospetta che dietro la resurrezione finanziaria di Trump (ha riconquistato l’immagine di immobiliarista di successo, di nuovo miliardario, dopo un decennio di rovesci e bancarotte) ci siano capitali russi. E che anche per questo il candidato repubblicano continui a non rendere noti i suoi rendiconti finanziari e fiscali. Ma qui siamo davvero ai romanzi di Le Carré.

Bene. Chi lo sospetta? Gaggi non ce lo dice. Vuole tenerselo per sè. Ma ci fa sapere che c'è chi lo dice. Quindi può essere vero.

Nel mentre, ciò che invece sembra non solo una diceria sono gli affari che proprio la famiglia Clinton avrebbe fatto con i russi, quando Hillary era Segretaria di Stato e Bill, in pensione, a presiedere la Clinton Foundation. La notizia non è nuova e un anno fa era stata segnalata dall'Ansa, da Panoramada Il Foglioe considerata allora una possibile pietra d'inciampo per la candidata Dem. L'ha ritrovata di recente L'Antidiplomaticoda cui traggo un riassunto della vicenda:

Uranio Usa alla Russia in cambio di 145 milioni di dollari alla Fondazione Clinton - Bill e Hillary Clinton hanno assistito un finanziere canadese, Frank Giustra, e la sua società, Uranium One, per l'acquisizione delle concessioni di estrazione di uranio in Kazakistan e negli Stati Uniti. Successivamente, il governo russo ha cercato di acquistare Uranium One ma era necessaria l'approvazione da parte dell'amministrazione Obama, data l'importanza strategica dell'uranio.  Nel periodo che precede l'approvazione della transazione da parte del Dipartimento di Stato, nove azionisti di Uranium One hanno versato 145 milioni di dollari in donazioni alla Fondazione Clinton. Inoltre, il New Yorker ha confermato che Bill Clinton ha ricevuto nello stesso periodo, 500.000 dollari per un discorso da una banca d'investimento russa con legami con il Cremlino, che stava promuovendo le azioni di Uranium One. Inutile dire che il Dipartimento di Stato ha approvato l'accordo che ha concesso alla Russia il 20% della capacità produttiva di uranio degli Stati Uniti.

Bene. La fonte è il documentario Clinton Cash, ispirato ad un libro omonimo del giornalista Peter Schweizer, e pubblicato di recente su YouTubeche espone al pubblico gli intrallazzi della Fondazione Clinton, anche grazie al ruolo ricoperto da Hillary.

Eppure, la Clinton non sembra oggi mostrare particolari simpatie per la Federazione Russa, nonostante i dollari che la Fondazione Clinton avrebbe ricevuto, tra i molti, anche da Mosca. E se la Clinton fosse il candidato di Putin? E se Putin invece avesse adottato una strategia complottista ancora migliore, facendo credere che il suo candidato sia Donald J Trump e invece fosse Hillary Rodham Clinton? Tutto è possibile. E a differenza delle ipotesi di Gaggi, qualche elemento ci sarebbe. 

Ma fortunatamente, siamo nel regno di Fantàsia, quello del film "La Storia infinita": servirebbero prove molto serie e solide a comprovare un'ipotesi del genere. E finanziamenti, o affari, soprattutto se avvenuti in casi sporadici e ormai a distanza di anni, non sembrano un elemento sufficiente a fare di una ipotesi (improbabile) una verità. Soprattutto se l'operato della Clinton come Segretario di Stato, il suo appoggio da parte dei Neocon, le sue parole in tema di politica estera, oggi mostrano una linea ancora più aggressiva verso la Russia e i suoi alleati rispetto ai predecessori...

da far quasi sbiancare Condoleeza Rice! (lo ammetto, la battuta me l'ha suggerita Donald).

Ho una proposta. Chiediamolo a Hillary. Chi meglio di lei potrà risponderci.
Pronto, Hillary ci sei?
Ah, ciao cara, sì tutto bene, Bill? 
Voterà per Trump? Gliel'ha suggerito Malik Obama? Ah, scherzavi…? 
Fiuuuuuuuuuuu….

Vorrei farti una domanda, Hillary, ci sei?
Hillaryyyyyy… 
​Hillaryyyyyy… 

Beh, forse era una domanda che non dovevamo farle. Prendete nota voi della risposta….
 

Passo e chiudo.