Una breve riflessione, in attesa di studiare più approfonditamente le 58 pagine di contratto tra i due soggetti politici che insieme hanno espresso l'intenzione di dare vita al "governo del cambiamento".
L'ipotesi di complotto da me formulata il 19 aprile scorso, riguardante una rinuncia della Lega a rientrare nella 'stanza dei bottoni' – dopo le esperienze berlusconiane – ed una alleanza del Movimento 5 stelle con il Pd, che avrebbe portato alla facile approvazione dello Ius Soli, sembra dunque essere tramontata, travolta dall'improvvisa quanto inattesa svolta dei due giovani leader. Indipendentemente dal riscontro parlamentare che il governo – se riceverà quest'oggi il via libera da Mattarella – potrà avere e dal nome del Presidente del consiglio che ne coordinerà l'operato, mi permetto di proporre un'analogia che l'accoppiata Lega-5 stelle ha facilmente suscitato in me. 

       Non so voi, ma l'accordo tra i due partiti mi ha ricordato molto l'altrettanto impensata alleanza tra diversi 'populismi' che è seguita alle elezioni parlamentari in Grecia nel 2015, quando la sinistra radicale di Syriza guidata da Alexis Tsipras, su cui si era riversato il consenso che a sinistra era prima destinato ai socialisti del Pasok (analogo greco del Pd), trovò i voti che gli mancavano in Parlamento per formare un governo non tra i comunisti del KKE (che avrebbero richiesto la nazionalizzazione del sistema bancario e l'uscita dall'Euro), ma tra la destra nazionalista ed anti-austerity dei Greci Indipendenti (Anel) di Panos Kammenos. L'accordo di governo tra i due fu visto, anche in quel caso, con orrore da parte dei media, che evocarono il pericolo di un alleanza tra opposti 'estremismi', ma avrebbe potuto invece coniugare le proposte programmatiche di entrambi i partiti volte al superamento della crisi debitoria della Grecia attraverso la riaffermazione della sovranità nazionale e popolare. 

       Invece, dietro la parvenza di un tentativo di riaffermazione della sovranità nazionale che raggiunse il suo apice con il referendum sull'accordo debitorio con Bruxelles del 5 luglio 2015, in seguito al quale il parere dei greci fu totalmente ignorato dallo stesso governo, che avrebbe poi firmato un accordo ancora peggiore di quello rifiutato dal popolo, l'alleanza tra Tsipras e Kammenos di fatto non portò alcun mutamento nella direzione politica della zattera Grecia, bensì i due partiti, anziché sostenersi reciprocamente per la realizzazione dei punti programmatici comuni, si fecero da carcerieri reciproci. Un po' come accade in molte coppie, quando ognuno dei due contraenti l'accordo sentimentale rinuncia ad essere se stesso per assumere una maschera che gli permette di essere visto e riconosciuto dall'altro, con il risultato che entrambi finiscono per vivere una vita di finzione e di carcere emotivo, così il rischio è che la necessità di governare espressa dai due contraenti possa prevalere e spingere entrambi a compromettere proprio quelle proposte che, se attuate, più farebbero 'bene' al Paese. Un pratico esempio è la rinuncia del Movimento 5 stelle a riformare l'istituto referendario per permettere un referendum consultivo sull'Euro e la rinuncia della Lega a parlare di ritorno alla Lira, che aveva portato Salvini a candidare nelle sue fila economisti sostenitori di questa soluzione come Claudio Borghi e Alberto Bagnai, ma anche l'intenzione espressa dal leader leghista di arginare l'islamizzazione della società italiana e la radicalizzazione dei musulmani italiani, che si scontrerebbe con la politica di apertura (e sottomissione?) che fino ad ora è stata attuata da amministrazioni pentastellate come quella torinese di Chiara Appendino, o la promessa del Movimento 5 stelle di bloccare un'opera molto discutibile come l'Alta velocità in Val di Susa, che ha già trovato la contrarietà della Lega. 

  

       Chissà se Di Maio sarà il nuovo Tsipras e Salvini, che aspirava a fare il Trump italiano (riprendendo per la campagna "Salvini premier" persino la stessa impostazione grafica della campagna presidenziale di The Donald), finirà invece per fare il Kammenos de 'noantri. Costretto, magari, a rimettere nel cassetto la tanto sbandierata sovranità nazionale, con la stessa facilità con cui si è riposto l'indipendentismo padano, per trovarsi insieme a Di Maio sulla stessa strada che i grillini e la Lega hanno da sempre, forse inconsapevolmente, percorso insieme: la suddivisione dell'Italia in macroregioni, ipotesi più volte auspicata da Beppe Grillo, e di cui fu tra i primi promotori Gianfranco Miglio, padre nobile della Lega di Bossi. Una prospettiva che da tempo si sta facendo strada, trasversale, all'interno del Parlamento italiano…

J. C.