Cose curiose capitano a volte. O forse spesso, se sapessimo accorgercene.

Russia Today, la nota emittente televisiva e agenzia di stampa che è seguita in tutto il mondo da milioni di navigatori del web, questa mattina pubblica un tweet in memoria dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale, avvenuto il 1° settembre 1939. Ufficialmente, con l'invasione della Polonia da parte della Germania di Hitler. La foto mostra un carro armato sovietico entrare a Bucarest nel 1944, a bocce quasi ferme. Eppure, l'istantanea avrebbe potuto essere scattata nella Polonia del 1939. 

Infatti spesso si dimentica che sebbene l'invasione della Nazione polacca sarebbe avvenuta, secondo la storiografia ufficiale, da parte di Hitler, tale operazione è stata in realtà contestuale e contemporanea all'invasione del Paese da parte sovietica. Ma si sa, i tedeschi persero quella guerra, i sovietici no. Ai vinti la pena di risultare i più perfidi agli occhi dei posteri. RT forse ha perso, nonostante la qualità dell'informazione che propone, l'occasione per una maggiore assunzione di responsabilità da parte russa. Anche se, nel passato recente, Mosca sembra essersi già mossa in questa direzione.

La storia della Seconda Guerra Mondiale è comunque lontana, probabilmente, dall'essere rivelata per come essa è andata veramente. Nel numero 4 di PuntoZero abbiamo pubblicato un articolo, Nome in codice: Temporale, scritto da Daniel Michaels, che mostra come l'invasione dell'Unione Sovietica da parte di Hitler, iniziata il 22 giugno 1941, sia stato un tentativo di sventare una analoga invasione dell'Europa da parte sovietica. Una guerra preventiva, forse giustificata, ma non pare che un certo Bush Jr. sia passato alla storia come un nuovo Hitler, al massimo per qualche secchiate d'acqua fredda nel (poco) caldo estivo statunitense. Chi invece viene oggi trattato in questa veste è il presidente russo Vladimir Putin, a cui si vorrebbe additare lo scoppio possibile, certo non auspicabile, di un Terzo conflitto mondiale. Una guerra contro la Russia, attraverso la 'piccola Russia' ucraina, in cui paradossalmente proprio la Polonia ha avuto un ruolo importante. Il governo polacco, come scrive Thierry Meyssan in questo articolo, avrebbe iniziato l'addestramento delle forze paramilitari che hanno portato al rovesciamento di Yanukovich sin dal settembre 2013. Ancora una volta la Polonia, nel dramma della Storia, che facilita la salita al potere di gruppi che però sembrano molto più vicini, ideologicamente, alla Germania di Hitler che alla Polonia invasa da russi e tedeschi nel '39. Parliamo di formazioni di estrema destra come Settore Destro e Svoboda (che hanno goduto anche dell'aiuto di qualche, forse ingenuo, militante dell'estrema destra italica). Un'altra sincronicità vuole che l'allora premier polacco, Donald Tusk, avesse un nonno, Josef, che militasse nella Wehrmacht. Oggi Tusk è stato nominato Presidente del Consiglio Europeo, in sostituzione di Van Rompuy. Il gioco delle sincronicità vuole anche che Tusk, durante il suo mandato di governo, assistesse al terribile avvenimento di Smolensk, avvenuto il 10 aprile 2010. Un episodio che rimarrà alla Storia come uno dei giorni più bui della Polonia.

In quel giorno, il Tupolev Tu-154 con a bordo l'allora presidente polacco, Lech Kaczyński, si schiantò al suolo nel tentativo di atterrare nella base aerea di Smolensk, in Russia, per recarsi alla commemorazione del massacro di Katyn. Le cause dell'incidente ad oggi non sono state ancora comprese, e soprattutto molti dubbi sono sorti sulla sua reale natura. La giornalista austriaca Jane Burgermeister, occupatasene all'epoca dei fatti, è tra i sostenitori della non casualità dell'evento. Decisamente singolare, anche per un ingenuo come chi scrive, che a bordo dell'aereo si trovasse non solo l'allora presidente Kaczyński e sua moglie, Maria Kaczyńska, ma anche Krystyna Bochenek, vicepresidente del Senato; e Maciej Płażyński, ex presidente della Camera; e Tomasz Merta, sottosegretario di Stato aggiunto del Ministero della Cultura e del patrimonio nazionale; e i senatori Janina Fetlińska e Stanisław Zając; e la sindacalista Anna Walentynowicz; e Sławomir Skrzypek, presidente della Banca nazionale polacca; e Janusz Kurtyka, capo dell'Istituto di Memoria Nazionale; e Janusz Kochanowski, Ombudsman polacco (vedi qui); e Jerzy Szmajdziński, candidato di centro-sinistra alle elezioni presidenziali (rivale di Kaczyński, il quale aveva già annunciato la sua ricandidatura). Strano che tante personalità così influenti dello stesso Paese viaggiassero tutte a bordo dello stesso velivolo e siano, quindi, tutte morte insieme (la Burgermeister, in questo video, sostiene una tesi diversa). Tutti loro erano oppositori del premier Tusk, oggi nuovo Presidente del Consiglio Europeo, e del suo partito, Piattaforma Civica. Allo stesso partito di Tusk appartiene anche Bronisław Maria Komorowski, Maresciallo della Camera polacca, che in base alla Costituzione ha sostituito Kaczyński dopo la sua morte. Ma che era anche il candidato di Piattaforma Civica alle elezioni presidenziali, che poi avrebbe vinto il 4 luglio 2010, sconfiggendo Jaroslaw Kaczynski, fratello del defunto Lech. 

Uno strano caso, quello di Smolensk, che ancora una volta ricollega la Polonia alla Russia e alla Seconda Guerra Mondiale. La commemorazione del massacro di Katyn, infatti, a cui Kaczinsky era stato invitato a partecipare insieme alle autorità russe e allo stesso Vladimir Putin, era un'occasione di riconciliazione tra la Federazione Russa (ex URSS) e la Polonia; ma anche una assunzione di responsabilità da parte di Mosca, nel riconoscere la paternità sovietica dell'episodio, un vero e proprio massacro di civili e ufficiali polacchi da parte dell'Armata Rossa. Una strage precedentemente attribuita, invece, proprio alla Germania nazista (come è strana la Storia).

Una riconciliazione tra un paese invaso dai sovietici nel 1939, e poi entrato nell'orbita di Mosca nel dopoguerra, e gli eredi di quel regime (tra cui l'ex agente del KGB Vladimir Putin). Una riconciliazione tra un governo filo-occidentale e la Russia, oggi più che mai 'nemica' per quello stesso occidente. Una riconciliazione tra una grande nazione cattolica ed una grande nazione cristiana ortodossa. Infatti, come leggiamo sulla pagina di Wikipedia dedicata all'ex presidente polacco:

Le autorità polacche hanno pubblicato il testo del discorso che Lech Kaczyński avrebbe dovuto leggere. Il presidente avrebbe voluto ringraziare le famiglie delle vittime dell'eccidio come difensori della memoria nazionale, i russi per gli ultimi passi compiuti per scoprire la verità ed avrebbe lanciato un invito ai due popoli a cicatrizzare quella ferita che li ha divisi per anni.

Che a distanza di quattro anni, la Polonia di Tusk abbia invece condotto una politica totalmente diversa, di aggressione indiretta contro la Russia e di sostegno a gruppi filonazisti, che fanno esplicito riferimento al collaborazionista ucraino Stepan Bandera, è alquanto allarmante. Che oggi Tusk sia alla guida del Consiglio Europeo, ancora di più. 
E così, la possibile, non auspicabile, Terza Guerra Mondiale sembra ricalcare le stesse dinamiche della Seconda. Come se quest'ultima non fosse ancora realmente terminata. Come è strana la Storia…

J.C.