«Nel centro si trova il Sole; infatti, chi, in questo tempio bellissimo, potrebbe porre questa splendida luce in un altro o miglior luogo dal quale essa possa illuminare il tutto? Perciò taluni, non a torto, lo definiscono faro del mondo, altri mente, altri ancora guida. Trismegisto lo chiama il dio visibile, l’Elettra di Sofocle lo definisce l’onniveggente. E in realtà il Sole, posto su un trono regale, dirige la circostante famiglia dei pianeti. Né la Terra sarà privata dai servigi della Luna, bensì, come dice Aristotele nel libro sugli esseri viventi, la Luna presenta la maggior parentela con la Terra. Tuttavia la Terra concepisce dal Sole e ne viene annualmente fecondata. Troviamo dunque in quest’ordine una mirabile armonia del mondo e una attendibile correlazione del movimento e delle dimensioni delle orbite, quali non possono diversamente trovarsi».

Con queste poche parole, Nicolò Copernico (1473-1543) aprì un’era nuova per l’umanità. [...] Nel Pantheon della scienza occidentale, Copernico è uno dei titani. Ma egli non fu solo l’astronomo che sconvolse l’ordine dei pianeti. Fu canonico, matematico, medico apprezzato, economista, amministratore scrupoloso, elegante traduttore dal greco. Visse e studiò a lungo in Italia, a Bologna, Ferrara e Padova, dove «aveva appreso qualche principio di quelle speculazioni platonico-pitagoriche che erano divenute di moda» (H. Butterfield). In Italia fu allievo e collaboratore dell’astronomo e astrologo Domenico Maria Novara (1454-1504), un neoplatonico il quale certamente fece conoscere al giovane Copernico la teoria dell’armonia universale, che non era tanto un modello matematico quanto piuttosto una visione spiritualista del cosmo che avrà forte influenza nella teoria eliocentrica del genio polacco. [...] Non per niente, lo stesso Galileo Galilei quando nel suo trattato Dialogo sui massimi sistemi scrive della teoria eliocentrica copernicana la chiama “opinione pitagorica”. Abbiamo visto che il primo autore che Copernico cita per dare valore alla sua teoria è Ermete Trismegisto, il padre del pensiero ermetico occidentale, mitico autore di libri fondamentali per l’alchimia, ispirato direttamente dal dio egizio Thot, colui che rivela i segreti della natura e dell’anima. [...] Cornelio Agrippa (1486-1535), colui che nella sua opera De occulta philosophia (prima edizione 1531-1532) ha esposto in modo sistematico il pensiero ermetico rinascimentale, dedica al Sole parole che appaiono sorprendentemensimili a quelle di Copernico:

«Il Sole rispande su tutte le cose la sua luce, che distribuisce non solo nel cielo e nell’aria, ma anche sulla terra e nel più profondo dell’abisso. Quanto noi abbiamo di buono, dice Giamblico, lo dobbiamo al Sole, sia direttamente, che indirettamente, per il tramite degli altri corpi celesti. Eraclito lo chiama la sorgente della luce celeste e molti platonici hanno detto che l’anima del mondo risiede principalmente nel Sole, da dove distribuisce la vita, il sentire e il moto dell’universo intero. Perciò gli antichi naturalisti l’hanno collocato nel bel mezzo dei pianeti e gli Egiziani nel mezzo del mondo (…) Tra gli altri astri esso è l’immagine del supremo principio, la vera luce dell’un mondo e dell’altro, il terrestre e il celeste, e il simulacro perfetto della stessa divinità (…) Come un re esso sta fra gli altri pianeti e li sorpassa tutti in fulgore, in grandezza e in bellezza e li rischiara tutti e distribuisce loro il vigore, ne regola il corso, così che i loro moti si compiono di giorno e di notte, meridionali o settentrionali, per moto diretto o per moto retrogrado» (De occulta philosophia, libro II, capitolo XXXII).


Nell’alchimia, il Sole è il Padre della Pietra Filosofale; la sua azione è fondamentale, come scrive Pietro Bono da Ferrara nella sua Preziosa margarita novella (1330): «senza il Sole l’arte dell’Alchimia non si fa perfetta». Di enorme interesse è la testimonianza del Cosmopolita, pseudonimo del polacco Michael Sendivogius (1556- 1636), che conferma l’importanza del Sole anche nell’alchimia dopo Copernico:

«Come il Sole è il centro tra le sfere dei pianeti e da questo centro del cielo sparge all’ingiù il calore col suo movimento, così il Sole della Terra è nel centro di questa e col suo moto perpetuo spinge fin su alla superficie il calore o i raggi. Questo calore intrinseco è molto più efficace del fuoco elementale, ma è temperato dall’acqua terrestre che di giorno in giorno penetra i pori della terra raffreddandola: lo stesso per il Sole celeste, il cui calore è temperato dall’aria che di giorno in giorno vola attorno al globo; se ciò non fosse, tutte le cose sarebbero consumate da un tale calore che non nascerebbe nulla. Come quel fuoco invisibile o calore centrale consumerebbe ogni cosa se l’acqua non intercedesse, così il calore del Sole distruggerebbe ogni cosa se l’aria non facesse da intermediario». (Novum Lumen Chymicum, XI. L’opera risale al 1604).

[...] Per il grande astronomo, dunque, ciò che noi chiamiamo gravità è una nostalgia del Tutto, la pulsione irresistibile a tentare di ricomporre l’Unità Assoluta. E questo desiderio (appetentiam quandam naturalem) non è una caratteristica fisica, ma una vocazione ispirata da Dio, l’artefice sommo, in tutte le cose materiali. [...] Il moto perfetto è moto circolare, perché «resta tutto in sé», dice Copernico; il movimento rettilineo invece è una violazione della legge d’armonia, esso è centrifugo, tende a spezzare l’Unità, non a ricomporla:


«Il movimento rettilineo appartiene soltanto alle cose che non sono in ordine e non sono perfette secondo la loro natura, ma si separano dal loro tutto e abbandonano la sua unità. (…) Poiché dunque il movimento circolare appartiene alle cose universali e alle parti invece anche il rettilineo, possiamo dire che il circolare sta al rettilineo, come l’essere animato al malato».

Copernico conclude che le orbite planetarie sono circolari per motivi metafisici, come poi vorrà provare con le osservazioni astronomiche. Sarà Keplero, nel 1609, a definire l’esatta forma ellittica delle orbite...

 

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