Sabato 11 settembre 2010, data dell'incontro organizzato a Milano dal David Icke Meetup al quale Paolo Attivissimo ed io partecipavamo come relatori sugli attentati avvenuti sul suolo statunitense nove anni fa, il gioco al massacro che qualcuno forse auspicava non c'è stato. Il fatto che io non condivida molte delle sue posizioni su svariati argomenti e non ne abbia stima a causa di certi suoi atteggiamenti spesso inutilmente arroganti e presuntuosi, tipici di chi è convinto di avere la Verità in tasca, non significa che egli non meriti quel rispetto che per mia natura porto nei confronti di chiunque faccia altrettanto. Il confronto, fatto salvo uno spiacevole episodio di intemperanza, è stato pacato e produttivo, anche se non mi è affatto piaciuto il tono inquisitorio e la maleducazione con cui venivo interrotto mentre argomentavo le mie risposte ad alcuni infervorati giovani simpatizzanti di Attivissimo.

Partendo dal presupposto che col tempo a mia disposizione non avrei mai potuto esporre esaurientemente le innumerevoli anomalie emerse in questi nove anni di indagini sugli attentati al WTC e al Pentagono, nonché sul Volo United 93 schiantatosi in Pennsylvania, né tantomeno inquadrarle in un contesto geopolitico, mi sono limitato a sottolineare la quantità e varietà di associazioni e comitati che sollecitano l'apertura di una nuova inchiesta sui tragici fatti, e a fornire qualche elemento di riflessione, meritevole a mio avviso di ulteriore approfondimento.

Attivissimo è stato assai circostanziato nella sua esposizione e addirittura stupito che ancora si stesse a discutere di certe cose: è tutto lì, nel sacro testo, il Rapporto della Commissione sui fatti dell'11 settembre. Basta leggere. Date retta agli esperti, loro sanno di cosa parlano, voi a quanto pare no. Se vi dicono che è assolutamente normale che due grattacieli di centodieci piani crollino quasi a velocità di caduta libera sulle proprie fondamenta un'ora dopo essere stati colpiti da un aereo, e un terzo faccia la stessa cosa senza nemmeno essere stato colpito direttamente, non date retta al vostro buonsenso: credeteci. È nel rapporto del NIST. Io invece mi stupisco che lui ancora invochi una richiesta di fede in un rapporto "sbufalato" dal grande David Ray Griffin col suo Rapporto della Commissione 11 settembre. Omissioni e distorsioni, per non parlare di quello del NIST, smontato pezzo per pezzo da Mark H. Gaffney (Dead on Arrival - The NIST 9/11 Report On The World Trade Center Collapse, http://rense.com/general74/nist.htm). Ah, già: il punto è che costoro non sono esperti professionisti, non hanno le competenze tecniche necessarie e quindi non sono abilitati a fornire una spiegazione né tantomeno una confutazione, per quanto ragionevole, convincente e circostanziata essa sia. Insomma, è solo una questione di certificazione, e tutti gli argomenti, gli elementi, i fatti e i ricercatori che non hanno il Bollino Blu non hanno alcuna dignità di replica. Ma oggi a far sentire la propria voce sono migliaia di professionisti dei più svariati settori (piloti, controllori di volo, ingegneri, architetti, cattedratici, avvocati, medici, militari, agenti dell'intelligence, personaggi politici, artisti, e chi più ne ha più ne metta...), appoggiati da una minoranza di persone variegata e in costante aumento. Siamo davvero convinti che siano tutti (me compreso) preda di un delirio collettivo?

Personalmente ritengo che la questione della competenza sia del tutto fuorviante, ed è proprio la storia ad insegnarcelo: per fare solo un esempio, furono i maggiori esperti della loro epoca a dichiarare che "Le macchine volanti più pesanti dell'aria sono impossibili" (Lord Kelvin, presidente della Royal Society, 1895); che "Le macchine volanti potranno infine essere più veloci; verranno utilizzate nello sport, ma non si possono concepire come vettori commerciali" (Octave Chanute, pioniere dell'aviazione, 1904); che "Gli aeroplani sono giocattoli interessanti ma di nessun valore militare" (Maresciallo Ferdinand Foch, comandante francese delle Forze Alleate durante gli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale, 1918); che "Atterrare e orbitare attorno alla Luna presenta così tanti problemi per il genere umano che alla scienza potrebbero servire ancora 200 anni per superarli" (Science Digest, agosto 1948) o addirittura che "Tutto ciò che può essere inventato è stato inventato" (Charles H. Duell, Commissario dell'Ufficio Brevetti degli USA, 1899). Paradossalmente, l'invenzione dell'aereo non la si deve a ingegneri plurilaureati ma a due geniali costruttori di biciclette, Wilbur e Orville Wright, e ad interessarsi dei loro primi voli non furono affatto le maggiori testate giornalistiche dell'epoca, bensì il Virginian Pilot, uno sconosciuto giornale locale. Se poi vogliamo fare l'esempio opposto, viene da domandarsi com'è possibile che il geniale Nikola Tesla, insignito dei massimi riconoscimenti scientifici del tempo e al quale dobbiamo i più importanti sviluppi tecnologici del secolo scorso, sia stato virtualmente cancellato dai libri di storia e dalla memoria collettiva, salvo ritrovare una certa notorietà negli ultimi anni grazie anche alla cosiddetta stampa "alternativa". Potrei riempire pagine con nozioni di questo tenore, ma il concetto è chiaro: spesso non sono i titoli accademici a fare la storia, bensì casomai il contrario.

Non mi piace proprio il termine "complottista" (il quale paradossalmente ben si addice ad alcuni sostenitori di Attivissimo, che fantasticano di fumose strategie di comunicazione messe in campo dal sottoscritto alla conferenza per acquisire un'immeritata credibilità... troppo semplice parlare di normale educazione e disponibilità al confronto!) in quanto è un calderone che contiene tutto e il suo contrario, etichetta perfetta da affibbiare quando si vuole delegittimare in partenza chiunque abbia una visione non omologata della realtà e degli eventi e una opinione deviante dai paradigmi stabiliti dal sistema. Per fare un esempio, talora sono stato associato a "quelli che non credono che l'uomo sia andato sulla Luna", nonostante non abbia mai scritto o dichiarato nulla in tal senso: io sono convinto che l'uomo sulla Luna ci sia stato eccome, seppure non secondo le modalità fornite dalla versione ufficiale. Se rigetto in toto quella degli eventi dell'11 settembre 2001, è semplicemente per via della sua palese assurdità e delle innumerevoli contraddizioni e anomalie che potrebbero spesso avere una spiegazione se prese singolarmente, ma di certo non collettivamente, non fosse altro che per un mero calcolo statistico (sempre che nel frattempo la statistica non sia diventata un'opinione...). Come ho già avuto modo di rimarcare in altre sedi, il mio approccio e quello di Attivissimo sono diametralmente opposti: il suo è caratterizzato da uno scientismo riduzionista che cerca di scomporre tutto in fattori spiegabili razionalmente; analizza ogni albero e non vede la foresta. Il mio è di tipo più olistico, onnicomprensivo, una deformazione professionale dovuta al fatto di dirigere da anni la rivista NEXUS, che in latino significa "nesso". Da qui la citazione delle "convergenze parallele" nel titolo: malgrado l'apprezzabile disponibilità al confronto pubblico, tendenzialmente non vi saranno spostamenti di fronte tra il gruppo dei sostenitori della versione ufficiale e quello degli scettici (un meccanismo psicologico magnificamente esposto da Nikola Duper durante la sua eccellente relazione, sfortunatamente mancata da Attivissimo). Anche e soprattutto in questo caso si applica la "metafora perfetta" del carteggio epistolare Gossage-Vardebedian (leggetelo, ne vale davvero la pena: http://lacampanadelloziotom.blogspot.com/2010/07/la-metafora-perfetta.html). Ciò nondimeno, nulla vieta di organizzare un nuovo incontro pubblico con maggior tempo a disposizione dei relatori e articolato su alcuni punti precisi, magari i classici dieci, scelti dal sottoscritto e controargomentati da Paolo Attivissimo: starà al pubblico in sala decidere quali saranno le argomentazioni più convincenti, e ognuno potrà formarsi la propria opinione in piena libertà. Potremmo considerare quello di sabato come un primo approccio esplorativo in vista di ulteriori occasioni di incontro e condivisione, piuttosto che di scontro e delegittimazione: intanto abbiamo dimostrato che questo è possibile, e mi sembra davvero un gran risultato. E valga quel che una volta disse un saggio: "La risposta è solamente il punto in cui ti sei stufato di pensare."