“Chiesa povera” con un capo milionario?

Tutti ricordano che Bergoglio/Francisco ha iniziato il suo pontificato annunciando e insistendo che la sua intenzione era quella di essere la guida di una “Chiesa povera per i poveri”, accompagnando questa predicazione con gesti di rinuncia a certi costumi, pompi, cerimonie, abbigliamento, ecc. Ma questo non gli impedì di coltivare durante questi otto anni l’amicizia e la simpatia di milionari e addirittura multimilionari, in molti casi con posizioni decisamente anticattoliche, che tuttavia non gli impedirono di avere le porte del Vaticano aperte per loro. Coltivando, d’altra parte, la loro amicizia con i “movimenti popolari” e i loro massimi dirigenti.

Tuttavia, nel settembre dell’anno scorso è venuto alla luce, a causa di alcune operazioni finanziarie immobiliari della Segreteria di Stato a Londra, amministrate dall’allora sostituto della Segreteria, il cardinale Angelo Becciu, che Papa Francesco ha un conto privato, ad uso totalmente discrezionale, di 20 milioni di sterline, o anche più.

L’esistenza di questo fondo discrezionale papale è stata rivelata da un amico del Papa, il giornalista Eugenio Scalfari, cofondatore del quotidiano romano La Repubblica, nell’edizione del 30 settembre dello scorso anno: “Ecco come rubavano i soldi al Papa”.

Che l’esistenza di quel conto discrezionale non fosse un’invenzione giornalistica fu confermato un mese dopo da monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, un uomo di cui Bergoglio si fida. Lo ha fatto in un’intervista pubblicata il 31 ottobre sul giornale Avvenire, la cui proprietà appartiene alla Conferenza Episcopale Italiana, negando che il conto sia stato saccheggiato.

La domanda che sorge, vista l’esistenza di questo conto, è da dove proviene, chi lo ha fornito, soprattutto quando è in sterline. È possibile affermare di avere una “Chiesa povera” quando il suo capo supremo ha 20 milioni di sterline [28 milioni di dollari] o più da utilizzare senza rendere conto a nessuno? A seconda della provenienza, una somma così grande non è una condizione importante per le azioni del pontefice? La tolleranza del Vaticano verso le agende demografiche, climatiche e sanitarie promosse dalla plutocrazia finanziaria globalista avrà qualcosa a che fare con questi fondi discrezionali? E la lobby omosessualista sempre più presente ai più alti livelli della gerarchia ecclesiastica sarà un altro prezzo che si è dovuto pagare per questo sostegno finanziario?

Bergoglio cappellano della famiglia Rothschild e del capitalismo globalista inclusivo?

L’8 dicembre scorso un’iniziativa globalista chiamata “Consiglio per il capitalismo inclusivo”. Con il Vaticano”.

Per il dispiacere e la tristezza di coloro che credevano e credono che Bergoglio “è un Papa comunista” e “leader della sinistra internazionale”, questo progetto riunisce membri della plutocrazia finanziaria e industriale internazionale, costituiti come Guardiani della stessa, come presentato sul sito ufficiale del Consiglio: leader di affari e investimenti di tutto il mondo che difendono i Principi Guida e supervisionano il lavoro del Consiglio.

Il motto ufficiale del Consiglio è di essere un organismo “AFFIDABILE”. FIERO. RESPONSABILE. DINAMICO. SOSTENIBILE. Lavorare insieme per cambiare il capitalismo in meglio”, ispirato dalla “guida morale di Sua Santità Papa Francesco per sfruttare il potere del business per il bene”.

La sua missione è quella di “mettere in moto il settore privato per creare un sistema economico più inclusivo, sostenibile e affidabile.” I leader-guardiani di questo progetto sono stati ispirati dalla “guida morale di Sua Santità Papa Francesco per sfruttare il potere del business per il bene.

I leader-guardie di questo Capitalismo Inclusivo provengono da organizzazioni e imprese che rappresentano: a) 10,5 trilioni di dollari di attivi; b) 2,5 trilioni di dollari di capitale di borsa; c) 200 milioni di lavoratori: e d) sono presenti in 163 paesi e territori.

Questi leader-Guardiani sono 27, tra cui Oliver Bäte, Allianz; Eduard D. Breen, Dupont; Mark Carney, Nazioni Unite; Kenneth C. Frazier, Merck; Fabrizio Freda, Estée Lauder Companies; Alex Gorsky, Johnson & Johnson; Alfred Kelly, Visa; Bernard Looney, British Petroleum Corporation; Fiona Ma, Tesoriere dello Stato della California; Brian Moynihan, Bank of America; Ronald P. O’Hanley, State Street Corporation; Rajiv Shah, Rockefeller Foundation; Darren Walker, Ford Foundation; Lynn Forester de Rothschild, Inclusive Capital Partner. O’Hanley, State Street Corporation; Rajiv Shah, Rockefeller Foundation; Darren Walker, Ford Foundation; Lynn Forester de Rothschild, Inclusive Capital Partner.

Più che un “Papa comunista”, Bergoglio è stato consacrato come un cappellano della Banca Rothschild, soprattutto dopo la presentazione pubblica del Consiglio dell’8 dicembre scorso. Una presentazione che è stata definita dal New York Times come “una nuova partnership, l’ultimo segno della crescente influenza delle pratiche ambientali, sociali e di governance negli affari”. Una nuova società istituzionalizzata come “un’organizzazione globale senza scopo di lucro stabilita sotto gli auspici del Vaticano con la guida morale di Papa Francesco”, con l’impegno di “sfruttare il potenziale del settore privato per creare una forma di capitalismo più inclusiva, sostenibile e affidabile”.

Questa affermazione può sembrare avventata, esagerata o infondata, ma in realtà colei che ha inizialmente pensato e guidato il piano strategico e politico del Council for Inclusive Capitalism con il Vaticano, diventando l’alma mater di questa iniziativa è stata la stessa Lynn Forester de Rothschild, moglie di Evelyn Robert de Rothschild, uno dei membri che guida l’impero di famiglia.

Ma questa donna di origine americana non è solo una moglie decorativa che si limita ad accompagnare il marito nel lavoro di beneficenza, ha anche un curriculum di affari tutto suo: è membro del consiglio di amministrazione di Estée Lauder Companies, The Economist Group e Bronfman E. L. Rothschild LP, tra gli altri. L. Rothschild LP, tra le altre società. E ha anche il suo curriculum politico in evidenza: ha lavorato per la presidenza di Bill Clinton e ha sostenuto attivamente le campagne presidenziali di Hillary Clinton, nel 2008 e nel 2016.  E come se non bastasse, Lady de Rothschild è membro del Council on Foreign Relations (CFR), del Royal Institute of International Affairs (R.I.I.A) e dell’Institute for Strategic Studies (ISS), la più grande agenzia privata di intelligence britannica del mondo.

Ma soprattutto, la signora Forester de Rothschild ha lavorato su diversi progetti dal 2012, co-presiedendo quell’anno un gruppo di lavoro che si chiamava Henry Jackson Institute’s Initiative for Inclusive Capitalism, per mitigare le conseguenze della crisi finanziaria globale del 2007-2008 e il movimento di protesta Occupy Wall Street. Questa iniziativa ha presentato nel 2012 un rapporto chiamato Towards a More Inclusive Form of Capitalism, in cui definisce il capitalismo come “un sistema in cui tutti – tutte le parti, non solo gli azionisti – traggono profitto dagli affari.”[13]

E il 27 maggio 2014, ha organizzato la Prima Conferenza del Capitalismo Inclusivo, a Londra, con l’obiettivo di adattare il sistema capitalista per lavorare per più persone[14]. Un’iniziativa che ha ripetuto l’anno successivo, in una seconda conferenza, sempre a Londra, il 26 giugno 2015, sempre con l’idea di migliorare il capitalismo, mitigare le profonde disuguaglianze che ha imposto e sviluppare politiche di inclusione per la maggioranza delle persone. Nelle sue stesse parole, “il capitalismo rimane il sistema economico più potente per sollevare le persone dalla povertà e migliorare le società”, ma deve essere fatto attraverso un “sistema capitalistico etico, responsabile e inclusivo”. Il metodo da applicare è quello di “incoraggiare il dibattito e il dialogo su come il capitalismo può essere migliorato”[15].

Come si vede, prima che Bergoglio diventasse Papa, “quegli strani miliardari” con in testa i Rothschild predicavano già il capitalismo inclusivo, e lavoravano in quella direzione, e non hanno problemi ad assumere come propri vessilli “il grido della Terra” e “il grido dei poveri”, nelle parole della stessa Lady de Rothschild.

In breve: siamo in presenza di un’alleanza dell’impero Rothschild con la gerarchia vaticana rappresentata oggi da Jorge Mario Bergoglio come Papa. Con un’agenda che era già “predicata” dal clan Rothschild prima che Bergoglio diventasse Francesco. Come dice Lady de Rothschild, “ci sono molti sforzi per rendere il capitalismo inclusivo e sostenibile”, ma quello che ci è mancato è “una base morale per il movimento: la poesia alla prosa della nostra azione”. In questo senso, “la guida di Papa Francesco fornisce quella poesia al movimento, ma il bisogno dell’umanità di essere responsabile gli uni verso gli altri è ispirato dagli insegnamenti sociali di tutte le religioni.”[16] In altre parole, il progetto e il progetto del movimento non sono solo una base morale per il movimento, ma anche una base morale per il movimento.

In altre parole, il progetto e l’esecuzione è privato aziendale (Rothschild), e Papa Bergoglio ci mette la musica, per renderlo appetibile al mondo.

Con questi dati e rapporti diventa più chiaro che ciò che Jorge Mario Bergoglio ha fatto durante tutto il suo pontificato è stato adattare la Chiesa al nuovo mondo disegnato dalla plutocrazia anglo-americana che guida la famosa famiglia bancaria, dalla messa in discussione dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale, alla relativizzazione dottrinale di fronte al pragmatismo, alla casistica e alle “circostanze”, il “culto” della Madre Terra, l’accettazione di vaccini fatti con materiale fetale proveniente da aborti, l’autorità suprema dell’ONU, dell’OMS e di altre istituzioni internazionali, la normalizzazione dell’omosessualità nella vita della Chiesa, l’omosessualità episcopale e cardinalizia come garanzia di promozione ecclesiastica, il rifiuto della Tradizione, ecc.

Al di là delle “poesie bergogliane”, la direzione della Chiesa di Cristo è diretta ad essere una “Chiesa per i Rothschild”?

 

L'articolo originale è disponibile presso il blog di Maurizio Blondet cliccando sul seguente link
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