I suoi scopi dichiarati sono diventati spaventosamente realtà.
John Pilger, 12 dicembre 2002

La minaccia posta dal terrorismo degli USA alla sicurezza delle nazioni e degli individui è stata delineata in dettagli profetici in un documento scritto più di due anni fa e rivelato solo recentemente.

Esso diceva che ciò che serviva all'America per dominare la maggior parte dell'umanità e delle risorse mondiali era "un evento catastrofico e catalizzante - come una nuova Pearl Harbor".

Gli attacchi dell'11 settembre 2001 procurarono la «nuova Pearl Harbor», descritta come «opportunità epocale». Gli estremisti che da allora hanno sfruttato l'11 settembre vengono dall'era di Ronald Reagan, quando vennero costituiti gruppi e «think- tanks» di estrema destra per vendicare la «sconfitta» americana in Vietnam.

Uno dei «pensatori» di George W Bush è Richard Perle. Intervistai Perle quando era consigliere di Reagan: e quando parlò di «guerra totale» erroneamente lo scartai come pazzo. Recentemente ha ancora usato il termine nel descrivere la «guerra al terrore» dell'America. «Nessuna tregua» disse. «Questa è guerra totale. Stiamo combattendo diversi nemici. Ce ne sono molti là fuori. Tutto questo parlare sul fatto che prima andremo in Afghanistan e quindi in Iraq... questo è il modo interamente sbagliato di considerare la faccenda. Se noi solamente portiamo avanti la nostra visione del mondo e la adottiamo completamente e non proviamo a mettere assieme pezzi di abile diplomazia, ma facciamo meramente una guerra totale...i nostri figli in futuro canteranno grandi canzoni su di noi».

Per quanto riguarda le presunte «armi di distruzione di massa» dell'Iraq, esse venivano ignorate, in molte parti, come la conveniente scusa che sono. «Mentre l'irrisolto conflitto con l'Iraq procura una giustificazione immediata», esso dice, «la necessità di una sostanziosa presenza delle forze americane nel Golfo trascende il tema del regime di Saddam Hussein».

La mattina del 12 settembre 2001, senza alcuna prova su chi fossero i dirottatori, Rumsfeld chiedeva che gli USA attaccassero l'Iraq.
Secondo Woodward, Rumsfeld alla riunione del gabinetto di guerra disse che l'Iraq doveva essere «il principale bersaglio della prima fase della guerra al terrorismo». L'Iraq venne temporaneamente risparmiato solamente perché Colin Powell, il Segretario di Stato, persuase Bush che «l'opinione pubblica deve essere preparata perché sia possibile una mossa contro l'Iraq». Come opzione più facile venne scelto l'Afghanistan. Se la stima di Jonathan Steele nel Guardian è corretta, circa 20.000 persone in Afghanistan hanno pagato con la loro vita il prezzo di questa discussione.

Dall'11 settembre l'america ha installato basi nei punti di accesso a tutte le principali fonti di carburanti fossili, specialmente in Asia centrale. La società petrolifera Unocal costruirà una pipeline attraverso l'Afghanistan. Bush ha strappato il Protocollo di Kyoto sulle emissioni di gas da effetto serra, gli accordi sui crimini di guerra della Corte Criminale Internazionale ed il trattato sui missili antibalistici. Ha detto che «se necessario» userà armi nucleari contro stati non nucleari. Sotto la copertura della propaganda sulle presunte armi di distruzione di massa dell'Iraq il regime Bush sta sviluppando nuove armi di distruzione di massa che minano i trattati internazionali sulla guerra biologica e chimica.

Dovete continuare a ricordare a voi stessi che questa non è fantasia: quegli uomini veramente pericolosi, come Perle, Rumsfeld e Cheney, hanno potere. La trama che ricorre nelle loro elucubrazioni è l'importanza dei media: «il compito prioritario di portare a bordo giornalisti di fama che accettino la nostra posizione».

«Nostra posizione» è il nome in codice di menzogna. Certamente, come giornalista, non ho mai visto la menzogna ufficiale essere più permeante di oggi. Possiamo ridere delle inconsistenze nel «dossier Iraq» di Tony Blair e della goffa bugia di Jack Straw che l'Iraq ha sviluppato una bomba atomica (che i suoi seguaci si sono precipitati a «spiegare»). Ma le menzogne più insidiose, che giustificano un attacco non provocato all'Iraq e collegano questo a sedicenti terroristi che si nascondono in tutte le stazioni, sono continuamente spacciate come notizie. Non sono notizie, sono propaganda nera.

Questa corruzione rende giornalisti e presentatori dei meri stupidi ventriloqui. Un attacco ad una nazione di 22 milioni di persone sofferenti viene discusso dai commentatori liberal come se fosse una materia di un seminario accademico, nel quale i pezzi possono essere mossi intorno ad una mappa, come facevano i vecchi imperialisti.

L'argomento di questi umanitari non è primariamente la brutalità di una moderna dominazione imperiale, ma di quanto «cattivo» sia Saddam Hussein. Non vi è ammissione che la loro decisione di unirsi al partito della guerra sigilla ulteriormente il destino di forse migliaia di iracheni innocenti condannati ad attendere nel braccio della morte internazionale dell'America. Questa doppiezza non funzionerà. Non si può sostenere la pirateria omicida in nome dell'umanitarismo. Inoltre, gli eccessi del fondamentalismo americano che ora fronteggiamo ci stanno contemplando da troppo a lungo perché coloro di buon cuore e buon senso non possano riconoscerli.

Si ringraziano Norm Dixon e Chris Floyd
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Fonte: http://freebooter.da.ru/