Il primo ministro scozzese Alex Salmond ha accusato il governo di Londra e più in generale la coalizione unionista (che ha visto schierati insieme Laburisti, Conservatori e LibDem, ma anche l'UKIP di Nigel Farage) di aver ingannato l'elettorato scozzese promettendo agevolazioni economiche e poteri amministrativi ad Edimburgo in cambio del 'No' all'Indipendenza della nazione scozzese. Un po' come promettere un piatto di lenticchie, penseranno in molti, a fronte degli enormi introiti economici che avrebbero potuto derivare dalla gestione nazionale delle riserve di gas e petrolio da parte scozzese, che avrebbero forse reso Londra dipendente da Edimburgo, senza contare della possibilità di gestire la propria politica monetaria con una propria moneta (dato che la Scozia non avrebbe potuto continuare ad usare la Sterlina né aderire, al momento, all'UE e quindi all'Euro), o di liberarsi dalla servitù militare della NATO. Una campagna referendaria che, soprattutto nelle ultime settimane, ha visto anche attori insoliti muoversi sulla scena, spesso evocando paure più che suscitando speranze. Al messaggio indipendentista di "prendiamoci in mano il futuro", e quindi di assunzione di responsabilità che la Libertà comporta, si è affiancato il messaggio opposto, di timore verso la Responsabilità stessa: "Pensate bene al vostro futuro" ha detto agli scozzesi la regina Elisabetta II. Affiancata dal premier Cameron: "Se ve ne andate sarà per sempre". Un po' come quando due sposi o due conviventi hanno terminato la loro esperienza di vita in comune e uno dei due vuole voltare pagina, ma l'altro gli ricorda che hai bisogno di me, senza di me non ce la fai, mettendo alla prova la Fede interiore dell'altro nella propria capacità di autodeterminazione. E così da secoli convivenze e matrimoni sentimentalmente finiti continuano ancora per anni, così forse anche per Inghilterra e Scozia. Forse, perché Salmond ha ricordato che anche se un prossimo referendum non si potrà tenere prima dei prossimi vent'anni, "non possiamo sapere quali imprevisti potranno succedere nel frattempo", aggiungendo che per il Regno Unito la parola 'fine' è comunque già stata scritta. Speriamo non se ne voglia papa Bergoglio, capo della Chiesa Cattolica eppure molto interessato alle vicende della Scozia presbiteriana e dell'anglicana Inghilterra, che ha dichiarato a pochi giorni dal voto che 'ogni divisione lo preoccupa'. O il premier spagnolo Rajoy, che ha minacciato il veto all'ingresso nell'UE di una Scozia indipendente. Restate nel pollaio, altrimenti chi vi potrà nutrire? Eppoi, se usciste voi, fornireste giustificazione anche alla Novorossija, che come voi ha la Croce di Sant'Andrea nella bandiera…

Ma forse non è stata solo la paura a dettare l'esito del referendum, che avrebbe visto il 55% degli scozzesi esprimersi per restare nel Regno Unito. A parte il Corriere della Sera, che tra il serio e il faceto ne attribuisce la colpa a Matteo Salvini, il Daily Mail riportava il giorno dopo il referendum la notizia di dieci votanti di Glasgow che, recatisi al seggio, avrebbero scoperto di esservisi già presentati con altre vesti corporee, perché il loro nome era stato depennato dalla lista dei votanti. Un reato commesso al momento da ignoti, quello di frode elettorale, su cui la polizia di Glasgow sta indagando.

Dieci persone sono poche per considerare alterato l'esito del referendum scozzese. Ma non sarebbe un caso isolato quello riportato dal Mail. Lo stesso quotidiano, l'8 gennaio segnalava come 16 località scozzesi fossero a rischio manipolazione elettorale, per frodi nelle votazioni avvenute in passato (vedi qui) . Un caso simile a quello di Glasgow si sarebbe verificato nell'East Ayrshire, dove alcuni bambini di età compresa tra i tre e gl'undici anni avrebbero teoricamente ricevuto la scheda elettorale e votato come se niente fosse. Vero che tra i votanti vi erano anche sedicenni e diciassettenni e che molti bambini delle nuove generazioni mostrano una maturità decisamente superiore all'età anagrafica, ma non esageriamo. In merito, Maureen Mckay (consigliere comunale a Kilmarnock per il Partito Laburista) ha detto al Scotland un Sunday:

"Il problema è che il nostro sistema di voto prevede che tutto ciò che tu devi fare è recarti al seggio e dire dove vivi. Non vi è modo di verificare chi tu sia realmente, così ogni voto registrato con il nome di un bambino può essere usato da un adulto".

A Dundee, il falso allarme per un incendio, ha invece fatto sospendere il conteggio dei voti, come riporta l'International Business Times. L'evacuazione è durata dieci minuti, quanto basta per gettare sospetti su possibili frodi elettorali. Incoraggiati dal fatto che Dundee era una delle località in cui, secondo i sondaggi, i Sì erano nettamente superiori ai No. Un'altra area dove il Sì era caldamente in testa nei sondaggi era la provincia del Clackmannshire, dove invece il No ha imprevedibilmente vinto con il 54%. Un'area dove il comitato unionista Better Together non ha quasi fatto campagna, con soli tre manifesti per il No.

In un video di youtube, si vedono invece una scrutatrice spostare delle schede del Sì nella pila del No durante il conteggio, un altro scrutatore (di Edimburgo) porre egli stesso una croce sulle schede, presumibilmente bianche, effettuando così una alterazione fattiva del voto, e schede per il Sì collocate nella pila dei No.

Insomma, più di qualche sospetto. Secondo Georgy Fyodorov, presidente di Civil Control, un'associazione per il rispetto dei diritti elettorali:

"In accordo con quanto i nostri osservatori ci hanno riferito nelle sedi di voto, c'erano molti più voti per il Sì durante il conteggio dei voti. La Scozia si è ritrovata sotto una pressione inimmaginabile… Il fronte britannico per il No ha commesso ogni violazione immaginabile" (RIA Novosti 19 settembre 2014, all'indomani del voto).

Già prima delle elezioni, un quarto degli scozzesi era convinto che ci sarebbero state frodi elettorali da parte del MI5, il servizio segreto britannico. Margo MacDonald, ex capogruppo nel Parlamento scozzese dello Scottish National Party (il partito di Salmond), avrebbe scritto una lettera al capo dell'MI5 Andrew Parker chiedendo l'assicurazione che il servizio di intelligence non sarebbe intervenuto nel referendum del 18 settembre (notizia riportata dal Sunday Herald del 9 giugno 2013). La MacDonald diceva di essere convinta che membri dell'MI5 operassero anche all'interno dello stesso SNP.

Gli elementi citati basterebbero per aprire un'inchiesta da parte di Edimburgo o del Consiglio d'Europa. Ma sembra di rivedere un copione già recitato fin troppe volte, dal quale in Italia non sembriamo certo immuni. Perfino un risorgimentale convinto come Indro Montanelli, ad esempio, definì una "burletta" il plebiscito con cui si decretò l'annessione del Veneto all'Italia nel 1866. Mentre Alberto Roccatano, nel suo libro Dalle stragi del 1992 a Mario Monti (Nexus Edizioni, 2013), riporta documenti storici ad oggi inediti sulle rivolte scoppiate a Napoli all'indomani del referendum del 2 giugno 1946, con cui gli italiani avrebbero scelto la Repubblica. Con tanto di tafferugli e morti tra i napoletani che avevano più che annusato l'aria di manipolazione nel voto. Non vi ricorda le notizie degli scontri ad Edimburgo, di qualche giorno fa, tra secessionisti e unionisti? È la democrazia, bellezza. In Great Britain too.


Immagine in apertura: sostenitrici del Sì dopo l'esito del voto a George Square, Glasgow (Foto LNP, fonte: Telegraph).