George Frederic Watts, La speranza

Se conosceste Zeus, non avreste il benché minimo dubbio nel confermare la sua straordinarietà. Lui è brillante, imprevedibilmente divertente, e saggio al di là di ogni comprensione – difficile a non credersi per qualcuno che proviene da una dimensione tanto avanzata al di là di quella della razza umana, quanto lo siamo noi rispetto a un mucchio di sabbia. Mi è palesemente chiaro quanto lui ami essere un cane. Non per mancare di rispetto, ma immaginate un maestro asceso che sniffa idranti mentre fa le sue osservazioni affinché i futuri visitatori sappiano che lui è stato nei paraggi.
Come da suo desiderio, lo porto a spasso con un guinzaglio allungabile di quasi otto metri, il più lungo che ho potuto trovare nei negozi per animali. Una sera, lo stavo guardando mentre faceva le sue cose da cane, e cominciai a rivivere nella mia mente la situazione mondiale. Ora le guerre coinvolgono nazioni di ogni continente. L’ambiente è sommerso da un mucchio di quelli che sembrano problemi irreversibili, l’identificazione di nuove malattie è più rapida della risoluzione di quelle vecchie. Fame, odio, fervore religioso, retorica politica…la situazione appare senza speranza.
«Sarebbe bello se tu mi facessi una domanda», disse Zeus, scuotendomi dalle mie fantasticherie.
«Cosa c’è di tanto bello in un mondo che sta crollando?» domandai.
«Nulla. Non è affatto bello. Ma lo è quando tu alla fine ritieni che sia senza speranza».
«Che cosa insensata è questa? Siamo veramente nei guai» obiettai. «Tolta la speranza non ci rimane nulla».
«Se tutto ciò che ti è rimasto è la speranza, allora sei sull’orlo del precipizio», replicò Zeus. «Non solamente perché qualcuno afferma che una cosa sia bene, lo deve essere per forza. La speranza ne è l’esempio primario. Se i tuoi occhi non fossero così assonnati, vedresti che la speranza viene raschiata insieme alla feccia in fondo alla botte. Che roba rancida!».
«Di cosa stai parlando? Perché sei così critico nei confronti della speranza?».
«Perché coccola la gente facendo loro credere che le cose miglioreranno da sole. Scarica la responsabilità. E’ un’emozione di getto che fa sì che la gente simuli preoccupazione senza però sporcarsi le mani. Come “Spero che ti rimetterai presto. Ciao». La speranza difficilmente ha una risonanza secondo il metro energetico. E’ una vera fregatura».
«Zeus, non riesco a seguirti. Fammi qualche esempio».
«Che ne dici se te ne faccio qualcuno in più?» replicò Zeus. «Ascolta queste parole. Dimenticati del loro significato e focalizzati solamente sul loro livello energetico».
Chiusi gli occhi e domandai alla mia mente di ritirarsi sul sedile posteriore per un po’, quando Zeus cominciò dicendo: «Io spero, mi aspetto, mi auguro, desidero intensamente, imploro, supplico, prevengo, pretendo, immagino, prevedo, proietto, considero, accerto, determino, creo, manifesto, comprendo, intuisco, conosco, sono.
«Cosa hai notato mentre proseguivo nell’elenco?».
«L’energia si intensificava ad ogni nuova parola», dissi.
«E cosa mi dici riguardo al grado di impegno che richiedeva ogni parola?».
«Sempre maggiore a mano a mano che proseguivi».
«Stai iniziando a cogliere il punto?» domandò Zeus. «Con un tale spettro di scelta per realizzare i cambiamenti, a partire dal più basso “io spero” fino al più alto “io sono”, perché così tante persone scelgono quasi sempre l’impotenza?».
«Ouch», dissi facendo una smorfia. «Questo mette realmente in luce la situazione riguardo ai nostri capi politici e religiosi. Tutti quei messaggi di speranza ci allontanano dalla responsabilità, come occuparsi della propria famiglia acquistando un biglietto della lotteria anziché andare a lavorare».
«La faccenda è ancora più intricata», disse Zeus. «La speranza fa parte della pre-programmazione che tiene le persone rinchiuse in questa illusione. Per citare la terza legge di Newton: “Ogni azione ha una reazione uguale e contraria“. Utilizzare una parola a basso voltaggio come “speranza” ti immobilizza, e tutto ciò a cui ti appigli non è che il livello di impotenza del tuo essere. Fallo più volte e rimarrai bloccato. Poi tutto ciò che riuscirai a fare sarà considerare ogni cosa come qualcosa di troppo grande da affrontare. Di fatto peggiori il problema ogni volta che utilizzi la parola Speranza.
«Come suggerisce Dante, è una divina commedia. Tuttavia il suo pesante investimento nelle convinzioni preconcette lo ha costretto a fraintendere l’insegna sulla porta dell’inferno. Essa non reca scritto, “Abbandonate ogni speranza voi che entrate”, bensì “Entrate, voi che vi aggrappate alla speranza”.
«Non lo senti, dall’altra parte? Il settimo giorno Dio vide il Cielo e la Terra e tutto ciò che aveva creato e proclamò, “Caspita, spero che tutto questo funzioni”.
«E così padroncino del mio guinzaglio, quando in qualunque situazione noti una mancanza di speranza, rallegratene, perché hai eliminato l’opzione meno poderosa. Quando smetti di fare affidamento sulla parola Speranza, puoi rimboccarti le maniche e metterti al lavoro.
«Sono proprio contento di questa piccola discussione, perché ultimamente stai utilizzando spesso questa parola infelice. Molto inconsciamente, se mi permetti. Ma ogni volta che mastichi questa parola, denigri te stesso e chiunque ti stia ascoltando. Ti dimentichi di occuparti di altre parole» lo rimproverò Zeus. «Ne esistono di più importanti su cui focalizzarti. Inoltre, adottando un comportamento socialmente corretto si conquista solo l'appartenenza al gregge. E, se posso, vorrei darti un monito disinteressato:

“Il bosco è un luogo incantevole,
ma profondo e oscuro,
ma tu, ragazzo mio,
hai promesso di tener duro;
tanta strada dovrai percorrere prima del riposo,
ma seguire il gregge non è ti è affatto in uso.”

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Basato sugli insegnamenti di Going Deeper
di Jean-Claude Koven
fonte: www.goingdeeper.org
qui l'articolo in lingua originale
-Traduzione a cura di Monica Borroni-
Fonte: http://conversazioniconzeus.blogspot.com/