L'impiego delle alte dosi di Vitamina C nella cura di diverse malattie (infettive, cardiovascolari e cancro), risale agli anni '40.
Frederik Klenner, medico americano di origine austriaca, alla fine degli anni '40 scrive un articolo scientifico nel quale riferisce di 60 casi di poliomielite bulbare, trattati con Vitamina C ad alte dosi, somministrata in contemporanea per bocca, per via intramuscolare e per via endovenosa. Nell'articolo, lo scienziato afferma di essere in grado di curare la poliomielite bulbare in 96 ore, posto che la Vitamina C venga somministrata senza interruzioni.
I suoi risultati, seppure confermati da altri illustri colleghi, passano del tutto inosservati, sebbene lo stesso Sabin, che poi diventerà famoso per il vaccino anti polio, abbia usato la Vitamina C per trattare le scimmie in laboratorio, ma (a suo dire) senza successo.

Negli anni '70, Irwin Stone, con una serie di articoli scientifici e un libro, intitolato "The healing factor", porta all'attenzione del mondo il problema dell'"ipoascorbemia" (ossia della carenza cronica di Vitamina C. È noto che la carenza acuta di Vitamina C determina lo scorbuto, malattia gravissima e fatale se non trattata. Ma la scoperta fondamentale, fatta da biochimico americano, è che  il nostro fabbisogno di Vitamina C non è affatto nell'ordine dei milligrammi, ma dei grammi al giorno. L'uomo è uno dei rarissimi mammiferi non più in grado di produrre la Vitamina C per proprio conto e poiché con la sola dieta non è possibile raggiungere quantità nell'ordine dei grammi, tutti ci troviamo in una condizione di carenza subacuta di Vitamina C, che l'Autore definisce "scorbuto cronico subclinico", ritenendolo il principale responsabile di tutte le malattie che affliggono la specie umana, da quelle cardiovascolari, al cancro.


Sopra: Irwin Stone

Quando Stone, negli anni '70, conosce Linus Pauling, (unico uomo al mondo premiato due volte con il Nobel), inizia l'epoca d'oro della Vitamina C che vede proprio in Pauling il più fervente ed accanito sostenitore dell'impiego delle alte dosi della Vitamina per curare praticamente tutte le malattie, cancro incluso.
Nel 1976 - 78, insieme a Ewan Cameron, Pauling pubblica due articoli nei quali dimostra che 10 grammi al giorno di Vitamina C, somministrati inizialmente per via endovenosa e successivamente per via orale, prolungano la sopravvivenza e migliorano la qualità della vita dei pazienti affetti da cancro in fase terminale. Ma questo è un grave colpo inferto all'industria dei farmaci; nel caso specifico, a quella dei chemioterapici, ormai divenuti la terapia sistemica standard del cancro.

Il sistema si difende! Con due articoli, successivi a quelli pubblicati da Cameron e Pauling, gli oncologi della Mayo Clinic riportano un insuccesso clamoroso della Vitamina C nel trattamento del cancro e vengono accettati dall'establishment medico internazionale, come la prova definitiva dell'inefficacia della Vitamina C nel trattare il cancro. Gli articoli sono chiaramente "truccati" e Pauling non manca di farlo notare agli Autori. Nel primo studio pubblicato, in deroga alle raccomandazioni fatte da Pauling, gli oncologi della Mayo arruolano pazienti precedentemente trattati con chemioterapici, nonostante Pauling avesse raccomandato di evitare questo tipo di pazienti, perché il loro sistema immunitario non è più in grado di rispondere all'azione stimolante della Vitamina C. Nel secondo studio, gli oncologi della Mayo arruolano solo pazienti affetti da cancro del colon retto, mentre Cameron e Pauling avevano arruolato pazienti con diversi tipi di tumore; inoltre, in deroga alle procedure standard di sperimentazione clinica controllata, tutti i pazienti arruolati vengono informati sul trattamento al quale sarebbero stati sottoposti. La conclusione dei due studi clinici pubblicati dagli oncologi della Mayo Clinic è che l'ascorbato di sodio non è superiore al placebo, nel trattamento del cancro.

Solo nel 2005, gli studi di Chen e coll. riportano alla luce gli effetti anti tumorali dell'ascorbato di sodio (Vitamina C) con degli studi in vitro che dimostrano, inequivocabilmente, la marcata efficacia delle alte concentrazioni di Vitamina C, nel distruggere le cellule tumorali in vitro. Gli studi in vitro si moltiplicano ed iniziano, sulla base di questi esperimenti, una serie di "trials" clinici volti a dimostrare l'efficacia della Vitamina C anche in vivo. Ma rimangono dei problemi, legati soprattutto alle modalità di somministrazione e ad alcuni aspetti che devono essere meglio indagati.
La sopravvivenza di Big Pharma è in grave pericolo e si afferma sempre di più il principio secondo cui la Vitamina C ad alte dosi può essere usata, ma solo in associazione con la chemioterapia standard. In realtà, la Vitamina C ad alte dosi è una sostanza naturale, poco costosa, non brevettabile, di nessun interesse per Big Pharma, efficacissima nel distruggere le cellule tumorali, priva di qualsiasi effetto collaterale e, soprattutto, selettiva ossia in grado di uccidere solo e soltanto le cellule tumorali!

Tutte queste caratteristiche, rendono la Vitamina C ad alte dosi assolutamente indesiderabile per la terapia del cancro, oggi sempre di più basata su farmaci di dubbia efficacia, molto tossici e soprattutto estremamente costosi.

La controversia sulla reale possibilità di sfruttare la Vitamina C ad alte dosi nel trattamento del cancro rimane aperta fino a quando, nel 2015, Science pubblica un articolo nel quale si dimostra che nei tumori del colon retto (quelli usati dagli oncologi della Mayo Clinic per valutare l'efficacia della Vitamina C!) con mutazioni dei geni KRAS e BRAF, la Vitamina C ad alte dosi distrugge selettivamente le sole cellule tumorali. Il cerchio si chiude! Dopo 40 anni, gli autori sono costretti ad ammettere che Linus Pauling aveva ragione!!!

 


L'autore di questo articolo, Dott. Domenico Mastrangelo, sarà relatore al prossimo convegno L'informazione nella salute e nel sociale che si terrà domenica 20 Marzo presso l'Hotel Splendid di Galzignano Terme (Pd), insieme al Dott. Salvatore Simeone. L'evento vedrà inoltre la partecipazione del Dott. Giuseppe Di Bella. Introduzione di Marco Columbro:

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