Contribuiamo con questo articolo tratto dal nostro archivio di Nexus New Times al dibattito sulle origini, le cause possibili e l'esistenza dell'AIDS e del virus HIV. Buona lettura [Red.]


L’eventualità che l’HIV sia un virus è ancora oggetto di accesi dibattiti, tuttavia affinché insorga l’AIDS conclamato deve essere presente un cofattore quale i micobatteri connessi alla tubercolosi.

di Alan Cantwell, MD © 2007
Email: alancantwell@sbcglobal.net
Fonte web: http://www.joimr.org/JOIMR-2007-5-1-Cantwell.pdf
 

Per trasformare l’infezione da HIV in AIDS “conclamato” sono necessari batteri tubercolari? Nei malati di AIDS forme latenti di batteri e simili a virus passano inosservate e non riconosciute? L’HIV (“il virus che provoca l’AIDS”, sindrome da immunodeficienza acquisita) potrebbe di fatto essere una forma simile a virus del batterio della tubercolosi (TB)? Interrogativi del genere risultano blasfemi, in quanto nel loro complesso gli scienziati sono convinti che il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) sia “l’unica causa dell’AIDS”.
Comunque sia, fra AIDS e TB esiste uno stretto legame, e nel contesto dell’AIDS le infezioni da micobatteri tubercolari e non tubercolari sono comuni “infezioni opportunistiche”.
Il presente rapporto esplora la possibilità che questi batteri siano necessari per consentire all’infezione da HIV di evolvere in AIDS conclamato.


HIV, TB polmonare e micobatteri acid-fast “atipici”

Va compreso con chiarezza che non è possibile contrarre l’HIV/AIDS attraverso il contatto ravvicinato con un malato, quantunque con tutta evidenza l’HIV si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti con una persona infetta. L’HIV non si trasmette per via aerea. Ad ogni modo, i micobatteri acid-fast che provocano TB polmonare umana si possono trasmettere da persona a persona tramite inalazione. Diversamente da altri batteri, quando vengono sottoposti a una procedura di tintura acid-fast i micobatteri assumono un colore rosso o purpureo; questa tinta “acid-fast” viene impiegata per individuare i micobatteri e costituisce una caratteristica unica di tali microbi.

I due comuni tipi di micobatteri acid-fast riscontrati nell’AIDS sono il Mycobacterium tuberculosis (il germe che provoca la TB umana) e il Mycobacterium avium. Il M. tuberculosis è presente solo negli esseri umani, laddove altre specie o tipi di micobatteri “non-tubercolosi” (come il M. avium) sono potenzialmente rilevabili in natura: in acqua, suolo e animali, nonché nell’uomo. Per ulteriori dettagli sulla tubercolosi e le varie specie di micobatteri acid-fast che possono infettare le persone con l’AIDS, vi invito a consultare Wikipedia.

I micobatteri della TB e l’HIV rappresentano una combinazione letale. Un soggetto sieropositivo e al contempo infetto da bacilli di TB è assai più incline ad ammalarsi di TB rispetto a un soggetto anch’egli infetto da bacilli di TB ma sieronegativo. Ancor più spaventoso è il fatto che in pazienti infetti da HIV stiano facendo la loro comparsa in misura sempre maggiore, in particolar modo nell’Africa sub-sahariana, casi di TB farmaco-resistente.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo ogni secondo qualcuno rimane infettato ex-novo da batteri della TB; un terzo della popolazione mondiale è infettata da microbi della TB. Nella maggior parte dei casi le persone infette non sviluppano TB polmonare poiché il sistema immunitario “funge da muro” rispetto ai bacilli della TB e fa sì che questi restino dormienti per anni. Tuttavia, allorquando il sistema immunitario di un soggetto si indebolisce, le possibilità di ammalarsi di TB sono maggiori.


Rapporto OMS sulla tubercolosi nel mondo (2010)
 

Si sa che i batteri della TB sono “pleomorfici,” in quanto sono in grado di manifestare varie forme di crescita nei tessuti e in coltura. In virtù dei loro effetti sulle patologie umane, le forme “pleomorfiche” del M. tuberculosis e di altre specie di micobatteri “non-tubercolosi” e “atipici” sono da anni oggetto di studio. Malauguratamente, di rado gli scienziati prestano attenzione a queste forme pleomorfiche e per diagnosticare la tubercolosi e/o affezioni da micobatteri i patologi fanno affidamento principalmente alla manifestazione delle “tipiche” forme di micobatteri a bastoncino acid-fast  (vedere figura 4). Questa è una disdetta, dal momento che i batteri acid-fast riscontrabili nell’AIDS e nel cancro (e in determinate patologie immunologiche) sono essenzialmente forme pleomorfiche e “filtrabili” che spesso non vengono riconosciute (vedere figure 1-3).
La TB provocata dal M. tuberculosis è una delle principali cause di decesso fra i soggetti sieropositivi e rende conto di circa il 13 per cento dei decessi da AIDS a livello globale.
Il tipo di infezione micobatterica acid-fast nell’AIDS dipende in larga parte dall’area geografica. Ad esempio, il Mycobacterium tuberculosis rappresenta la più comune infezione acid-fast in Africa e in Brasile, mentre negli Stati Uniti tale ruolo spetta al Mycobacterium avium.
Bermudez et al. stimano che negli USA il 50-60 per cento dei malati di AIDS sia infetto dal complesso Mycobacterium avium non-tubercoloso; in tale paese è raro riscontrare un caso di Mycobacterium avium che non sia associato all’AIDS.


Figura 1 (sopra): Batteri pleomorfici in un linfonodo ingrossato da un caso di AIDS allo stadio iniziale. Sono presenti voluminosi corpi di Russell (RB) e piccole fome coccoidi (freccia). Colorazione Gram, ingrandimento 1000x, in olio.



Figura 2 (sopra): Minuscole forme granulose e coccoidi di batteri (freccia) nel tumore cutaneo in sarcome di Kaposi correlato con l'AIDS. Colorazione acid-fast, 1000x, in olio.



Figura 3 (sopra): Tre aree di forme di batteri coccoidi rotonde tinte di porpora, in un caso di sarcome di Kaposi cutaneo correlato con l'AIDS.



Figura 4 (sopra): Tre forme bastoncellari acid-fast "tipiche" tinte di rosso di Mycobacterium avium, in un tumore cutaneo canceroso ("sarcoma immunoblastico") correlato con l'AIDS. Colorazione acid-fast, 1000x, in olio.



L’HIV è l’unica causa dell’AIDS?

La diagnosi di AIDS prevede che un paziente risulti positivo all’HIV tramite esame del sangue. Tuttavia, fra infezione da HIV e AIDS esiste una precisa differenza clinica. Si sa che alcuni soggetti possono restare sieropositivi per molti mesi o anni prima di manifestare i sintomi di soppressione del sistema immunitario e/o le infezioni opportunistiche caratteristiche dell’AIDS conclamato. Per tale motivo, è possibile che per determinare l’AIDS conclamato sia richiesto un altro agente infettivo (oltre all’HIV).
Questa nozione indica che nell’AIDS micobatteri e “micoplasmi” rappresentano un co-fattore necessario.
L’infezione da HIV determina immunosoppressione e le inevitabili infezioni opportunistiche. Nel contesto dell’AIDS la causa principale di decesso è l’infezione batterica, laddove l’infezione da micobatteri è comune nei casi avanzati di tale patologia.

Analogamente all’HIV, i micobatteri sono capaci di danneggiare il sistema immunitario e di abbassare il numero di linfociti CD4 e CD8, condizioni caratteristiche dell’AIDS. 

Anche se molti scienziati concordano sul dato di fondo che l’HIV provochi l’AIDS, esiste un ristretto ma combattivo gruppo di ricercatori, denominato The Perth Group, i quali negano tale nozione. Il principale portavoce del gruppo è il docente di Biologia Molecolare Peter Duesberg, il quale nutre la convinzione che la diffusione dell’AIDS presso gli omosessuali sia dovuta all’assunzione di droghe combinata con uno specifico stile di vita. Per saperne di più sulle obiezioni del gruppo all’opinione condivisa sull’HIV è sufficiente digitare “The Perth Group” su Google. I National Institutes of Health ribattono con controargomentazioni su una pagina web denominata “The Evidence that HIV causes AIDS”, presso http://www.niaid.nih.gov/factsheets/evidhiv.htm.

Basti dire che né coloro che contestano l’opinione comune sull’AIDS né coloro che la condividono prestano particolare attenzione ai batteri di tipo TB come cofattore implicito e necessario per lo sviluppo dell’AIDS.


Peter Duesberg (sopra)



L’AIDS è provocato da batteri pleomorfici acid-fast?

Come accennato, i micobatteri possono esistere in forme diverse da quella tipica a bastoncino acid-fast (tinta di rosso). Fra le forme pleomorfiche dei micobatteri si annoverano forme prive di parete cellulare, le cosiddette “forme-L”, forme filtrabili, forme granulari, forme simili a micoplasma e a virus, nonché “corpi giganti”, alcuni di dimensioni pari a quelle dei globuli rossi. Queste forme atipiche non vengono particolarmente riconosciute dagli scienziati, nondimeno sono state ripetutamente descritte non solo nel contesto dell’AIDS ma anche nell’ambito di vari tipi di cancro e di determinate patologie immunologiche.
Le forme “simili a virus”, “filtrabili” e “granulose” di batteri della TB vengono notate dai ricercatori da oltre un secolo; alcune di esse sono submicroscopiche. Il rapporto fra queste forme submicroscopiche di micobatteri dalle dimensioni di virus e quelli che gli scienziati definiscono “virus” non è stato ancora esplorato appieno.

Sarebbe possibile mettere in relazione minuscole forme submicroscopiche di batteri, forme di micoplasma simili a virus e i recentemente descritti “nanobatteri” con retrovirus come l’HIV?
Al momento attuale, virologi e batteriologi non si esprimono sull’argomento.


AIDS e minuscoli batteri (“micoplasma”) come cofattore

L’origine dei virus è ignota. Ad ogni modo, risulta chiaro che micoplasmi simili a virus sono correlati ai batteri.
Alla fine degli anni Ottanta, dai casi di AIDS venne individuato e segnalato un nuovo “virus”. Ad ogni modo, in base a uno studio molecolare più accurato si determinò che l’“agente infettivo simile a virus” era di fatto una minuscola forma di batteri denominata Mycoplasma penetrans.

La costante ricerca di Luc Montagnier, co-scopritore dell’HIV, indica che nello sviluppo dell’AIDS i batteri di tipo micoplasma agiscono come co-fattore assieme all’HIVIn un’intervista pubblicata sul New York Times, lo scienziato dell’Istituto Pasteur ha dichiarato che 

“l’AIDS non è provocato da un unico virus, bensì da un microbo e un virus che agiscono di concerto” (“Evidence is said to increase on microbe’s role in AIDS”, 22 giugno 1990).

Nell’ambito di test di laboratorio Montagnier ha scoperto che un minuscolo organismo simile a un batterio, denominato “micoplasma”, allorquando combinato con l’HIV è in grado di uccidere cellule umane secondo una modalità di cui l’HIV di per sé non è capace.

Secondo il reporter del Times Philip J. Hilts:

“Se la teoria verrà confermata, ciò comporterà una drastica nuova valutazione delle iniziative volte a prevenire e curare l’AIDS.”

Nel suo libro dal titolo Virus (2000), Montagnier scrive che il Mycoplasma penetrans ha la capacità di penetrare in una cellula come un virus.

“Non sappiamo ancora se il Mycoplasma penetrans sia realmente il cofattore che spiega la virulenza dell’HIV, nondimeno esso presenta le caratteristiche appropriate: una debole presenza nella popolazione sieronegativa, una forte prevalenza in quella sieropositiva. Presenti nei malati di AIDS non infettati dal Mycoplasma penetrans potrebbero inoltre esservi comunque altre specie di batteri, non ancora identificate, che rivestono un ruolo analogo a quello del suddetto micoplasma.”


Batteri acid-fast in AIDS e cancro

L’HIV è un virus cancerogeno e i soggetti sieropositivi sono esposti a maggiori rischi di contrarre determinati tipi di cancro, in particolar modo il linfoma e il sarcoma di Kaposi; di conseguenza, l’AIDS deve avere qualche connessione con il cancro e la sua origine.

Nel loro complesso, attualmente gli scienziati ritengono che alcuni cancri siano provocati da virus. Ad ogni modo, sin dalla fine del diciannovesimo secolo esistono rapporti indicanti che la causa infettiva del cancro sono i batteri – non i virus. Nel 1890 il patologo scozzese William Russell scoprì “il parassita del cancro” in tutti i cancri da lui esaminati; egli riteneva che tali parassiti fossero la causa infettiva del cancro stesso.
Ora i patologi ravvisano i “corpi di Russell” nel tessuto canceroso, anche se questi non vengono considerati corpi infettivi. I colleghi di Russell contestarono le sue osservazioni, convinti che il cancro non fosse una malattia infettiva e ignari delle estese forme “pleomorfiche” di batteri che i corpi di Russell con tutta probabilità rappresentano. (Per maggiori dettagli, vedere Cantwell, “The Russell Body: The Forgotten Clue to the Bacterial Cause of Cancer”, 17 novembre 2003, presso http://www.rense.com/general44/russell.htm)

In linea generale, negli ambienti oncologici la nozione che il cancro sia provocato da batteri viene contestata. La ragione a monte dell’antagonismo verso la teoria del microbo del cancro è bizzarra, dato che in tale ambito esistono numerose ricerche assai credibili e tale teoria non è mai stata confutata.
La recente accettazione dei batteri in quanto causa della maggior parte delle ulcere gastriche rappresenta un pungente promemoria concernente la possibilità che generazioni di scienziati non riconoscano i batteri in patologie più o meno gravi e comuni.

In questa sede non è possibile includere tutti i riscontri che puntano verso i batteri nel cancro e nell’AIDS. I particolari inerenti a un secolo di ricerche  sui microbi del cancro sono contenuti nel mio libro dal titolo The Cancer Microbe: The Hidden Killer in Cancer, AIDS, and other Immune Diseases (1990); sul sito web http://www.joimr.org sono postati sette documenti personali in cui sono riportate microfotografie di microbi del cancro in varie patologie, fra cui l’AIDS.

Nel ventesimo secolo le principali sostenitrici della causa batterica del cancro appartenevano a un gruppo formato per l’appunto da quattro scienziate: la dottoressa Virginia Livingston, la microbiologa Eleanor Alexander-Jackson, la citologa Irene Diller e l’insigne biochimica ed esperta di tubercolosi Florence Seibert. Ho descritto la loro pregevole collaborazione nella ricerca sui microbi del cancro in Four Women Against Cancer: Bacteria, Cancer & the Origin of Life (2005). In Internet sono inoltre disponibili cospicue informazioni digitando “cancer bacteria” e/o “cancer microbes” su qualche motore di ricerca.


A destra: Alan Cantwell (autore di questo articolo) con Eleanor Alexander-Jackson ed Irene Corey Diller


Nel 1950 Virginia Livingston fu la prima scienziata a ravvisare che il microbo del cancro era un agente altamente pleomorfico strettamente collegato ai micobatteri acid-fast che provocano la TB. La chiave di volta per l’individuazione del microbo del cancro in coltura e nel tessuto canceroso fu la sua scoperta che in una qualche fase del proprio ciclo vitale il microbo si tingeva “acid-fast”; la scienziata e le sue colleghe riportarono che le varie forme pleomorfiche del batterio del cancro erano simili a virus, a micoplasma e a funghi.

Quando comparve l’AIDS, io fui il primo ricercatore ad avanzare l’ipotesi che la causa del sarcoma di Kaposi “classico” fossero batteri acid-fast. Prima della scoperta dell’HIV, avvenuta nel 1984, Cantwell riportò che batteri acid-fast erano potenzialmente reperibili nei linfonodi ingrossati che costituivano la fase iniziale dell’AIDS (il cosiddetto “complesso correlato con l'AIDS”), nonché nel sarcoma di Kaposi correlato con l’AIDS (il macabramente definito “cancro dei gay”) e negli organi danneggiati dall’AIDS nell’autopsia di un caso di AIDS con esito mortale. Questa ricerca venne pubblicata su alcune riviste mediche e riassunta in breve nel mio libro del 1984 dal titolo AIDS: The Mystery and the Solution. Comunque sia, tutte queste scoperte furono inspiegabilmente ignorate dagli esperti.


L’importanza del test HIV

Nonostante le solenni affermazioni di coloro che contestano l’opinione condivisa sull’AIDS, un test HIV “positivo” è di primaria importanza, in quanto foriero di una potenziale imminente soppressione del sistema immunitario e di infezioni opportunistiche concomitanti con l’AIDS conclamato. Questo è il motivo per cui è necessario evitare infezione sessuale da HIV e sottoporsi, quando indicato, al test degli anticorpi dell’HIV. Quando si sottopongono individui al test dell’HIV non si controlla direttamente la presenza del virus ma, piuttosto, degli anticorpi contro il virus stesso.
Ad ogni modo, onde sviluppare un esame del sangue di laboratorio per verificare l’HIV è stato necessario approntare massicce colture di HIV in laboratorio. In che modo lo si è realizzato? Come sappiamo che le colture HIV di laboratorio sono virus “puro”? Come possiamo avere la certezza che il test del sangue per l’HIV sia una reazione unicamente all’HIV? È possibile che micoplasmi simili a virus abbiano contaminato la coltura HIV di laboratorio? È possibile che l’HIV sia una forma simile a virus di micobatteri della TB e/o micoplasma simile a virus? Questi sono alcuni degli interrogativi che si pongono alcuni ricercatori.


L’HIV è un “virus”?

Sebbene alcuni ricercatori nutrano dubbi in merito, si sostiene universalmente che l’HIV è un virus. Una delle ragioni dei dubbi è la discutibile “purezza” dell’HIV in coltura. Diversamente dai batteri, che si possono far crescere in coltura artificiale, i virus hanno bisogno di essere coltivati in cellule viventi. Nel 1984, con grande difficoltà e tecniche discutibili, l’HIV venne infine isolato in coltura di cellule nel laboratorio di Robert Gallo.

In Science Fictions: A Scientific Mystery, A Massive Cover-Up, and the Dark Legacy of Robert Gallo (2002), lo scrittore premio Pulitzer John Crewdson presenta un assai dettagliato e poco lusinghiero resoconto della scoperta dell’HIV, sottolineando che il laboratorio di Gallo coltivò l’HIV miscelando il sangue di un malato di AIDS con quello di altri dieci malati affetti dalla stessa patologia. Tale miscela fu impiantata in una coltura cellulare di tessuto formata da una “linea di globuli bianchi” derivata da un paziente affetto da cancro del sangue. Da questa ‘pozione magica’ infine si ottenne abbastanza HIV da consentire la realizzazione del test del sangue per l’HIV elaborato da Gallo. Non sorprende che alcuni fra i ricercatori e coloro che contestano l’opinione condivisa sull’AIDS mettano in discussione la “purezza” della coltura dell’HIV in laboratorio nonché l’accuratezza dell’esame del sangue nel dimostrare l’infezione da HIV.

In AIDS, Cancer and Arthritis: A New Perspective (2005), la microbiologa Phyllis Evelyn Pease sostiene che il raggruppamento di virus da molteplici pazienti per coltivare l’HIV “potrebbe quasi garantire l’isolamento di micoplasmi”. La microbiologa teme che nella linea cellulare cancerosa impiegata per coltivare l’HIV possa essere presente micoplasma non rilevato, notando che i micoplasmi “sono in grado di persistere in forma occulta ma vitale e quindi di determinare ulteriori errori nelle aree della sierologia, biochimica e biologia molecolare”.

Tradizionalmente, in laboratorio i “virus” sono stati fisicamente separati dai batteri tramite l’impiego di filtri. Con filtri di dimensioni appropriate i virus di dimensioni minori passano attraverso il filtro, lasciando indietro i batteri di dimensioni maggiori. Tuttavia, in realtà la linea di demarcazione fra batteri e virus non è così elementare.

Pease scrive che

“ora viene ampiamente riconosciuto che elementi più piccoli dei batteri, micoplasmi compresi, non rimangono esclusi tramite il processo filtraggio”.

La microbiologa spiega che

“in passato tali forme filtrabili sono state identificate come virus sino a quando non sono state riconosciute in quanto batteri, vale a dire micoplasmi, in virtù della loro capacità di crescere in [un] medium privo di cellula”;

in breve, ella indica che alcuni retrovirus come l’HIV potrebbero essere “forme sub-cellulari di batteri”.

Lawrence Broxmeyer è un medico convinto che a provocare l’AIDS siano batteri simili a quelli della TB. In AIDS: What the Discoverers of HIV Never Admitted – Is AIDS Really Caused by a Virus? (2003), Broxmeyer passa in rassegna la letteratura medica e trae la conclusione che il Mycobacterium tuberculosis, forse di concerto con altre specie di batteri acid-fast (come il Mycobacterium avium), è la probabile causa dell’AIDS e delle anomalie del sistema immunitario che si accompagnano a tale patologia.

Broxmeyer ipotizza che l’HIV

“è semplicemente una delle forme-L [vale a dire forme simili a micoplasma] di…micobatteri atipici”.

Sulla quarta di copertina del libro di Broxmeyer si legge:

“Un tempo pochi scienziati politicamente influenti cacciarono in gola all’America, e quindi al mondo, una teoria fallace sull’origine e la causa dell’AIDS. Nondimeno siamo tuttora indotti a credere di essere fortunati che i retrovirus, scoperti solo negli anni Settanta, furono per l’appunto scoperti appena in tempo per qualificarli in un’epidemia killer di AIDS. Anche se al momento attuale è arduo trovare qualcuno che contesti apertamente la nozione dell’HIV in quanto causa dell’AIDS, in privato sempre più persone esprimono i loro dubbi in proposito.”

Broxmeyer è convinto che le prospettive di una cura o un vaccino contro l’AIDS dipendano dal riconoscimento dei batteri della TB in quanto causa sottostante della patologia.


Per quale motivo nell’AIDS i batteri hanno una tale importanza?

L’epidemia di AIDS rappresenta un disastro per la razza umana. Venticinque milioni di individui sono già morti, e fra questi mezzo milione di cittadini statunitensi. Al momento quaranta milioni di soggetti sono affetti da HIV [nel 2009, ndr]. Per l’AIDS non esiste una cura riconosciuta e l’attuale trattamento è talmente dispendioso che ben pochi individui al mondo se lo possono permettere senza sussidi.

L’AIDS rappresenta un’industria miliardaria e per la ricerca su tale patologia sono stati stanziati miliardi di dollari, il tutto in base alla semplicistica convinzione che la malattia sia provocata unicamente da un virus.
Il ruolo dei batteri nella ‘produzione’ dell’AIDS viene in larga parte ignorato, anche se Luc Montagnier (il primo a scoprire l’HIV presso l’Istituto Pasteur) ritiene che i micoplasmi siano un cofattore necessario affinché l’HIV uccida le cellule.
Malauguratamente, Montagnier sembra non essere a conoscenza dei rapporti e dei libri pubblicati dal sottoscritto, indicanti la presenza di batteri nel tessuto danneggiato dall’AIDS, nonché della mia ipotesi che tali batteri rappresentino forme di batteri simili a micoplasma e privi di parete cellulare connessi a micobatteri acid-fast.

L’elaborazione di trattamenti contro batteri è meno complessa di quella relativa ai virus. Se i batteri simili a quelli della TB sono essenziali affinché l’HIV determini l’AIDS, allora sarebbe possibile sviluppare antibiotici e forse vaccini volti a contrastare tali agenti patogeni.
Anche se i micobatteri acid-fast sono stati ignorati in quanto agenti infettivi che inducono AIDS e cancro, nella letteratura medica esistono riscontri sufficienti a giustificare ulteriori indagini nonché il riconoscimento di tali batteri in quanto potenziali agenti eziologici.    ∞

Tratto da Nexus New Times n.78, febbraio - marzo 2009


L’autore:
Alan Cantwell, MD, dermatologo in pensione, è autore di The Cancer Microbe: The Hidden Killer in Cancer, AIDS, and other Immune Diseases e di Four Women Against Cancer: Bacteria, Cancer and the Origin of Life, ambedue pubblicati da Aries Rising Press (PO Box 29532, Los Angeles, CA 90029 USA, http://www.ariesrisingpress.com).

Negli USA i suoi libri sono disponibili presso Amazon.com e tramite Book Clearing House, numero verde 1 800 431 1579.
Il Dr. Cantwell è contattabile via email presso alancantwell@sbcglobal.net.

Nota del Direttore:
Il documento del Dr. Cantwell "Do TB-type bacteria cause AIDS" è stato pubblicato per la prima volta sul Journal of Independent Medical Research (JOIMR 2007; 5(1):1); è disponibile – con fotografie e riferimenti – come documento PDF presso la pagina web del JOIMR, http://www.joimr.org/JOIMR-2007-5-1-Cantwell.pdf.


Riferimenti selezionati 

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