Con il nuovo saggio Chi ha ucciso Rino Gaetano? (rEvoluzione Edizioni, aprile 2016) ho portato alla luce una serie di elementi nuovi e inediti, supportati da un fitto apparato documentale, sulla figura umana e artistica del cantautore calabrese.
Alcune questioni erano da me già state affrontate in un primo e diverso libro pure dedicato a Rino Gaetano: il precedente saggio Rino Gaetano, la tragica scomparsa di un eroe aveva però sollevato le obiezioni da parte della sorella Anna e di persone che avevano conosciuto Gaetano. Avevo infatti avanzato la sua presunta adesione a una loggia massonica e la natura non accidentale del sinistro stradale che gli costò la vita il 2 giugno 1981. Ciò mi ha spronato ad approfondire entrambe le questioni, intervistando altri amici dell’artista crotonese.
Le mie indagini e le interviste raccolte hanno fatto emergere delle interessanti novità, comprese per quanto riguarda l’incidente stradale in cui perse la vita il cantautore, delle attività politico-istituzionali dibattute in sede ufficiale in Parlamento.  Le conclusioni delle mie ricerche sono contenute quindi nel mio ultimo saggio.


LA PRESUNTA AFFILIAZIONE MASSONICA

Uno dei punti più controversi e che più accende gli animi dei tanti estimatori gaetaniani. Le testimonianze dei due più cari amici di Rino, cioè il suo addetto artistico Franco Pontecorvi, oggi attivo manager nel mondo della ottica, e Domenico Messina, compagno di scuola  a Narni e poi assiduo frequentatore a partire dai primi successi discografici (fornendo, tra l’altro, i veicoli per Rino e tutto lo staff tecnico-musicale che a lui si accompagnava per i tour musicali in tutta la penisola), scartano in modo categorico, così come la sorella Anna Gaetano, qualsiasi affratellamento massonico dell’artista. A ben riflettere una iscrizione organica o meno alla galassia massonica  di Rino può tranquillamente restare sullo sfondo,  ciò che veramente suscita interesse, anche approdando alla conclusione che non fosse massone dando perciò  il giusto risalto alle dichiarazioni delle persone che più lo hanno frequentato e gli sono state vicine,  è la sua conoscenza del fenomeno “massoneria”  nonché il riscontro di circostanze che lo riconducono, finanche obtorto collo, agli ambienti dei Liberi muratori. 

Una conferma esplicita della cognizione che Rino ha della massoneria si ricava da una significativa dichiarazione che rilascia nel corso di una intervista concessa subito dopo la roboante affermazione di Gianna al festival di Sanremo, arriva terzo e venderà tra Italia e all’estero circa un milione di copie del 45 giri. Al giornalista Manuel Insolera riferisce letteralmente, sviando senza alcuna apparente ragione dalle tematiche squisitamente musicali dell’articolo, che la kermesse festivaliera (e il mondo discografico)  è paragonabile ad un “ordine massonico”. Nei suoi testi indugia nel richiamare episodi e personaggi riconducibili in modo diretto alle storie e alle idee della massoneria, lo fa spesso anche in modo ironico se non irridente. Ad esempio in Sfiorivano le viole  evoca, oltretutto senza nessun nesso logico con l’intro amorevole e sentimentale della prima parte della canzone,  la rivoluzione americana, cioè il primo e grande sommovimento ispirato e guidato da massoni, nonché  il marchese LaFajette, Bismark, Mameli, tutti  personaggi storici in osmosi con la libera muratoria e le relative idee. Con un tocco di ironia canta che Mameli ha scritto “un pezzo in gran voga” (come è noto l’ottocentesco “Fratelli d’Italia”) per sottolineare come ancora sia attuale, perciò in gran voga, la rilevanza e il potere dei “fratelli” massoni. In un altro brano si vede prematuramente morto, nel Compleanno della zia Rosina racconta, mostrando di irridere la gente che bestemmia e che ce l’ha con lui, che (nell’aldilà) riderà. Con chi sceglie di ridere idealmente all’altro mondo il geniale artista? Con CLEME, sembrando far riferimento proprio a Clemente XII cioè il primo pontefice della storia che, nella metà del settecento, emise una bolla contro la massoneria, definita una setta pericolosa e che mira a distruggere la religione cattolica e l’ordine sociale. Recentemente Stefano Bisi, l’attuale Gran Maestro venerabile della loggia massonica più potente d’Italia, nel discorso ufficiale di insediamento nomina esplicitamente Rino Gaetano e il testo di una sua canzone inedita e misconosciuta Nuoto a farfalla. Rino Gaetano non è massone tuttavia la sua figura artistica e i suoi testi non lasciano indifferenti i “fratelli” , infatti il Gran Maestro nell’insediamento ufficiale alla guida della loggia potentissima quale è il Grande Oriente d’Italia, in presenza di tutti i massimi, impettiti e flemmatici dignitari della libera muratoria più influente nella penisola (e all’estero con le logge delle singole nazioni), non sceglie di pronunciare  nomi e concetti a caso.

Obtorto collo la figura del cantautore calabrese si accosta, ancora una volta, alla fenomenologia massonica. E ancora, la giornalista Elisabetta Ponti lo scorso anno ha rilasciato una intervista ove riferisce del suo stretto rapporto di amicizia con Rino e di  aver parlato più volte di massoneria con l’artista quando emerse che suo padre (di Elisabetta Ponti) risultò nell’elenco della P2, la tentacolare e super potente loggia guidata da Licio Gelli. La giornalista dichiara che Rino non mostrava particolari interessi sull’argomentando pur abbandonandosi a riflessioni criptiche, non intelligibili. Tuttavia le dichiarazioni della Ponti più che allontanare  l’ipotetico accostamento Gaetano-Massoneria lo avvicinano, paradossalmente, di più. Infatti è decisamente interessante apprendere che una delle amiche più intime e care di Rino sia stata la figlia di Lionello Ponti, cioè la persona materialmente e umanamente più vicina al Gran Maestro Licio Gelli. Lionello Ponti, infatti, era addirittura il medico personale e di fiducia di Gelli! 
Tra l’altro la Ponti riferisce un dato oggettivamente non esatto,infatti non può aver parlato “molte volte” di massoneria con Rino Gaetano poiché la lista della P2 venne resa pubblica dal Governo Forlani sono alla fine del maggio 1981, come è noto Rino Gaetano morì pochissimi giorni dopo. Quindi  in quel ristrettissimo lasso di tempo, con l’artista comunque impegnato e in giro  per le sue attività musicali, non si poteva assolutamente riscontrare il tempo di parlare “molte volte”  di massoneria. 

In una sorta di ideale e intrigante saga Rino Gaetano-Liberi Muratori si inserisce, tra le tante cose,  un articolo uscito in occasione della sua morte e passato inosservato nonostante i contenuti insoliti e interessanti, pubblicato su un diffuso e importante quotidiano nazionale. Tale pezzo giornalistico viene focalizzato nel libro per i temi affrontati, tra l’altro il giornalista che lo realizzò 35 anni fa si firma solo con due lettere. L’atipicità dell’articolo deriva da accostamenti tra i testi gaetaniani e fatti e accadimenti della p2, loggia nominata esplicitamente, più un singolare elemento. A distanza di 35 anni il giornalista che ha vergato il singolare articolo cogliendo parallelismi tra testi di Rino e fatti massonici, nonostante scrivesse su un quotidiano importantissimo, non risulterebbe identificabile. Nel libro si evidenzia che le richieste per dargli identità, rivolte alla redazione del quotidiano, sono risultate vane. 
Insomma Rino Gaetano non era un “fratello” massone  ma sicuramente, si sottolinea nel libro, era a conoscenza dell’universo ideale e storico della Libera muratoria.  


 

L’INCIDENTE MORTALE

Sul sinistro letale del 2 giugno 1981 nel primo libro dedicato al cantautore si sono sollevati dubbi e sottolineate anomalie e stranezze involgenti pure i successivi soccorsi. Anche su tali aspetti sono emersi dei risvolti assolutamente nuovi poiché sottaciuti dai massmedia, li riporto nel nuovo libro edito da rEevoluzione Edizioni. Addirittura ho portato alla luce una interrogazione parlamentare rivolta per iscritto al Governo dell’epoca che chiede chiarimenti su quanto successe a Rino Gaetano in quella drammatica notte. La prematura scomparsa di Rino, quindi, fu oggetto di un dibattito politico-istituzionale instauratosi ufficialmente in Parlamento. L’Esecutivo risponde con un certo ritardo, circa 7 mesi dopo, tramite il ministro Renato Altissimo del PLI, una formazione politica ove vari esponenti risultavano essere in orbita massonica. Nonostante i tanti  mesi trascorsi la risposta  governativa è assolutamente generica, carente e anziché chiarire i dubbi li moltiplica a dismisura. Non si verrà a sapere, tra le varie cose, anche in presenza della azionata interrogazione in Parlamento, l’orario esatto dell’incidente, non si conosce chi chiamò i soccorsi, da quale posto telefonico, né si è a conoscenza tramite quali modalità venne chiamata una unica ambulanza, nonostante vi fossero in strada un uomo esanime sull’asfalto (il camionista che si scontrò con l’auto di Rino) ed un altro immobile in macchina. Non si precisa perché la unica ambulanza intervenuta fosse dei Vigili del Fuoco, non si precisa in nessunissimo modo perché ospedali sollecitati per ogni possibile intervento quella notte non attuarono nessunissimo tipo di soccorso e cure (il Governo indica addirittura nel numero di 6 gli ospedali allertati e che non fornirono risposte), non si precisa perché Rino Gaetano fu portato in un ospedale, il Policlinico, che all’epoca era del tutto privo del reparto di traumatologia (e non, come falsamente dissero i giornali, solo provvisoriamente e fatalmente non funzionante quella notte). Non si precisa chi fu il traumatologo convocato al Policlinico, da chi e l’orario di chiamata, non si precisa chi fu il sanitario che attuò interventi di rianimazione e/o anestesia. Nella risposta il ministro Altissimo, facendo propria acriticamente una laconica e carente notula della Regione Lazio, non chiarisce nulla di tutto ciò, facendo scendere sulla vicenda il più completo oblio. Oltretutto il ministro parla di “sopravvenuto immediato decesso” laddove, e logicamente, ogni fatto, compresa la tragica evenienza della morte, o è immediato oppure sopravvenuto. In realtà dall’accadimento dell’incidente, la cui ora non si è precisata in modo definito, alla morte di Rino trascorsero alcune ore, almeno tre, con stranezze e incongruenze che portarono, appunto, dei parlamentari a chiedere immediatamente chiarimenti al Governo.

Nel nuovo saggio si sottolinea che la dinamica dell’incidente stradale non è stata affatto uno “scontro frontale” come dissero i mezzi di informazione dell’epoca, infatti i veicoli furono danneggiati non sulla parte anteriore-centrale ma entrambi rimasero incidentati e danneggiati solo sul lato anteriore destro, inoltre un albero di platano sito sul luogo dell’incidente rimase palesemente leso, squassato nel tronco. Quindi almeno uno dei due veicoli andò ad impattare velocemente contro il tronco della pianta. Insomma quella notte, senza testimoni, avvenne un incidente con modalità certamente diverse da quelle che fornirono i massmedia. Antonio Torres, il commerciante di frutta che conduceva il camion che collideva con la Volvo di Rino, ha riferito che svenne subito dopo l’incidente e che perse i sensi senza poter far nulla e, stranamente, senza che nessuno gli prestasse soccorsi e lo portasse in un qualsiasi ospedale per ogni evenienza.
Nel nuovo saggio aggiungo ed illustro un ulteriore elemento assai sconcertante, un caro amico di Rino Gaetano morirà prematuramente, sopravvivendo solo per pochi mesi ad un rovinoso incidente stradale dal quale sembrava essersi ripreso. Tale stretto frequentatore dell’artista svolgeva la  propria attività lavorativa presso  uffici consolari di una potentissima nazione straniera e la sua persona richiama, tra l’altro, un altro soggetto la cui identità coincide con il nome e il cognome di uno storico e importante agente della intelligence italiana, svincolato dai servizi segreti istituzionali ed ufficiali quali erano il SISMI e il  SISDE. Quest’ultimo opera, infatti,  nella sfera del cosiddetto “noto” servizio segreto cioè un apparato parallelo di agenti e di intelligence attivi in Italia sotto l’egida soprattutto della CIA.   

Ciò che emerge è sconvolgente, infatti nel libro si illustra  quale  pericolosa specializzazione caratterizzasse il cosiddetto Noto servizio segreto, con tanto di atti sequestrati dalla magistratura. Nell’ambito di tale servizio segreto si organizzavano incidenti stradali per uccidere persone ritenute scomode e tale si qualificava chi criticava la colonizzazione o la subordinazione politico-istituzionale dell’Italia rispetto alla superpotente nazione USA. 
Aldilà di ogni teorico rapporto che si volesse ipotizzare tra Rino e persone che gravitavano attorno a lui, è importante sottolineare che da taluni documenti sequestrati dalla magistratura negli anni settanta è emerso che  in Italia si progettavano ed eseguivano finti sinistri stradali per mettere a tacere persone valutate scomode per il potere da apparati in teoria riconducibili allo Stato (e di fatto etero- diretti dagli USA). 
Nel libro si affrontano altre varie tematiche involgenti la figura del geniale artista, siano esse umane ed artistiche. Tuttavia già solo a voler analizzare in modo esaustivo i due singoli aspetti uno inerente la sua dibattuta e solo presunta appartenenza ad una loggia massonica e l’altro riconducibile agli approfondimenti sul  letale sinistro si perviene ad una articolata quanto lunga serie di riflessioni e di allarmate e motivate valutazioni. Nel libro arrivo alla conclusione che Rino non era massone ma un profondo conoscitore del fenomeno dei liberi muratori e che l’incidente mortale non fu un caso ma una congegnata e volutamente letale pianificazione da parte di soggetti che già si erano macchiate le mani con simili, nefande imprese.