Nelle ultime settimane, negli ultimi giorni, mi è tornato di estrema utilità un mantra che avevo appreso e adottato alcuni mesi fa. Recita così:

“Anche se non so perché tutto questo sta accadendo, ha sicuramente un senso. Grazie.”

Converrete con me che cercare spiegazioni logiche e razionali a quanto si sta verificando in Siria, intorno alla penisola coreana, in Europa ma più in generale lungo tutto il pianeta assomiglia più al tormento di Sisifo che al lavoro d’inchiesta giornalistico. Prendiamo ad esempio il presunto attacco chimico in Siria di cui è stato immediatamente accusato il presidente Bashar al-Assad: nessuna inchiesta, nessuna valutazione, nessuna consultazione. Come da tradizione consolidata, gli Stati Uniti dell’era Trump prima hanno sparato e poi hanno chiesto chi è stato. Il bombardamento a colpi di missili Tomahawk dell’aeroporto militare siriano tuttavia presenta alcuni elementi ben poco chiari, come pure i filmati delle vittime del presunto attacco chimico, diffusi puntualmente dagli Elmetti Bianchi, notoriamente un’organizzazione umanitaria di facciata dei terroristi finanziati da Arabia Saudita e dagli altri attori di questo dramma che, se non fosse per le innumerevoli vittime, assomiglia sempre più a una farsa.

Memoria storica, zero.

La bufala delle provette di antrace agitate da Colin Powell, all’epoca segretario di stato USA, sotto il naso dei delegati dell’ONU il 5 febbraio 2003, costata l’invasione dell’Iraq e centinaia di migliaia di morti, sembra non suggerire nulla a tutti quei giornalisti incapaci di farsi e di fare qualche domanda giusta. Ad esempio, come avrebbe potuto Assad ordinare e far eseguire un attacco chimico se, dopo un’accusa analoga nel  2013 per l’episodio di Ghūṭa, grazie all’intermediazione russa aveva consegnato o distrutto il suo arsenale chimico e i relativi sistemi di produzione e stoccaggio, il tutto sotto la supervisione dell’ONU...

Oltretutto, proprio in quell’occasione, descrivendo l’operazione di smantellamento, il quotidiano La Repubblica scriveva: 

In quale località della Siria sia intervenuta la missione dell'Oiac (l'Organizzazione per l'interdizione delle armi chimiche, NdR) è una notizia coperta dal segreto. Quel che invece ispira ai tecnici sollievo è l'informazione sorprendente – divulgata dalle Intelligence russa e americana: la gran parte dell'arsenale chimico siriano è "inutilizzabile", e perciò i tempi saranno brevi. [...] Per la Casa Bianca e il Cremlino tutto questo appiana anche altre questioni: riduce il rischio che le tossine vengano nascoste dal regime, e attenua l'ansia in America che i jihadisti possano impossessarsene.

Non credo occorrano ulteriori commenti, né altro tempo e spazio da dedicare a quella che sembra proprio una gigantesca pantomima. Mi conforta la convinzione che nonostante tutto quello che viene messo in campo e rappresentato all’opinione pubblica planetaria, il tempo di questi giochi sia ormai giunto alla fine. Citando il titolo di una mia conferenza, mi domando: Emancipazione o Sottomissione? La scelta è nostra, e soltanto nostra.

T. B.


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