Recentemente una notizia ha fatto il giro del mondo. Una di quelle che avrebbe meritato ben maggiori attenzioni di uragani, terremoti e devastazioni varie che pure imperversano sul nostro pianeta, perché è forse il segnale più evidente e drammatico dello stato in cui esso versa davvero. Un lancio dell’agenzia Adnkronos di martedì 11 Ottobre 2005 titolava “Brasile: Rio Amazzoni in secca, stato di calamità in Amazzonia”. Analoghi titoli anche da parte di ANSA e Reuters, poi ripresi da vari quotidiani.

La pesante siccità che sta affliggendo la regione ha spinto il governatore Eduardo Braga a decretare lo stato di calamità in 62 Comuni dell'Amazzonia. Il Rio delle Amazzoni, il più grande fiume del mondo, è in secca e le popolazioni della zona sono tagliate fuori da qualsiasi rifornimento, cibo, carburante e medicinali. Dopo tre mesi di siccità, che uccide i pesci e paralizza i porti fluviali e l’industria, anche l’acqua potabile scarseggia. Uno degli affluenti, il Rio Negro, secondo l'Istituto Nazionale di Ricerche Speciali brasiliano ha toccato il livello più basso degli ultimi 103 anni.

“In 45 anni di vita non ho mai visto una cosa simile e nemmeno pensavo potesse accadere. E la cosa più grave è che non si prevedono piogge. Si tratta di un fenomeno ambientale di portata mondiale.” Questo è quanto ha dichiarato Braga.

Tanto per dare un’idea delle condizioni del Rio delle Amazzoni, a Tabatinga, vicino alla frontiera con la Colombia, dove era largo 1.300 metri e profondo 12, oggi scorrono due canali larghi una ventina di metri.

Vi sono danni gravissimi anche per la fauna. Milioni di pesci, di delfini amazzonici e di lamantini giacciono nel fango. Anche insetti, anfibi e molti rettili sono decimati dal clima estremamente secco che ha sostituito quello umido equatoriale. Un dirigente dell'Istituto Brasiliano dell'Ambiente ritiene che l'attuale siccità dei fiumi avrà effetti per almeno due anni. In alcuni laghi non giungono più immissari ed emissari, così molti pesci stanno morendo e altri non si riprodurranno, dato che la riproduzione ha luogo nei fiumi. Naturalmente, la pesca fluviale ne risentirà a lungo.

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Naturalmente, sui grandi media fanno più notizia gli uragani che imperversano nel Golfo del Messico (hanno persino finito le lettere per catalogarli, così la tempesta tropicale che si sta attualmente trasformando ha preso il nome di “Alpha”: altro giro, altra corsa…) di quello che da due anni sta montando nelle calde acque dell’ufficio di Patrick Fitzgerald, nominato “Special Counsel” (il che gli conferisce i poteri di Procuratore Capo), e che rischia di travolgere l’intera infrastruttura politica di Washington. In molti cominciano a pensare che l’uragano “Fitzgerald” stia per innescare una tempesta di proporzioni storiche, qualcosa che farà impallidire persino il famoso Watergate che costò la presidenza a Nixon. I responsabili del più grave (sinora) crimine del nuovo millennio, l’invasione di un paese sovrano come l’Iraq sulla base di inesistenti prove dell’esistenza di armi di distruzione di massa, costata decine di migliaia di morti civili e numerose perdite fra i militari statunitensi e “alleati” (non ultimi gli italiani), gli stessi che hanno ostacolato in ogni modo la creazione di una commissione davvero indipendente che facesse luce sulle innumerevoli anomalie relative ai tragici fatti dell’11 settembre 2001, e che confidavano nella totale sottomissione di giornali e televisioni, evidentemente non hanno fatto i conti con quel mastino di Fitzgerald, al quale è stata conferita la assoluta e totale autorità di “investigare e perseguire violazioni a qualunque legge penale federale relativa alla presunta rivelazione non autorizzata (in riferimento al caso Plame, ndr), come pure crimini federali commessi nel corso di, e con l’intento di, interferire con tale indagine, come falsa testimonianza, ostruzione della giustizia, distruzione di prove e intimidazione di testimoni; di condurre udienze relative alle questioni in fase di indagine e/o di incriminazione…”

Insomma, per l’amministrazione Bush, Patrick Fitzgerald è il peggiore incubo: la sua reputazione lo tratteggia come un procuratore brillante e indomito, spinto da una insana passione per la verità. Sembra inoltre che poche cose lo mandino in bestia come qualcuno che gli racconta balle… ed è ormai risaputo che nel campo di Bush nessuno sembra in grado di dire mai la verità, in nessuna circostanza, in primis lo stesso presidente (interrogato da Fitzgerald per oltre un’ora).

Dati i presupposti, ovvero un presidente incapace di raccontare la verità e un procuratore dall’integrità immacolata e per nulla disposto ad ascoltare frottole, la conclusione è che Bush verrà incriminato, insieme ad ogni membro della sua amministrazione che ha partecipato ai suoi misfatti. Sembra evidente che Fitzgerald stia cercando di provare che Karl Rove abbia lanciato un’operazione segreta, volta a creare i famosi documenti falsi, per poi cospirare allo scopo di esporre Valerie Plame una volta scoperto che la sua frode stava per essere smascherata dal marito di quest’ultima, l’ambasciatore in Iraq Joseph Wilson. Pare che Fitzgerald abbia richiesto copia dell’indagine effettuata dal governo italiano in merito ai falsi documenti che attestavano un inesistente accordo fra Saddam Hussein e il governo nigeriano per la fornitura di una partita di uranio. Questi documenti saltarono fuori in seguito a un incontro presumibilmente tenuto a Roma nel dicembre del 2001, cui parteciparono il neo-conservatore Michael Ledeen, Larry Franklin, Harold Rhodes, nonché Niccolò Pollari (capo del SISMI) e Antonio Martino (ministro della difesa).

E mentre in Iraq proseguono imperterriti e sempre più devastanti gli attacchi “suicidi”, salta fuori che l’unità antiterrorismo dell’FBI sta indagando su un traffico di auto rubate negli USA e utilizzate poi come bombe negli attentati che stanno insanguinando il paese. Preferisco non dilungarmi sui possibili scenari evocati da questa notizia: ormai, anche di fronte all’evidenza, si rischia sempre di passare per paranoici… e allora cambiamo argomento, e parliamo della proverbiale genialità russa (come gli italiani, anche questo popolo ha fatto tesoro della massima “di necessità, virtù”…) che in campo aeronautico ha fruttato una nuovissima tecnologia “stealth” che surclassa quella statunitense sia nelle prestazioni che nei costi, infinitamente inferiori. Mentre i velivoli stealth (cioè invisibili ai radar: F-117, B-2 e, in qualche misura, l’F-22 Raptor che sinora si sta dimostrando un mezzo fallimento…) di fabbricazione USA, per deflettere le emissioni dei radar si basano sulle particolari geometrie con cui viene progettato nonché sui materiali coi quali viene costruito un velivolo, su quelli russi verrà semplicemente installato un compatto generatore che circonderà l’aereo (qualunque tipo di aereo: questo vuol dire che le sue capacità operative non saranno subordinate e sacrificate al design, qui del tutto ininfluente) con una “nube” di plasma che, semplicemente, assorbirà dette emissioni in modo assai efficace, probabilmente più delle controparti statunitensi. A quando uno schermo deflettore come quello dell’Enterprise di “Star Trek”?

Nel frattempo in tutto il mondo l’attività UFO continua a regalarci nuove sorprese, come questo strano oggetto ripreso da una telecamera di sorveglianza messicana…

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…o quest’altro, fotografato sempre in Messico durante le sue evoluzioni…

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…o ancora questo, osservato stazionare sopra Santiago del Cile.

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Per concludere, una segnalazione milanese dei famosi “cerchi di luce”: secondo l’autore, il fenomeno era una semplice rifrazione dovuta a un palazzo di fronte, e in questo caso non ho alcun motivo di dubitarne.

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Tuttavia, alla luce (!) della casistica mondiale, non posso fare a meno di domandarmi come mai, se la spiegazione è così semplice, questo fenomeno non è stato mai notato prima e come mai non si è ancora pensato di replicarlo fedelmente, in modo da chiudere qualunque discussione sulle sue origini…