Negli ultimi mesi c’è stata una grossa speculazione sbagliata sul fatto che l’Iran sia stato spinto fuori dal regime di mercato dei petrodollari e che quindi la sua economia imploderà in quanto il paese non avrà più accesso al biglietto verde e non potrà condurre trattative internazionali – questo sarebbe il fattore trainante con cui le sanzioni economiche internazionali cercano di rovesciare il governo locale soffocando l’economia iraniana.E mentre ci sono stati periodi con una rilevante inflazione interna, che il governo è riuscito a controllare frenando la speculazione alimentata dal “mercato grigio”, l’Iran continua a portare avanti piuttosto allegramente i suoi commerci internazionali particolarmente con Cina, Russia e India, i suoi maggiori partner commerciali.

“Come è possibile tutto questo?” si chiederanno tutti quelli che sostengono l’embargo occidentale contro il commercio iraniano. Semplice: ORO.

Perché mentre l’Iran potrebbe incontrare difficoltà a raccogliere dollari, ha ampio accesso all’oro.

Ma questo di per sé non costituisce una novità, è stato già detto in passato che l’Iran ha importato notevoli quantità di oro dalla Turchia, mangrado le categoriche smentite del governo di Istanbul. Oggi, grazie alla Reuters abbiamo capito qual è la Nuova Via della Seta, del 21º secolo e quanto sia stato abile l’Iran ad evitare di essere usato come cavia di laboratorio nell’esperimento dei petrodollari, presentando un nuovo esperimento i “Petro-oro”

Tutto comincia, esattamente al contrario di quello che dichiara il governo turco (1)  spiega la Reuters:  Ci sono corrieri che trasportano milioni di dollari in lingotti d’oro nei loro bagagli a mano e volano da Istanbul a Dubai, dove l’oro viene inviato verso l’Iran, secondo quanto dice chi conosce il business e le somme in gioco sono enormi.

I dati ufficiali del commercio turco dicono che quasi due miliardi di dollari USA in oro sono già stati inviati a Dubai per conto di compratori iraniani, nel solo mese di agosto. Le spedizioni aiutano Teheran a gestire le sue finanze che devono fronteggiare le sanzioni finanziarie dell’Occidente.

Le sanzioni, imposte per il controverso programma nucleare iraniano, lo hanno in gran parte escluso dal sistema bancario globale, rendendo difficile poter effettuare trasferimenti internazionali di denaro. Con l’uso  di oro fisico, l’Iran può continuare a muovere la sua ricchezza oltre le  frontiere.

Quindi …. l’oro è denaro sonante ?  Certo perché è accettato da tutti.
Si tratta di una riserva di ricchezza, è un mezzo di scambio?  Sarebbe bene che qualcuno lo dicesse anche al Presidente (USA). Potrebbe non esserne a conoscenza. Comunque pare proprio che sia un mezzo di scambio almeno per quei paesi che non devono fare i conti tutti i giorni con un milione di miliardi di dollari di derivati che possono, in qualsiasi momento, diventare armi di distruzione immediata di massa.

“Ogni moneta ha una sua identità, ma l’oro è un valore senza identità. L’oro è il valore assoluto,  dovunque tu vada”, ha detto un trader di Dubai, uno che conosce bene  come funziona il commercio dell’oro tra la Turchia e l’Iran.

Non si sa dove va a finire l’oro quando arriva in Iran, ma vista la mole delle operazioni che passano per Dubai e la loro continua crescita sembra chiaro che il governo iraniano giochi un ruolo importante. Il commerciante di Dubai ed altre fonti parlano alla Reuters in forma anonima, per la sensibilità politica e commerciale della questione.

Ma che ci guadagna la Turchia? Ci guadagna qualcosa che ha l’Iran e di cui la Turchia ha bisogno, naturalmente. L’Iran vende petrolio e gas alla Turchia che però, a causa delle sanzioni europee, non può pagare né in dollari né in euro. Così l’Iran accetta il pagamento in  lire turche: le lire hanno un valore molto limitato come valuta da usare sul mercato internazionale ma sono l’ideale per fare uno shopping d’oro nella stessa Turchia.

Così in un mondo dove chiunque rifiuti dollari è considerato un folle, l’Iran e la Turchia in silenzio ed efficacemente hanno trovato la loro scappatoia scambiando risorse naturali con una valuta locale che serve per comprare oro, che serve per comprare qualsiasi cosa, o meglio serve all’Iran per comprare tutto quello di cui ha bisogno da tutti quei paesi che se ne fregano dell’embargo europeo ed americano. Come i paesi dell’Africa per esempio.

Ciò che preoccupa è che anche Dubai sta cominciando a fare questo gioco e questo andazzo potrebbe diventare un modello da imitare per quei paesi che non hanno paura di ignorare l’embargo dello zio Sam:  a marzo di quest’anno, quando le sanzioni bancarie cominciarono a colpire duro, Teheran ha cominciato ad aumentare fortemente i suoi acquisti di lingotti d’oro dalla Turchia, questo secondo dati commerciali del governo turco.

Le esportazioni d’oro dalla Turchia verso l’Iran sono arrivate a 1,8 miliardi di dollari, lo scorso luglio, pari a oltre un quinto di tutto il deficit commerciale della Turchia in quel mese.

Ma qualche mese c’è stato un improvviso crollo delle esportazioni d’oro turche verso l’Iran e questo però ha coinciso con un improvviso balzo delle vendite d’oro verso gli Emirati Arabi.

La Turchia ha esportato un valore totale di 2,3 miliardi di dollari di oro nel mese di agosto, di cui 2,1 miliardi di dollari era in lingotti. Poco più di 1,9 miliardi, circa 36 tonnellate, è  andata negli Emirati Arabi Uniti, (dati  Ufficio di Statistica della Turchia). Nel mese precedente, a luglio, la Turchia aveva esportato solo 7 milioni di dollari di oro verso gli Emirati Arabi Uniti quando le esportazioni d’oro dirette verso l’Iran avevano oscillato, come ogni mese dallo scorso aprile, tra 1,2 miliardi e  1,8 miliardi di dollari.
La spiegazione di questi flussi alternati di spedizioni, la può dare facilmente il trader di Dubai che parla di spedizioni indirette per sviare la pubblicità che comincia a parlare troppo di questa storia.

Commercianti, gioiellieri e analisti di Dubai dicono che la domanda d’oro durante agosto non è aumentata globalmente e che la maggior parte delle spedizioni per gli emirati doveva proseguire per l’Iran. Con che mezzi  prosegua verso l’Iran non lo dicono chiaramente, ma sembra che una gran parte venga caricata sui “sanbuchi” che da sempre attraversano il Golfo Persico (largo solo 150 km nel punto più stretto).

Anche un commerciante turco conferma che Teheran ha preferito spedizioni indirette perché la stampa aveva cominciato a parlarne troppo.

Ma che succederebbe se gli USA chiedessero a Dubai di fermare il commercio con l’Iran?

Quasi nulla: un altro paese si offrirebbe di rimpiazzare il ruolo di Dubai nel triangolo d’oro, e poi ce ne sarebbe un altro, e poi un’altra ancora. Dopotutto l’affare è molto buono, praticamente è lo stesso sistema che ogni giorno permette alle banche di lucrare sui flussi di azioni e di obbligazioni .

Che cosa succederebbe se la stessa Turchia chiudesse la porta?

I buyers potrebbero difendere i loro acquisti contro le interferenze del governo turco. Le strette relazioni con l’Iran hanno cominciato ad inasprirsi in quanto i due Stati si trovano in campi opposti rispetto alla guerra civile siriana, con la Turchia che vuole la cacciata del Presidente  Bashar al Assad mentre l’Iran resta un fedele alleato di Assad.

Se Bashar dovesse cadere l’Iran dovrebbe semplicemente trovare un altro paese che ha bisogno di greggio, e nella regione ce ne sono molti in giro, poi basterebbe chiedere il pagamento in oro per mantenere a galla il ciclo petro-oro.

Colmo dell’ironia è che, nonostante tutte le palesi ostilità tra l’Iran e la Turchia, sul caso Siria le due nazioni continuano a fare affari facendoci dubitare su quanto possano essere credibili tutte le animosità che esistono in Medio Oriente, tra un paese e l’altro o tra una etnia e l’altra. Non sorprende che l’oro possa appianare immediatamente qualsiasi divergenza, tra qualsiasi paese.

Ma alla fine la verità è che nessuno sta violando le regole. Non c’è nessuna legge che dice che il commercio d’oro stia violando le sanzioni internazionali contro l’Iran. Le sanzioni Onu bandiscono le spedizioni di materiali nucleari e congelano i beni di alcune persone o società iraniane ma non vietano la maggior parte dei commerci.

(omissis)

Uno spedizioniere che lavora all’aeroporto di Istanbul dice che sono partiti molti corrieri su Turkish Airlines e su Emirates portando nei loro bagagli a mano il prezioso metallo per evitare il rischio che il bagaglio si perdesse. Ogni passeggero non può portare più di 50 chili d’oro e in questo modo sembra che parecchie centinaia di passeggeri, nel mese di agosto, abbiano portato l’oro a Dubai per conto dell’Iran.

“E ‘tutto legale, dichiarano la spedizione in dogana, danno il loro codice fiscale ed è tutto registrato, quindi non c’è nulla di illegale in tutto questo”, ha detto il broker. “Al momento c’è un bel po’ di traffico a Dubai. Come è stato per tutto settembre e ottobre.”

Dati commerciali mostrano che quasi l’intera esportazione d’oro della Turchia verso gli Emirati è stata gestita da un gruppo di società registrate a Smirne. I doganieri dell’aeroporto non hanno divulagato la lista di queste società alla Reuters, perché l’informazione è confidenziale e si vuole evitare il rischio di attrarre una non gradita attenzione delle autorità USA su società che non vogliono essere coinvolte.

E il gioco è fatto: un sistema perfettamente funzionante tra le due parti che effettuano una transazione senza lasciare nessuna traccia alle loro spalle.
Ma ancora più importante è che questo balletto è il modello del futuro, per cui sempre più paesi potranno eludere l’assoggettamento al regime dei petrodollari , così onnipresente per tutto il secolo passato, ma che ormai si sta lentamente ma inesorabilmente indebolendo a favore di paesi che non dispongono di dollari ma che non sono insolventi, e che producono molti beni necessari  al resto del mondo.

Tyler Durden è uno pseudonimo usato dagli autori di Zero Hedge

Fonte: http://www.businessinsider.com Link: http://www.businessinsider.com/how-iran-evades-oil-sanctions-with-gold-2012-10
24.10.2012

Traduzione per ComeDonChisciotte a cura di ERNESTO CELESTINI

Nota :

 

Trattto da Comedonchisciotte.org

di Tyler Durden - 31 ottobre 2012.