Il latte umano offre al neonato un nutrimento essenziale, ma non solo: il contatto di pelle dell’allattamento al seno ha dei vantaggi psicologici e aiuta il bambino a sviluppare pienamente il suo potenziale.



di Patricia Hatherly


  L’oro, e in particolare l’oro bianco, storicamente ha avuto e continua ad avere un significato speciale per chi si interessa di crescita spirituale. Tuttavia, la verità più profonda è che la sostanza più mistica del pianeta è il latte umano, che completa l’atto della creazione iniziato nell’utero e fornisce all’individuo la migliore opportunità per svilupparsi al meglio fisicamente e psicologicamente. Per questo, è l’oro bianco dell’alchimista e si può notare, curiosamente, come l’antico simbolo alchemico dell’oro, il cerchio con un punto al centro, sia anche una rappresentazione molto elegante di una mammella!

  Il latte è una sostanza che tendiamo a dare per scontata, un alimento che utilizziamo in cucina come ingrediente di preparazioni dolci e salate. Eppure gli esseri umani sono gli unici mammiferi che continuano a consumare il latte anche dopo lo svezzamento, e che bevono il latte di altri mammiferi. Perché? Al di là del fatto che i latticini sono una scelta alimentare di facile reperibilità e buon apporto nutrizionale, la risposta più plausibile è che gli umani sono gli unici primati che tendenzialmente non allattano per il periodo standard pari a sei volte la durata della gestazione, che nel nostro caso è di 54 mesi. Sotto questo aspetto, in tema riproduttivo gli umani mostrano tratti più affini ai rettili. Per questo durante la vita cerchiamo di recuperare e desideriamo ciò che ci è mancato da bambini, perché il latte offre un nutrimento interiore, sia a livello fisico che psicologico.
  Il latte è un mitico simbolo di immortalità che si trova in varie tradizioni culturali e letterarie, fra cui quelle celtica, cristiana, greca, indù e islamica. Gli Israeliti cercavano la “Terra del latte e del miele”, mentre a Maometto è attribuita la frase che “sognare il latte significa sognare di sapere e conoscenza”. Il mito induista della conquista dell’immortalità descrive come i Deva e gli Asura abbiano rimestato per 1000 anni l’Oceano di Latte finché non affiorò in superficie il prezioso elisir (amrita). Dopo una battaglia, furono i Deva a prevalere e bevendo l’amrita ottennero l’immortalità e governarono il cosmo, mentre gli Asura furono confinati a regnare sui visceri della Terra e le profondità oceaniche. Tutti i figli di Zeus dovevano essere allattati da Era per poter ottenere l’immortalità. Si dice che quando Era venne disturbata da Zeus che le aveva fatto allattare Ercole durante il sonno, il suo latte si disperse per il firmamento, creando la Via Lattea: la nostra galassia di stelle. In greco, latte si dice gala, e così questa leggenda e il nostro amore per il latte acquistano un ulteriore significato da quando il Dott. Carl Sagan ha reso noto il concetto che tutti noi siamo “materia stellare”! (1)

  Nel linguaggio dei sogni, il latte indica successo o l’acquisizione di conoscenze spirituali. Effettivamente, sognare il latte viene interpretato dal nostro inconscio come un messaggio molto positivo. Anche quando può suggerire il bisogno di un nutrimento profondo e fondamentale, si intuisce che esso è disponibile. In particolare, sognare di allattare potrebbe avere a che fare con il prenderci cura del nostro bambino interiore che ha bisogno di nutrimento. Tuttavia, può anche significare offrire ispirazione spirituale agli altri. A questo proposito, è bene sapere che il seno si trova al di sopra del chakra del cuore, e che il latte umano è ricco di ossitocina, l’ormone dell’amore! D’altra parte, sognare di chiedere o bere del latte indica la necessità di sostentamento spirituale, e forse è questa la vera causa della nostra lunga storia d’amore con il latte.
  Passiamo la vita cercando di ritornare al seno, che tendenzialmente non viene offerto a lungo in un mondo sviluppato in cui le donne lottano con quella che io chiamo la “maledizione di Eva”: il circolo vizioso che si perpetua nelle culture sviluppate quando le donne cercano di bilanciare ciò che danno alla prole con ciò che danno a se stesse.


L’unicità del latte di ogni specie

I mammiferi per istinto nutrono la prole ex utero con una sostanza adatta per completare, specificamente a seconda della specie, il ciclo di crescita e sviluppo che inizialmente era governato dalla placenta. È così che le femmine dei mammiferi svolgono un ruolo unico ed esplicito nel prendersi cura della generazione successiva. Basta dare uno sguardo alla tabella (figura 1) per accorgersi a colpo d’occhio che il latte di ciascun mammifero ha caratteristiche uniche all’interno della più ampia definizione di sostanza contenente acqua, amminoacidi (proteine), carboidrati (lattosio), grassi e minerali (ceneri).



  Questa specificità per ogni specie è il sistema con cui la Natura garantisce che ogni mammifero venga inizialmente nutrito con una sostanza che possiede l’equilibrio ottimale per un buon avvio della vita. Per esempio, il latte di foca è molto ricco di proteine e grassi: ciò assicura che il cucciolo cresca in fretta e sviluppi massa grassa per proteggersi dall’ambiente ostile e per sostentarsi durante i giorni in cui la madre si allontana per procurarsi cibo. Il latte di canguro contiene pochi solidi magri ma ha un elevato contenuto di acqua, il che rispecchia la necessità di sopravvivere nelle condizioni dure e aride dell’habitat dell’animale. Il latte umano, invece, ha poche proteine (noi cresciamo lentamente) ma è ricco di lattosio, che è uno dei principali nutrienti a favorire la crescita del cervello.
  Sebbene il latte più simile a quello umano sia il latte di asina, naturalmente c’è una buona corrispondenza fra i profili del latte umano, di babbuino, di scimmia e di orango, in quanto si tratta in tutti i casi di primati. Un tratto distintivo del latte dei primati è l’alto contenuto di lattosio, il componente del latte che favorisce la crescita cerebrale e i processi cognitivi di ordine superiore. Ad eccezione degli esseri umani che vivono in culture sviluppate, fra i primati la regola generale è allattare per un periodo pari a sei volte quello della gestazione. Le femmine delle culture indigene tendono ad allattare i figli per molti anni, e addirittura potrebbero arrivare a uccidere un neonato se inavvertitamente dovessero riprodursi di nuovo mentre stanno ancora allattando. (3) Per quanto atroce possa sembrare, è una prova decisiva del ruolo cruciale che ha il latte umano nell’allevare un neonato. Se una madre non ha modo di servirsi del latte artificiale, non ha molte opzioni a disposizione. Infatti, l’UNICEF ci dice che 1,4 milioni di neonati muoiono ogni anno per l’indisponibilità di latte materno. (4) Nelle situazioni in cui le madri pensano di fare la scelta migliore affidandosi all’opzione sofisticata, o “scientifica”, si fanno sentire ben presto fattori come la mancanza di acqua potabile, le scarse condizioni igieniche e i fondi insufficienti per acquistare il latte artificiale e pagare il riscaldamento, e i bambini muoiono per malnutrizione o infezioni.
  È un peccato, perché il latte di una madre in condizioni di privazione non è comunque molto diverso da quello di una donna che si alimenta correttamente. Il latte è una sostanza universale che resta pressoché immutata nei suoi componenti in tutte le razze e aree geografiche; se è vero che la dieta della donna può influire sui livelli di grassi e di alcune vitamine e minerali, non influisce sulla composizione del siero (che costituisce il 60% delle proteine nel latte umano maturo e il 90% nel colostro). Esso contiene numerosi componenti che non sono mai elencati nelle lattine di latte artificiale, che in genere si basa su proteine bovine con una componente di siero pari appena al 20% e su un profilo che è fatto per favorire lo sviluppo delle specie bovine, e non umane.

  Oltre a racchiudere una gamma completa di vitamine, minerali (fra cui elementi in traccia) e acidi grassi (fra cui quelli a corta catena che promuovono la chiusura dell’intestino migliorando la protezione contro le allergie e la giardia, e quelli a lunga catena che ottimizzano lo sviluppo del sistema nervoso centrale), il latte umano è unico in quanto contiene anche: (5)
• una gamma di antiossidanti;
• due proteine specifiche (α1-antipripsina e α2- macroglobulina) che proteggono da influenza, parainfluenza e rotavirus;
• un proprio fattore bifidus che promuove la proliferazione di lactobacilli, inibendo così alcuni batteri E. coli ed enterobacteriaceae tra cui Shigella e Salmonella;
• la lipasi sale-biliare-dipendente che genera acidi grassi e monogliceridi che neutralizzano gli organismi Giardia lamblia, Entamoeba histolytica e Trichomonas vaginalis;
• il complemento che protegge dall’E. coli;
• una gamma di citochine che attivano e stimolano la difesa dell’ospite, prevengono le malattie autoimmuni, hanno effetti antinfiammatori nei tratti respiratorio superiore e gastrointestinale e stimolano lo sviluppo dell’apparato digerente;
• 20 diversi enzimi che rivestono varie funzioni, fra cui la biosintesi e la conservazione dei componenti del latte nella ghiandola mammaria, e hanno anche un ruolo di trasporto e disinfezione, promuovendo così la funzione digerente nel neonato;
• fattore di crescita dell’epidermide che favorisce la crescita e la maturazione dell’epitelio polmonare fetale, stimola l’attività dell’ornitina decarbossilasi e la sintesi del DNA nel tratto digerente e accelera la guarigione delle ferite (comprese le piccole lesioni sui capezzoli);
• gangliosidi, ritenuti utili per proteggere il neonato dalla diarrea dovuta a tossine, in particolare E. coli e V. cholerae;
• immunoglobuline, di cui sono stati identificati più di 30 tipi: 18 derivano dal siero materno, mentre il resto si trova esclusivamente nel latte; fra questi, il più importante è il sIgA, in concentrazioni di cinque volte maggiori rispetto al siero materno (le immunoglobuline proteggono la mucosa e neutralizzano batteri e virus; il sIgA ha una nota funzione protettiva dagli enterovirus [poliovirus di tipo 1, 2, 3; Coxsackievirus di tipo A9, B3, B5; Echovirus di tipo 6 e 9], dai virus dell’herpes [Cytomegalovirus; Herpes simplex], dal Semliki Forest virus, dal virus respiratorio sinciziale, dalla rosolia, dal reovirus di tipo 3 e dal rotavirus; l’IgM e l’IgC proteggono dal virus respiratorio sinciziale e dalla rosolia);
• una gamma di ormoni che svolgono varie funzioni;
• l’interferone, che ha anche un’attività antivirale;
• interleuchine, un sottogruppo delle citochine che rafforza il sistema immunitario del neonato incrementando la produzione di anticorpi (specialmente IgA), migliorando la fagocitosi, attivando i linfociti T e incrementando la produzione di α1-antitripsina da parte dei fagociti mononucleati;
• la lattoferrina, che si lega al ferro e quindi inibisce le interazioni ospite-patogeno;
• la lattoperossidasi, che distrugge gli streptococchi e i batteri intestinali;
• linfociti, di cui il latte umano contiene i tipi T (timo) e B (Bursa); questi linfociti trasferiscono i longevi anticorpi materni nel bambino e sintetizzano gli anticorpi sIgA nel seno;
• lisozima, che provoca la lisi dei batteri distruggendone la parete cellulare; si trova in grandi quantità nelle feci dei bambini allattati al seno, dunque si ritiene che influisca sulla flora intestinale;
• macrofagi che sintetizzano il complemento, la lattoferrina e il lisozima e svolgono varie altre funzioni, fra cui la fagocitosi di funghi e batteri;
• nucleotidi, che costituiscono il 15-20% dell’azoto non proteico nel latte umano; si ritiene che influiscano sul sistema immunitario, l’assorbimento di ferro, la flora intestinale, le lipoproteine del plasma e la crescita di cellule intestinali ed epatiche;
• oligosaccaridi, di cui è stato identificato oltre l’80%; impediscono agli enteropatogeni di legarsi ai recettori dell’ospite.

  Inoltre, alcune delle ricerche più recenti sul latte umano stanno esaminando una serie di fattori coinvolti nel suo ruolo di protezione dall’obesità nelle fasi successive della vita. (6) Si sta studiando anche l’interazione dinamica fra madre e figlio, in cui la donna fornisce anticorpi attraverso il latte quando il bambino soffre per attacchi batterici o intestinali. In questo processo sono coinvolte alcune cellule staminali contenute nel latte: è una scoperta molto interessante.
  A questo punto dunque non si possono negare i fatti: grazie a caratteristiche così ricche e complete, il latte materno fornisce al bambino in crescita tutto ciò che Madre Natura può offrirgli.
  Ci sostenta e ci permette di incarnarci nel modo più completo, sincronizzandoci con le vibrazioni del pianeta: una “risonanza armonica” che, secondo il capitano Bruce Cathie, promuove una salute ottimale. (7) E la salute ottimale, secondo il Dott. Samuel Hahnemann, ci rende liberi di concentrarci sul “fine supremo della nostra esistenza”. (8) E così, il latte umano che ci viene offerto nei primi anni di vita è la via migliore per creare le circostanze che ci permetteranno di perseguire tali possibilità.


Svantaggi dei sostituti

Il fatto di non ricevere latte specifico per la propria specie è associato a una certa morbilità. Oltretutto, quando si valuta il ruolo del latte umano nel promuovere la maturazione fisica, occorre anche considerare la gamma di svantaggi noti che affliggono i bambini allevati con sostituti del latte materno. Oltre a non godere dei vantaggi unici che abbiamo già elencato, avranno una flora intestinale diversa rispetto ai bambini allattati al seno e rischiano di assumere:

  • troppo alluminio;
  • troppo manganese;
  • troppo piombo;
  • troppo cadmio;
  • troppo ferro;
  • soia e lieviti transgenici;
  • tracce di alghe e funghi usati per produrre gli acidi grassi polinsaturi che si trovano nelle confezioni di latte artificiale “gold standard” scelto da madri benintenzionate che desiderano il meglio per i loro bambini;
  • esano, usato per produrre quanto sopra;
  • Enterobacter sakazakii (che si trova nel 14% delle lattine di formula: è il motivo per cui nei reparti di ostetricia si trova solo latte artificiale liquido, proprio perché gli ospedali vietano le lattine a causa di questo batterio).

  A tutto questo si aggiunge il fatto che i lipidi contenuti nella formula variano in funzione di disponibilità e prezzo. Esaminando una gamma di lattine di formula, si possono identificare fonti di lipidi diverse, tra cui cocco, mais, “oli marini” (ovvero ottenuti da alghe con intervento genetico), oleina di palma, lecitina di soia e oli vegetali (probabilmente di cartamo).
  Un’interessante ricerca pubblicata nel 2003 (9) indica che nei bambini sani e nati a termine alimentati con latte artificiale contenente come grasso prevalente l’olio di palma si riscontra un contenuto di minerali ossei e una densità minerale nelle ossa decisamente minore rispetto ai bambini alimentati con latte artificiale privo di olio di palma (in particolare cartamo, cocco e soia). Dunque, l’uso di olio di palma nella formula per neonati, ai livelli necessari per fornire un profilo di acidi grassi simile a quello del latte umano, causa (al di là della deforestazione in alcune regioni dell’Asia) una minore mineralizzazione delle ossa, in quanto è stato dimostrato il minore assorbimento di calcio e grassi.
  L’assorbimento di calcio è problematico anche per il fatto che il latte vaccino ha un rapporto calcio-fosforo di 1:3, mentre il rapporto calcio-fosforo del latte umano è di 1:1, e il calcio risulta più facilmente assimilabile. Il rapporto di 1:3 lega invece il calcio al fosforo destinato all’escrezione. Nonostante il latte vaccino sia reclamizzato come una “buona fonte di calcio”, questo rapporto non lo rende facilmente biodisponibile. Le fonti di calcio con migliore assorbibilità sono la frutta secca e i semi, le lische dei pesci grassi e gli ortaggi verdi in foglia. Le mucche prendono tutto il calcio dall’erba!
  Comunque, riprendendo il tema dei lipidi, il loro ruolo nel latte è definito soprattutto dalla funzione di potenziamento dello sviluppo del sistema nervoso centrale, ed è ormai assodato che l’allattamento al seno aumenta l’intelligenza. Sebbene in gran parte ciò sia dovuto all’elevata quantità di lattosio nel latte umano, hanno un ruolo anche gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena (PUFA) che abbondano nel latte umano purché la madre assuma nella dieta molto pesce oppure oli di semi di lino o di canapa. Già nel 1929 si descrivevano capacità di apprendimento e punteggi di QI maggiori all’età di 7-13 anni nei bambini nutriti esclusivamente con latte materno per quattro-nove mesi. (10)
  Ma da allora sono giunti dati sempre più definitivi a confermare questo pregio del latte materno riguardo alla funzione cognitiva: le ricerche indicano che l’allattamento al seno in generale ha un impatto significativo sullo sviluppo del sistema nervoso centrale. È stato svolto un confronto fra dei nati prematuri a cui veniva somministrato latte materno attraverso il tubo naso-gastrico e dei bambini di età gestazionale e peso alla nascita simili nutriti con latte artificiale. I risultati dimostravano che nei bambini nutriti con latte materno si riscontrava uno sviluppo più avanzato al compimento dei 18 mesi, e che questo vantaggio continuava fino agli otto anni di età. (11)
  Risultati positivi analoghi si riscontrano nei bambini nati a termine e allattati al seno, (12) e sono ulteriormente rinforzati dai dati di uno studio longitudinale di 18 anni su 1.000 bambini neozelandesi in cui l’allattamento al seno per otto mesi o più si dimostrava associato a vantaggi cognitivi e maggiore successo scolastico. Numerosi parametri di misurazione, fra cui test standardizzati, valutazioni degli insegnanti e votazioni scolastiche alle scuole superiori e nella prima età adulta hanno confermato questi effetti. (13) Questi risultati si allineano a quelli di uno studio di portata analoga su 13.135 bambini condotto in precedenza nelle Isole Britanniche, in cui si rilevava una correlazione positiva fra la durata dell’allattamento al seno e i risultati in test linguistici e di coordinazione visivo-motoria.14 Anche altri studi hanno contribuito a supportare la nozione che l’acutezza visiva migliora con l’allattamento al seno. (15, 16, 17, 18)
  Gli esseri umani sono gli unici mammiferi sul pianeta a bere abitualmente il latte di altre specie, tuttavia nessuna ricerca supporta la nozione che altri tipi di latte diano gli stessi effetti positivi del latte umano, anzi le indicazioni vanno in senso opposto. Al di là dei problemi già citati, alimentando il neonato con latte non umano si va incontro a una moltitudine di problemi di salute. Per esempio, nell’ambiente veterinario si sa che nutrire un animale con latte non specifico della sua specie causa episodi apnoici. Lo stesso accade ai bambini nutriti con la formula. Il bambino non riesce a respirare normalmente mentre viene alimentato, per via dell’irritazione causata da frammenti proteici non specifici della specie nel latte artificiale. La ricerca ha registrato modelli diversi di suzione/ingestione fra i bambini alimentati al seno e con il biberon, e ha dimostrato che la suzione dal seno ottimizza lo sviluppo orofacciale, con migliore sviluppo della dentatura e del linguaggio.
  Altri punti da considerare sono i maggiori rischi a lungo termine per la salute nei bambini svezzati presto e alimentati con sostituti del latte materno, per quanto riguarda: (19)

  • obesità (i bambini alimentati con latte artificiale consumano 30.000 calorie in più rispetto a quelli allattati al seno nei primi otto mesi; la questione dell’obesità è però complicata dal fatto, dimostrato da ricerche condotte negli anni Settanta, che il vaccino difterite-tetano-pertosse interferisce con il metabolismo dell’insulina);
  • morbo di Crohn;
  • colite ulcerosa;
  • celiachia;
  • disturbi cardiovascolari;
  • diabete di tipo 2.

  A breve termine, c’è un maggiore rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS), e inoltre di:

  • enterocolite necrotizzante (NEC) e sepsi tardiva nei neonati pretermine;
  • meningite batterica tardiva nei neonati pretermine in unità di terapia intensiva neonatale (gli omeopati riconoscono che sono i bambini con miasma tubercolare ad avere emorragie cerebrali se alimentati con “fortificatori del latte umano”, ovvero formula di latte vaccino);
  • botulismo;
  • diarrea;
  • infezioni al tratto respiratorio superiore e otite media;
  • infezioni al tratto urinario.

  A questo si aggiunge un maggiore rischio di diabete di tipo 1, perché la maggior parte dei sostituti del latte materno si basa sul latte vaccino, e le ricerche hanno stabilito da tempo un nesso fra il consumo di latte vaccino e il diabete di tipo 1.


Vantaggi psicologici associati al latte umano

  Un altro aspetto di questa discussione deve anche occuparsi dei benefici che questo tempo trascorso con la madre porta alla psiche del bambino. Fu la Dott.ssa Niles Newton, negli anni Settanta, la prima a suggerire (nella letteratura sulla lattazione) che l’allattamento al seno sia benefico per la psiche del neonato, notando che questi bambini crescendo diventano persone più “mature, sicure di sé e assertive”. (20)
  Quest’idea coincide con le prime osservazioni svolte dallo psicologo Erik Erikson, che aveva identificato due stadi distinti nello sviluppo del bambino. (21)
  Il primo stadio va dalla nascita ai 18 mesi e viene definito fiducia opposta a sfiducia. Durante questo stadio dello sviluppo, il neonato i cui bisogni vengono soddisfatti e che si sente fisicamente al sicuro sviluppa sicurezza e giunge a fidarsi del suo ambiente. Quando inizia a camminare, si avvicina e allontana dalla madre con tranquillità e un senso di responsabilità che contribuisce a ridurre l’ansia della separazione. Questi bambini che si fidano del loro ambiente riescono a passare agevolmente allo stadio successivo.

 

 Erikson descriveva lo stadio 2 come il periodo dai 18 mesi ai 3 anni, denominato autonomia opposta a vergogna. In questa seconda fase, il bambino allattato al seno sviluppa ulteriore sicurezza e fiducia, iniziando a esplorare un mondo entusiasmante con le sue nuove capacità motorie e verbali. Durante questo stadio, l’allattamento al seno svolge una funzione emotiva oltre che nutritiva, in quanto il bambino sviluppa gradualmente il processo di individuazione, accorgendosi di essere un individuo separato che ha controllo sul proprio ambiente. Questi stadi, durante i quali il bambino acquisisce la capacità mentale di riconoscere che gli oggetti esistono anche quando sono fuori dal campo visivo (e quindi accetta la nozione della separazione), sono stati definiti anche da Piaget come costanza dell’oggetto. (22)
  La figura 2 illustra questi stadi in modo più immediato. A mio avviso, Erik Erikson è riuscito a definire con eleganza il percorso dell’uomo attraverso queste otto fasi, ciascuna dominata da un attributo positivo o negativo. Dunque, un parto naturale e senza farmaci, in seguito al quale il bambino riceve lo spazio per cercare da sé la mammella, offre al neonato una prima preziosa lezione: se lotto, sopravvivo. Dopodiché, se avrà accesso al latte materno per i successivi quattro anni, avrà le migliori opportunità di diventare, già nelle prime fasi dello sviluppo, un individuo autonomo e sicuro: questo diventerà un modello per la vita che promette la ricompensa dell’autorealizzazione.
  Tuttavia, più di recente, un gruppo di ricercatori svedesi (23) ha fatto altre osservazioni pertinenti riguardo all’importanza psicologica della diade madre/bambino, a cui ha fatto eco il Dott. Nils Bergman, che ha denominato quest’unità un “unico organismo biosociologico”. (24) Nella sua ricerca, Bergman ha contribuito a promuovere il concetto del fenomeno di “mamma canguro”, in cui il contatto di pelle tra madre e figlio costituisce l’habitat naturale per tutti i neonati ed è quello che favorisce meglio lo sviluppo sia psicologico che fisiologico. Bergman sostiene che l’allontanamento da questo habitat, che offre facile accesso al seno, ha come conseguenza una reazione di protesta-disperazione, teorizzata per la prima volta dal Dott. Jeffrey Alberts (25) ma identificata già in precedenza negli orfani dopo la Seconda guerra mondiale e poi osservata nelle scimmie dal Dott. Harry Harlow. (26)




La soluzione

  Ecco quindi, dopo tutte queste considerazioni, perché alle mie pazienti in svezzamento offro un metodo per conservare il loro stesso latte sottoponendolo a succussione a potenza omeopatica 7C, (27) così il bambino potrà continuare a godere dei vantaggi del latte materno mentre cerca di sopravvivere in una situazione meno che ottimale. Le istruzioni per farlo sono disponibili su Milk Matters all’indirizzo http://www.patriciahatherly.com. È solo un piccolo gesto ma con grandi implicazioni, perché offre libertà e tranquillità alle mamme quando, per qualsiasi motivo, non hanno più la possibilità di allattare il bambino, ma con la garanzia che la salute del piccolo non venga totalmente compromessa. Nel frattempo, è necessario mobilitarsi per la creazione di banche del latte umano, affinché le madri possano compiere scelte consapevoli sul momento dello svezzamento. Poter avere a disposizione della formula basata su latte umano sarebbe un ottimo vantaggio, perché le madri potrebbero godere della libertà che questo offre e, soprattutto, i bambini ne ricaverebbero benefici tangibili e durevoli in prospettiva evolutiva. E sarebbe un bene anche per il pianeta, in quanto il latte materno è un prodotto ecologico, che non arreca pressoché alcun disturbo agli ecosistemi della Terra. L’atmosfera, il suolo, la flora, la fauna e le acque sono meno danneggiate dalla produzione di latte umano che dalla produzione di sostituti del latte materno. È una risorsa totalmente rinnovabile, e per questo l’allattamento al seno è essenzialmente un’attività a impatto zero. Inoltre, al di là dei vantaggi fisici e psicologici di cui gode la persona allevata con latte materno, si creano vantaggi reali e tangibili per l’economia quando i bambini ricevono il latte materno per un periodo prolungato. Non si sprecano preziose risorse naturali in produzione e distribuzione, e si contribuisce a promuovere il controllo della popolazione, il benessere del bambino e della famiglia e la buona salute di madre e figli. Le donne in allattamento producono (nella media mondiale) mezzo litro di latte al giorno, dunque ogni anno nel mondo sono prodotti miliardi di litri, e il contributo dell’allattamento al seno al prodotto interno lordo e alla bilancia dei pagamenti di tutte le nazioni è considerevole. (28, 29, 30)
  Sorge quindi spontanea la domanda: se i paesi dispongono dei mezzi per istituire e mantenere una rete di banche del sangue e banche del seme, ritenendole necessarie per vari motivi medici, economici e sociali, perché le stesse risorse non possono essere estese all’istituzione e al mantenimento di banche del latte umano? I vantaggi per la nostra specie sarebbero enormi. Nulla può sostituire l’originale: è il latte umano l’oro bianco che stiamo cercando.


L’autrice:

​Patricia Hatherly, laureata in Arte e in Scienze Mediche (omeopatia), è un’omeopata classica e naturopata certificata, specializzata nel lavoro con madri e bambini da 35 anni, 20 dei quali nel ruolo di consulente internazionale certificata in materia di allattamento. È autrice di numerosi articoli e di due libri, The Homoeopathic Physician’s Guide to Lactation (2004) e The Lacs: a materia medica and repertory (2010). Maggiori informazioni sono disponibili sul suo sito http://www.patriciahatherly.com.


Note

1. Sagan C., Cosmos, Random House, New York, 1980
2. Hatherly P., The Lacs: a materia medica and repertory, AEN, Brisbane, 2010
3. Hrdy S.B., Mother Nature, Chatto & Windus, Londra, 1999
4. UNICEF, “Breastfeeding: Impact on child survival and global situation”, http://tinyurl.com/9eojc2
5. Lawrence R. e R., Breastfeeding: A Guide for the Medical Profession, Mosby, St Louis, 1999, 5a ed.
6. Hassiotou F., “The Role of Breastfeeding in Preventing Obesity: Biochemical and Cellular Factors”, al seminario Breastfeeding: Together We Do Better della Australian Breastfeeding Assoc., 9 marzo 2011, Brisbane
7. Cathie B.L., The Harmonic Conquest of Space, NEXUS Publishing, Mapleton, Queensland, 1995
8. Hahnemann S., Organon of the Medical Art, 1842, a cura di Wenda Brewster O’Reilly, Birdcage Books, Redmond, Washington, 1996
9. Koo W.W.K. e all., “Reduced Bone Mineralization in Infants Fed Palm Olein–Containing Formula: A Randomized, Doubleblinded, Prospective Trial”, Pediatrics maggio 2003; 111(5):1017-1023
10. Hoefer C. e M.C. Hardy, “Later Development of Breastfed and Artificially Fed Infants”, JAMA 1929; 92(8):615-619
11. Lucas A. e all., “Breast milk and subsequent intelligence quotient in children born preterm”, The Lancet 1 febbraio 1992; 339(8788):261-264
12. Rogan W.J. e B.C. Gladen, “Breast-feeding and cognitive development”, Early Human Development gennaio 1993; 31(3):181-193
13. Horwood L.J. e D.M. Fergusson, “Breastfeeding and Later Cognitive and Academic Outcomes”, Pediatrics 1 gennaio 1998; 101(1):e9 (articolo in formato elettronico)
14. Taylor B. e J. Wadsworth, “Breast feeding and child development at five years”, Developmental Medicine and Child Neurology febbraio 1984; 26(1):73-80
15. Birch E. e all., “Breast-feeding and optimal visual development”, Journal of Pediatric Opthalmology & Strasbismus gennaio-febbraio 1993; 30(1):33-38
16. Neuringer M. e all., “The role of n- 3 fatty acids in visual and cognitive development; Current evidence and methods of assessment”, The Journal of Pediatrics novembre 1994; 125(5):S39-S47
17. Jonsbo F. e all., “Importance of n-3 and n-6 fatty acids for visual function and development in newborn infants”, Ugeskrift for Læger 1995; 157(14):1987- 1991
18. Jorgensen M.H. e all., “Visual acuity and erythrocyte docosahexaenoic acid status in breastfed and formula-fed term infants during the first four months of life”, Lipids gennaio 1996; 31(1):99-105
19. Hatherly P., The Homoeopathic Physician’s Guide to Lactation, Luminoz Pty Ltd, Brisbane, 2004
20. Newton N., “The uniqueness of human milk. Psychological differences between breast and bottle feeding”, American Journal of Clinical Nutrition agosto 1971; 24(8):993-1004
21. Erikson E.H., Childhood and Society, W.W. Norton & Co., New York, 1963, 2a ed.
22. Piaget J., The Construction of Reality in the Child, Ballantine Books, New York, 1954
23. Christensson K. e all., “Separation distress call in the human neonate in the absence of maternal body contact”, Acta Pædiatrica maggio 1995; 84(5):468-473
24. Bergman N.J., “Canines and Kangaroos, Scorpions and the Human Mind”, alla Conferenza dell’ILCA, Sydney, Australia, luglio 2003; cfr. www.kangaroomothercare.com
25. Alberts J.R., “Learning as adaptation of the infant”, Acta Pædiatrica 1994; 397 (suppl):77-85
26. Harlow H.F. e all., “Maternal Behavior of Rhesus Monkeys Deprived of Mothering and Peer Associations in Infancy”, Proceedings of the American Philosophical Society 1966; 110(1):58-66
27. Hatherly P., Milk Matters, inverno 2011, http://www.patriciahatherly.com
28. Organizzazione Mondiale della Sanità, Contemporary Patterns of Breast-feeding, OMS, Ginevra, 1981
29. Rohde J.E., “Mother milk and the Indonesian economy: a major national resource”, Journal of Tropical Pediatrics agosto 1982; 28(4):166-174
30. Radford A., The Ecological Impact of Bottle-feeding, Baby Milk Action, Cambridge, UK, 1991


Questo articolo è stato pubblicato originariamente in traduzione italiana su NEXUS New Times nr. 96 (febbraio - marzo 2012). Qualsiasi riproduzione è lecita a condizione di citare l'autore, la fonte e la presente dicitura.

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AGGIORNAMENTO (NdR) - Nel frattempo, in merito alla proposta delle "banche del latte umano" qualcosa si è mosso:
Bologna: nasce la banca del latte umano
BOLOGNA. È attiva “Allattami”, la Banca del Latte Umano Donato di Bologna, progetto nato su iniziativa dell’Unità Operativa di Neonatologia del Policlinico di S. Orsola e di Granarolo, finalizzato a rispondere alle necessità di alimentazione dei neonati prematuri.
LA NECESSITÀ – A Bologna ogni anno nascono più di 100 bambini prematuri con peso inferiore a 1500 grammi, che lottano ogni giorno contro mille difficoltà, infezioni e gravi complicanze che possono compromettere le loro possibilità di farcela. Per rispondere a questo bisogno è nata ‘Allattami’, con l’obiettivo di raccogliere almeno i 600 litri di latte umano donato che servono ai neonati ricoverati nelle terapie intensive neonatali del Policlinico di S. Orsola e dell’Ospedale Maggiore. Per raggiungere tale obiettivo è stata avviata un’importante azione di sensibilizzazione
verso le future e nuove mamme grazie alla collaborazione dell’Azienda Usl di Bologna, del Collegio delle Ostetriche, dei Pediatri di famiglia e de Il Cucciolo, associazione in Bologna dei genitori dei bambini nati pretermine.
ATTENTA SELEZIONE – ‘Allatami’ seleziona le mamme donatrici, ritira il loro latte direttamente a casa, lo pastorizza e conserva in condizioni di massima sicurezza e lo fornisce agli ospedali cittadini. La seleziona delle mamme donatrici, che abbiamo molto latte e siano in buone condizioni fisiche, verrà effettuata dai medici del Policlinico di S. Orsola che valuteranno, caso per caso, se vi siano tutte le condizioni utili alla donazione.
[di Alice Di Pietro, da http://www.beautips.it/news/bologna-nasce-la-banca-del-latte-umano/]
La Basilicata avrà la “Banca del latte umano donato”
La Basilicata potrà disporre di una “Banca del latte umano donato” per la “selezione, la raccolta, il controllo, il trattamento, la conservazione e la distribuzione per specifiche necessità mediche con particolare attenzione nei confronti dei neonati prematuri o affetti da malattie dell’apparato digerente, di origine immunologica e allergica”. La “Banca” è prevista in una proposta di legge presentata da Mario Polese e Vito Giuzio (Pd), approvata all’unanimità dalla seconda commissione permanente del Consiglio regionale della Basilicata.
[da http://www.oltrefreepress.com/basilicata-avra-banca-latte-umano-donato/]