La visione di Aldous Huxley concernente un mondo nuovo si è avverata mentre siamo alla mercé di elitari tecnocrati e ingegneri sociali i quali sfruttano tutto il proprio potere per tenere sotto controllo la popolazione mondiale.


Ci troviamo nel mezzo del più esplosivo sviluppo di tutta la storia umana. L’umanità sta sperimentando una transizione geopolitica al contempo avversa e contraddittoria, di un genere mai previsto o sperimentato in precedenza. Sotto il profilo storiografico, la storia dell’umanità si è configurata nella lotta fra individuo che pensa liberamente e strutture di potere controllate da élite che si propongono di dominare territori, risorse e persone. La più grande minaccia per le élite in ogni tempo – storicamente e al momento attuale – è costituita da una popolazione consapevole, che pensa in modo critico ed è stimolata a livello politico.

I principali traguardi della mente umana – sul piano artistico, scientifico o del pensiero – sono derivati da e hanno contestato grandi sistemi di potere e di controllo. Le massime miserie e tragedie umane sono derivate da strutture e sistemi di potere che le élite tentano invariabilmente di approntare e gestire. Guerre, genocidi, persecuzioni e degradazione umana sono il diretto risultato di decisioni prese da coloro che controllano l’apparato del potere, che tale potere si manifesti sul piano intellettuale, ecclesiastico, spirituale, militarista o scientifico. Il potere più maligno e spietato è quello esercitato sulla libera mente umana: se qualcuno controlla il modo in cui un individuo pensa, allora controlla l’individuo stesso. I massimi traguardi umani si raggiungono nel momento in cui gli individui si sono liberati dai ceppi che oscurano la mente e hanno dato briglia sciolta all’inerente e incontestabile potere di cui ciascun individuo dispone.


Cos’è la “Dittatura Scientifica”?

Nel 1932 Aldous Huxley scrisse il romanzo distopico Brave New World [Il mondo nuovo], in cui prefigurava la comparsa di una dittatura scientifica del futuro. Nel suo saggio del 1958, dal titolo “Brave New World Revisited”, Huxley spiega: 

“I sudditi del dittatore del futuro saranno irreggimentati in modo indolore da un corpo di ingegneri sociali altamente qualificati.” 

Cita un “fautore di questa nuova scienza” il quale afferma: 

“La sfida dell’ingegneria sociale nella nostra epoca è analoga alla sfida dell’ingegneria tecnica cinquant’anni or sono. Se la prima metà del ventesimo secolo è stata l’era degli ingegneri tecnici, è plausibile che la seconda metà sia l’era degli ingegneri sociali.” 

Quindi, proclama Huxley: 

“Il ventunesimo secolo, presumo, sarà l’era dei Controllori del Mondo, il sistema della casta scientifica nonché Il mondo nuovo.” (2)

Nel 1952 Bertrand Russell, rinomato filosofo, storico, matematico e critico sociale britannico, scrisse il libro The Impact of Science on Society [L’impatto della scienza sulla società], in cui segnalava ed esaminava il modo in cui la scienza, con la rivoluzione tecnologica, stesse cambiando e avrebbe cambiato la società:

Ritengo che la disciplina che rivestirà la massima importanza sotto il profilo politico sia la psicologia di massa. Dal punto di vista scientifico la psicologia di massa non è una disciplina particolarmente evoluta... Tale disciplina risulta di immensa utilità agli uomini pratici, che costoro intendano arricchirsi oppure assumere il governo. Naturalmente, in quanto scienza, è fondata sulla psicologia individuale, ma finora ha impiegato metodi empirici basati su una sorta di senso comune intuitivo. La sua importanza è stata enormemente accresciuta dallo sviluppo dei moderni metodi di propaganda. Di questi il più influente è quello che viene denominato “istruzione”. La religione riveste un ruolo, quantunque in calo; la stampa, la cinematografia, e la radio rivestono un ruolo in ascesa...

Quando verrà adottata da scienziati nel contesto di una dittatura scientifica, questa disciplina farà notevoli progressi…(3)

Attingendo al concetto di una popolazione che ama la propria condizione di servitù – nozione resa popolare da Aldous Huxley – Bertrand Russell spiega che sotto una dittatura scientifica:

Bisogna attendersi che i progressi nell’ambito della fisiologia e della psicologia conferiranno ai governi un controllo sulla mentalità degli individui assai maggiore di quello di cui dispongono attualmente persino nei paesi con regimi totalitari. Fichte stabilì che l’istruzione dovrebbe tendere a distruggere il libero arbitrio, in modo che, una volta lasciata la scuola, gli studenti saranno incapaci per tutto il resto della vita di pensare o agire diversamente dal modo inteso dai loro insegnanti... Regime alimentare, iniezioni e ingiunzioni si combineranno sin dalla tenera età sino a produrre il tipo di carattere e il tipo di convinzioni che le autorità considerano auspicabili, mentre qualsiasi seria critica mossa contro le autorità costituite diverrà psicologicamente impossibile. Anche se saranno miserandi, tutti si riterranno felici in quanto il governo comunicherà loro che sono tali. (5)

Spiega ulteriormente:

La completezza del derivante controllo delle opinioni dipende sotto vari aspetti dalla tecnica scientifica. Quando tutti i bambini vanno a scuola e tutte le scuole sono controllate dal governo, le autorità sono in grado di precludere alle menti dei giovani qualsiasi cosa contraria all’ortodossia ufficiale. (6)

Nel suo libro in seguito Bertrand Russell dichiara che “una società mondiale scientifica non può essere stabile a meno che non esista un governo mondiale”. (7) Spiega che l’eugenetica riveste un ruolo centrale nell’edificazione della dittatura scientifica di qualsivoglia governo mondiale:

Gradualmente, tramite riproduzione selettiva, le differenze congenite fra dominanti e dominati aumenteranno sino a quando i due gruppi diventeranno quasi specie differenti. Una rivolta della plebe diventerebbe inconcepibile quanto un’insurrezione organizzata di pecore contro la prassi di mangiare montone. (9)

In un discorso tenuto nel 1962, Aldous Huxley parlò del mondo reale che stava diventando l’incubo del “Brave New World” da lui preconizzato. Trattò principalmente la “rivoluzione definitiva” incentrata sui “controlli comportamentali” della popolazione:

...Si può dire che in passato tutte le rivoluzioni hanno puntato essenzialmente a modificare l’ambiente per modificare l’individuo. Vi sono state la rivoluzione politica, la rivoluzione economica... la rivoluzione religiosa. Tutte erano indirizzate non direttamente all’essere umano, ma al suo ambiente; di modo che modificando l’ambiente determinato, si rimuoveva l’effetto dell’essere umano.
Oggi, a mio parere, ci troviamo di fronte all’approccio di quella che si potrebbe definire la rivoluzione definitiva, la rivoluzione finale, in cui l’uomo è in grado di agire direttamente sulla mente-corpo dei propri simili...

...Se si prevede di controllare qualsiasi popolazione per un certo periodo di tempo, bisogna ottenere in qualche misura consenso. Risulta assai difficile vedere in che modo il terrorismo puro possa funzionare a tempo indefinito; può avvenire per un periodo prolungato, ma...prima o poi è necessario introdurre un elemento di persuasione, un elemento volto a ottenere il consenso delle persone in merito a quanto sta loro accadendo.
Bene, mi sembra che la natura della rivoluzione definitiva che ci troviamo di fronte ora sia esattamente questa: ci troviamo nel processo di elaborare un’intera serie di tecniche le quali consentiranno all’oligarchia dominante – che è sempre esistita e presumibilmente esisterà sempre – di indurre la popolazione ad amare la propria condizione di asservimento. Questo è...il non plus ultra delle rivoluzioni malevole...

...Sono propenso a ritenere che le dittature scientifiche del futuro – e sono convinto che ci saranno dittature scientifiche in molte parti del mondo – saranno decisamente più affini allo schema di “Brave New World” che allo schema di “1984”. Lo saranno non in virtù di qualche scrupolo umanitario dei dittatori scientifici, ma semplicemente perché lo schema di “Brave New World” è con tutta probabilità assai più efficiente dell’altro.
...Se si riesce a indurre la popolazione a dare il proprio consenso allo stato delle cose in cui vive, allo stato di asservimento...se si riesce a farlo, allora...è probabile che si ottenga una società più stabile e duratura, [una] società più agevolmente controllabile di quella che si otterrebbe affidandosi interamente a randelli, plotoni d’esecuzione e campi di concentramento. (10)

Nel 1961, nel suo discorso di commiato alla nazione, il Presidente Eisenhower metteva in guardia dai pericoli posti alla democrazia dal complesso militare-industriale, la ragnatela interconnessa formata dai settori industriale, militare e politico che creava le condizioni per uno stato di guerra permanente. Eisenhower avvertì l’America e il mondo di un altro importante cambiamento nella società:

Al giorno d’oggi l’inventore solitario che armeggia nel suo scantinato è stato offuscato da unità operative di scienziati in laboratori e siti di collaudo. Allo stesso modo la libera università, storicamente la sorgente delle libere idee e della scoperta scientifica, ha sperimentato una rivoluzione nella conduzione della ricerca. In parte a causa degli imponenti costi implicati, un contratto governativo va virtualmente a sostituirsi alla curiosità intellettuale. Per ogni vecchia lavagna, ora esistono centinaia di calcolatori elettronici.
La prospettiva del controllo degli studiosi della nazione a opera di incarichi federali, stanziamenti di progetto e potere del denaro è sempre presente – e va presa in seria considerazione.
Nondimeno, mantenendo il dovuto rispetto nei confronti della ricerca e delle scoperte scientifiche, dobbiamo altresì prestare attenzione all’uguale e opposto pericolo che la politica pubblica possa diventare essa stessa prigioniera di una élite tecnologico-scientifica. (11)


Nuova eugenetica

Numerose discipline e consistenti movimenti sociali sono diretti dalle medesime fondazioni e risorse economiche che hanno finanziato il movimento dell’eugenetica nei primi anni Venti. Il denaro delle varie fondazioni Rockefeller, Ford, Carnegie, Mellon, Harriman e Morgan confluito nell’eugenetica portò direttamente al “razzismo scientifico” e, in definitiva, all’Olocausto della Seconda Guerra Mondiale. (13)
A seguito dell’Olocausto, Hitler aveva screditato il movimento dell’eugenetica da lui talmente ammirato in America. Quindi il progetto si ramificò sino a costituire vari altri progetti di ingegneria sociale: controllo della popolazione, genetica e ambientalismo. Le medesime fondazioni che avevano posto le fondamenta dell’ideologia eugenetica – la fede in una superiorità biologica e nel diritto a dominare (a giustificazione del proprio potere) – a quel punto posero le fondamenta di questi e altri nuovi movimenti scientifici e sociali.

Le principali organizzazioni ambientaliste e di tutela vennero costituite con il denaro della Rockefeller e della Ford Foundation, (14) che hanno continuato a essere fonti centrali di finanziamento sino ai giorni nostri. Il World Wildlife Fund (WWF) venne fondato nel 1961 da Sir Julian Huxley, fratello di Aldous Huxley, il quale fu altresì presidente della British Eugenics Society dal 1959 al 1962. Il Principe Bernardo d’Olanda divenne il primo presidente dell’organizzazione e, guarda caso, fu anche uno dei fondatori dell’elitario gruppo di esperti globale Bilderberg Group, da lui co-fondato nel 1954; in precedenza era stato membro del Partito Nazista nonché ufficiale delle SS. (15) Sir Julian Huxley fu anche il primo direttore generale della United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO).

Nel 1946 Sir Julian Huxley stilò un documento dal titolo “UNESCO: Its Purpose and Its Phylosophy”, nel quale dichiara che il punto focale dell’organizzazione:

...è contribuire alla comparsa di una singola cultura mondiale, dotata di propria filosofia e retroterra di idee, con un proprio scopo di più ampio respiro. (16)

Al momento è probabile che l’effetto indiretto della civiltà sia disgenico piuttosto che eugenico; e in ogni caso appare probabile che il peso morto di stupidità genetica, debolezza fisica, propensione alle malattie e instabilità mentale già esistenti nella specie umana si rivelerà un fardello troppo oneroso per il conseguimento di un reale progresso. Quindi, anche se è alquanto vero che qualsiasi radicale politica eugenetica sarà per molti anni impossibile sul piano politico e psicologico, per l’Unesco sarà importante constatare che il problema eugenetico viene esaminato con la massima attenzione e che l’opinione pubblica viene informata delle questioni in gioco in modo tale che molto di quanto è ora impensabile possa quantomeno diventare immaginabile. (17)
...Vale la pena di sottolineare che le applicazioni della scienza ci costringono ad affrontare  subito problemi sociali di vario genere, alcuni dei quali diretti e ovvi. Così l’applicazione della genetica all’eugenetica solleva immediatamente la questione dei valori – quali qualità dovremmo desiderare di favorire negli esseri umani del futuro? (19)

...Al fine di svolgere tale compito, un’organizzazione come l’Unesco necessita non solo di una serie di scopi e obiettivi generali per sé stessa, ma anche di una filosofia operativa, un’ipotesi di lavoro concernente l’esistenza umana e i suoi scopi e obiettivi, che imporrà, o quantomeno indicherà, una determinata linea di approccio alle sue problematiche. (20)

Anche se gran parte del linguaggio che verte su uguaglianza e istruzione suona gradevole e benevolo, esso si basa su una particolare visione dell’umanità in quanto organismo irrazionale, guidato dall’emotività, che deve essere tenuto sotto controllo.

Così il “principio dell’uguaglianza umana” diviene il “fatto della disuguaglianza umana”:

Giungiamo infine a un arduo problema – ovvero scoprire in che modo conciliare il nostro principio di uguaglianza umana con il fatto biologico della disuguaglianza umana... Il principio democratico di uguaglianza, fatto proprio anche dall’Unesco, è un principio di uguaglianza di opportunità ­– ovvero che gli esseri umani dovrebbero essere uguali di fronte alla legge, nonché disporre di uguali opportunità di istruzione, guadagno e libertà di espressione, spostamento e pensiero. L’assenza biologica di uguaglianza, d’altra parte, riguarda le doti naturali dell’uomo e il fatto della differenza genetica attinente.

Esistono esempi di disuguaglianza biologica talmente palesi da non poter essere conciliati con il principio delle eguali opportunità. Quindi non è possibile offrire ai subnormali uguaglianza di opportunità educative, né i pazzi sono uguali ai sani di mente di fronte alla legge o rispetto alle principali libertà. Ad ogni modo, le implicazioni complessive del fatto della disuguaglianza umana non sono state delineate di frequente e vanno certamente esposte in questa sede, in quanto assai rilevanti per il compito dell’Unesco. (21)

Quindi, come spiega il documento dell’UNESCO, si deve impiegare l’eugenetica per affrontare le problematiche inerenti all’innalzamento del benessere dell’umanità a un livello gestibile; arriverà il momento in cui le élite avranno bisogno rivolgersi all’intera umanità come una singola forza e con una sola voce.
L’eugenetica riguarda l’organizzazione sociale e il controllo dell’umanità. In definitiva, l’eugenetica concerne l’ingegneria della disuguaglianza. Nella genetica le élite hanno trovato il modo di portare la discriminazione al livello del DNA.


Genetica come eugenetica

Il premiato ricercatore e autore Edwin Black ha scritto un’autorevole storia dell’eugenetica nel libro War Against the Weak, in cui spiega che “il crescente impegno di trasformare l’eugenetica in genetica umana ha plasmato l’intera infrastruttura globale”, con la fondazione, nel 1938, dello Institute of Human Genetics di Copenhagen diretto da Tage Kemp, eugenista della Rockefeller Foundation, e finanziato con denaro di quest’ultima. (22) Pur non abbandonando gli scopi eugenetici, il nuovo movimento eugenetico rimodernato “ha sostenuto di operare per sradicare la povertà e salvare l’ambiente...” (23)

La genetica scatena nelle mani umane un potere senza precedenti: il potere della creazione innaturale e la manipolazione della biologia.

Ancora non afferriamo né comprendiamo appieno le implicazioni della manipolazione genetica di alimenti, piante, animali ed esseri umani. Quel che appare chiaro è che stiamo modificando la vera e propria biologia del nostro ambiente e di noi stessi al suo interno...

Il problema insito nell’interazione fra scienza e potere risiede nel fatto che a un potere del genere si accompagna la tentazione di usarlo e di abusarne. Se la capacità di creare un’arma come la bomba atomica appare possibile, certamente vi sono coloro che cercano di renderla probabile. Lì dove si presenta la tentazione, compare la debolezza umana.
Quindi, anche se si può impiegare la genetica a scopi benevoli e per il miglioramento dell’umanità, è altrettanto possibile utilizzarla efficacemente per creare un sistema di casta biologica nel cui contesto, col tempo, risulterebbe attuabile vedere una frattura nella razza umana nel cui ambito, man mano che diventano disponibili, l’impiego delle tecnologie del progresso umano sia riservato all’élite in modo che giunga un’epoca in cui nella specie umana sussista una separazione biologica.

Oliver Curry, teorico evoluzionista della London School of Economics, prevede che “[la] razza umana avrà raggiunto il proprio picco fisico nell’anno 3000” e “un giorno si suddividerà in due specie separate, un’intelligente e affascinante élite dominante e una classe inferiore costituita da ottuse e sgraziate creature simili a folletti”. (27)


Controllo demografico come eugenetica 

Non solo il settore della genetica è nato dall’eugenetica ed è stato finanziato dalle medesime classi capitalistiche che anelano al controllo sociale; altrettanto vale per il settore del controllo demografico.
Nella letteratura ecologista e nella retorica, uno dei rilevanti concetti emersi nel corso degli anni è quello del controllo della popolazione, la quale viene considerata una problematica ambientale poiché quanto più aumenta, tante più risorse consuma e tanti più terreni occupa.
In base a questa nozione più persone vi sono, peggiore diventa l’ambiente. Di conseguenza, i programmi finalizzati al controllo della crescita demografica sono spesso inseriti in un’ottica ambientalista.
In questo ambito è presente anche un elemento spiccatamente radicale, che considera la crescita demografica non solo come una problematica ecologica ma concepisce la popolazione in generale come un virus che va estirpato per la sopravvivenza della Terra. Comunque sia, nella prospettiva delle élite il controllo demografico riguarda in maggior misura il controllo delle persone piuttosto che la salvaguardia dell’ambiente.


Ambientalismo come eugenetica

Nella rivista accademica Capitalism Nature Socialism, Michael Barker esamina a fondo la connessione fra le fondazioni Ford e Rockefeller nel finanziamento del movimento ecologista. Come nota Barker, dopo la Seconda Guerra Mondiale il pubblico si è interessato in misura via via maggiore alla questione ambientale man mano che il “complesso chimico-industriale” cresceva a ritmi sbalorditivi. (63) Dato che gli interessi dei Rockefeller erano fortemente implicati nell’industria chimica, la crescente tendenza del pensiero ecologista doveva essere messa rapidamente sotto controllo e convogliata in una direzione favorevole agli interessi dell’élite.

Due organizzazioni importanti nella funzione di plasmare il movimento ecologista sono state la Conservation Foundation e la Resources for the Future (RFF), che facevano in gran parte affidamento sui finanziamenti della Rockefeller e della Ford Foundation; ambedue le organizzazioni di tutela avevano curiosamente contribuito a “promuovere un approccio esplicitamente filo-corporativo alla tutela delle risorse”. (64)

Laurance Rockefeller rivestì l’incarico di amministratore fiduciario della Conservation Foundation e negli anni Cinquanta e Sessanta donò 50.000 dollari l’anno. Inoltre, la Conservation Foundation venne costituita da Fairfield Osborn, il cui cugino Frederick Osborn divenne un’altra voce di spicco nel campo della tutela; (65) fra l’altro costui lavorava con il Population Council dei Rockefeller ed era presidente della American Eugenics Society.

Nel 1952 la Ford Foundation creò Resources for the Future (lo stesso anno in cui i Rockefeller crearono il Population Council), i cui fondatori originari erano anche “primi consulenti di John D. Rockefeller Jr. sulle questioni della salvaguardia”. Laurance Rockefeller entrò nel direttivo dell’RFF nel 1958 e nel 1970 la RFF ricevette 500.000 dollari dalla Rockefeller Foundation.66 La Ford Foundation avrebbe proceduto a creare anche l’Environmental Defense Fund (EDF), il Natural Resources Defense Council (NRDC) e il Sierra Club Legal Defense Fund.67 McGeorge Bundy, presidente della Ford Foundation dal 1966 sino al 1979, una volta dichiarò che “tutto quello che la fondazione ha fatto si potrebbe considerare come ‘rendere il mondo sicuro per il capitalismo’”. (68)

Certamente una fra le preminenti organizzazioni ambientaliste del mondo, se non la più importante, è il World Wildlife Fund. Come accennato in precedenza, il WWF venne fondato l’11 settembre 1961 da Sir Julian Huxley, primo direttore generale dell’UNESCO. (69) Dal 1952 Sir Julian fu anche amministratore fiduciario [a vita] della British Eugenics Society (ora nota come Galton Institute, centro di ricerca sulla genetica). La sua biografia sul sito web della società recita che 

“Huxley era convinto che un giorno l’eugenetica sarebbe stata considerata la via del progresso per la razza umana”; 

inoltre: 

“Forse, affinché l’evoluzione proceda a un ritmo accelerato, sarebbe necessario un evento catastrofico, così come l’estinzione dei dinosauri ha dato ai mammiferi l’opportunità di prendere il sopravvento nel mondo. Altrettanto vale per le idee il cui momento non è ancora giunto; devono sopravvivere a periodi in cui non sono generalmente bene accette. Come i piccoli mammiferi all’epoca dei dinosauri, esse devono attendere la loro opportunità.” (70)


Fusione fra uomo e macchina: il futuro dell’umanità

Bill Joy, scienziato informatico, co-fondatore della Sun Microsystems nonché a suo tempo condirettore della commissione presidenziale sul futuro della ricerca IT, nel 2000 ha scritto per la rivista Wired un articolo dal titolo “Why the Future Doesn’t Need Us”. Joy delinea le possibilità in una società tecnologica di un futuro prossimo, in cui nuove tecnologie quali ingegneria genetica e nanotecnologia “ci conferiscono il potere di rifare di nuovo il mondo”. Uno sviluppo allarmante riguarda la tecnologia robotica e il suo potenziale impatto sulla società. Joy afferma:

Abituati a vivere con innovazioni scientifiche pressoché consuetudinarie, dobbiamo ancora accettare il fatto che le più avvincenti tecnologie del ventunesimo secolo – robotica, ingegneria genetica e nanotecnologia – costituiscono una minaccia diversa rispetto alle tecnologie che le hanno precedute. Nello specifico, robot, organismi manipolati e nanorobot condividono un pericoloso fattore amplificante: sono in grado di auto-replicarsi…(88)

Joy spiega che sebbene tali tecnologie possano essere – e coerentemente siano – promosse e giustificate in nome di obiettivi auspicabili (come la cura delle malattie, etc.), “con ciascuna di queste tecnologie una sequenza di piccoli singolarmente sensibili progressi determina un accumulo di grande potere e, in concomitanza, grande pericolo”. Joy ammonisce foscamente:

Le tecnologie del ventunesimo secolo – genetica, nanotecnologia e robotica (GNR) – sono talmente potenti da poter generare intere nuove categorie di incidenti e abusi. Aspetto della massima pericolosità, per la prima volta tali incidenti e abusi sono ampiamente alla portata di singoli individui e gruppi ridotti. Non richiederanno grandi impianti e rari materiali grezzi. La sola conoscenza ne renderà praticabile l’impiego.
Ci troviamo dunque di fronte l’eventualità non solo di armi di distruzione di massa, bensì di distruzione di massa attuabile grazie alla conoscenza (KMD), una distruttività enormemente amplificata dalla facoltà di auto-replicazione.
Ritengo non sia esagerato affermare che ci troviamo all’apice dell’ulteriore perfezionamento del male estremo, un male la cui possibilità si propaga ben oltre la soglia delle armi di distruzione di massa lasciate in eredità agli stati-nazione, sino a un sorprendente e terribile conferimento di poteri a individui estremisti. (89)

In altri termini, ci stiamo addentrando in un’era caratterizzata dai “dittatori scientifici” della visione da incubo delineata ne Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Joy scrive che entro il 2030 “probabilmente saremo in grado di costruire in gran quantità macchine un milione di volte più potenti dei personal computer dei nostri giorni”.

Joy esamina la natura trasformativa della robotica, dato che entro il 2030 potrebbe comparire un robot intelligente: 

“Una volta che esisterà un robot intelligente, il passo verso una specie di robot – verso un robot intelligente in grado di produrre copie evolute di sé stesso – sarà breve.”

Inoltre aggiunge: 

“Un secondo sogno della robotica è che grazie alla nostra tecnologia robotica sostituiremo gradualmente noi stessi, acquisendo una quasi immortalità tramite il procedimento di scaricare le nostre coscienze...” Joy mette anche in guardia dalla potenzialità di una corsa agli armamenti per lo sviluppo di queste tecnologie, proprio come accaduto nel ventesimo secolo con le armi nucleari, radiologiche e biologiche. (91)

A tale proposito spiega che nel ventesimo secolo quelle tecnologie erano in massima parte realizzate dai governi, mentre nel ventunesimo secolo le nuove tecnologie di ingegneria genetica, nanotecnologia e robotica sono i prodotti delle corporazioni e del capitalismo. Quindi la forza trainante è costituita da competizione, brama e sistema economico.
Di conseguenza, rispetto a quanto accadeva riguardo alle tecnologie del ventesimo secolo, dato che queste nuove tecnologie vengono elaborate in laboratori privati, non pubblici, regolamentazione e dibattito a esse inerenti risultano di gran lunga inferiori...


Possiamo ritrovarci una dittatura scientifica, oppure...

Possiamo creare un’alternativa. Possiamo usare, rinforzare, decentralizzare e mobilitare la presa di coscienza politica globale in un movimento globale di persone non solo politicamente consapevoli, ma politicamente attive e impegnate.

Possiamo creare un mondo in cui le persone non si limitino a osservare l’apparato del potere politico, economico e sociale che influisce sulle loro vite, ma cerchino di cambiarlo affinché si addica meglio a tali vite e alla libertà.
Gli strumenti e i sistemi di controllo sociale sono vasti ed elusivi; si insinuano proprio nella psicologia e biologia dell’individuo.

I membri dell’élite ritengono di avere il compito – in virtù della loro presunta “innata” intelligenza superiore e specializzazione – di controllare la società e rimodellarla nel modo che ritengono opportuno, di formare e plasmare attivamente le idee e la pubblica opinione.
Costoro nutrono la convinzione che le persone siano fondamentalmente esseri emotivi irrazionali e che debbano essere controllate da un’élite, altrimenti il mondo si ritroverebbe nel caos. Questo è quel che puntella le nozioni di stabilità e “ordine”...
Se otteniamo stabilità e ordine a scapito della nostra stessa umanità, ne vale davvero la pena? Abbiamo realmente bisogno di questa eterna guida, mantenutasi costante per quasi tutto il corso della storia umana, che tratta la specie umana come se questa si trovasse in un perenne stato adolescenziale, mai del tutto preparata a prendere le proprie decisioni o a uscire nel mondo per proprio conto? Bene, è giunto il momento che l’umanità maturi e abbandoni il bizzarro agio dell’autoritarismo mentale...

Il nostro mondo non è governato da un complotto, bensì da idee: idee di potere, denaro, Stato, militari, impero, razza, religione, sesso, genere, politica e persone. L’unica sfida a tali idee deriva da nuove idee...
Se lo scopo dell’umanità è consumare e dominare, allora l’attuale situazione appare del tutto naturale. Se fossimo destinati ad altro, allora dovremmo diventare altro.
Se fossimo destinati a essere liberi, dovremmo diventare liberi. Le idee sono potenti: possono costruire imperi e farli crollare con altrettanta facilità.

Il 4 aprile 1967 il Dr. Martin Luther King Jr. fece uno dei suoi più importanti e toccanti discorsi, “Beyond Vietnam”, nel quale parlò contro la guerra e l’impero. Ha lasciato all’umanità parole utili a rinsavire:

Sono convinto che se vogliamo trovarci dalla parte giusta della rivoluzione mondiale, come nazione dobbiamo intraprendere una radicale rivoluzione di valori. Dobbiamo rapidamente iniziare lo spostamento da una società “rivolta-alle-cose” a una società “rivolta-alle-persone”. Fino a quando macchine e computer, ragioni di profitto e diritti di proprietà verranno considerati più importanti delle persone, la gigantesca tripletta del razzismo, materialismo e militarismo non sarà mai sconfitta. (95)


Articolo pubblicato originariamente su NEXUS New Times n.88, Ottobre-Novembre 2010


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L’autore:

Andrew Gavin Marshall è ricercatore associato presso il Centre for Research on Globalization (CRG) di Montreal, Canada, e studia economia politica e storia. Andrew è coautore, assieme a Michel Chossudovsky, del recente libro The Global Economic Crisis: The Great Depression of the XXI Century (disponibile presso il sito web http://www.Globalresearch.ca). I suoi articoli dal titolo “Una nuova Guerra Mondiale per un Nuovo Ordine Mondiale” e “Il Nuovo Ordine Mondiale della finanza” sono stati pubblicati rispettivamente su NEXUS nr. 85, 81 e 82.


Nota del Direttore:

Questo è un compendio riveduto tratto da “New Eugenics and the Rise of the Scientific Dictatorship”, terza parte della serie “The Technological Revolution and the Future of Freedom”. Per consultare il testo integrale e le note, nonché accedere alle parti prima e seconda della serie, visitare http://tinuyrl.com/28cqnm5.