Il Comitato Olimpico Internazionale non trova prove sufficienti per sostenere l’accusa di doping che è comunque costata la squalifica della Russia ai giochi olimpici e paralimpici di Rio nel 2016. L’ennesimo esempio di doppi standard usati contro la Russia da quelle nazioni occidentali che non avrebbero mai accettato l’esclusione delle loro squadre a causa di rapporti tenuti segreti e privi di prove concrete.

I bugiardi si arrendono: la Russia è trovata ancora una volta innocente

Sorpresa, sorpresa: il Comitato Olimpico Internazionale sostiene che ci siano prove "insufficienti" di un doping russo

Noi viviamo per questi momenti.
Come dicono in America, "una menzogna è già a metà strada per arrivare al mercato prima che la verità abbia tempo di mettersi le ciabatte".

Sì, finalmente è successo.
La verità si è finalmente scontrata con la World Anti-Doping Agency (WADA) e con i suoi amici del Comitato Olimpico Internazionale:

la WADA ha ammesso che il rapporto di Richard McLaren del 2016 sul presunto utilizzo di doping da parte degli atleti russi "non è sufficiente a stabilire la verità", come ha detto il Comitato Olimpico Internazionale.

"Al recente incontro (21 febbraio) tenuto dalla WADA a Losanna per 'fornire assistenza alle Federazioni Internazionali su come analizzare e interpretare le prove', è stato ammesso dalla WADA che in molti casi le prove fornite non possono essere sufficienti a stabilire la verità con certezza", come ha scritto in una lettera al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) Christophe De Kepper, direttore generale e membro del comitato esecutivo del CIO.

Alla fine, giustizia. E proprio in tempo per consentire a tutti gli atleti russi di partecipare ai Giochi di Rio ...oh, non fa niente.

Sulla base della prima parte del Rapporto McLaren, pubblicato il 18 giugno 2016, che presentava i risultati della sua indagine sul presunto doping ai Giochi Olimpici Invernali del 2014 a Sochi, la WADA ha raccomandato che il CIO, il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), e tutte le federazioni sportive internazionali escludessero la Russia dalle loro competizioni. All'intera squadra paralimpica russa è stata di conseguenza vietata la partecipazione ai giochi di Rio.

Potremmo passare tutto il giorno a ri-sezionare il rapporto McLaren, ma è chiaro che il CIO ha già accettato la realtà: è un lavoro politicamente motivato, fatto male, male, male.

Se volete i dettagli, potete leggere qui o qui o qui.
Mark Chapman era arrivato al punto già nel mese di agosto:

[…] Nessun atleta occidentale avrebbe mai dovuto fare i conti con una squalifica alle competizioni solo perché era americano o canadese o olandese, e con tutta certezza non gli sarebbe stato detto di accettare una squalifica della quale non aveva ancora visto le prove perché queste erano ancora segrete.

Il Rapporto McLaren non prova nulla di ciò che si propone di dimostrare, e non sta in piedi di fronte a una verifica.

Tombola.


Articolo in lingua imglese pubbicato su Russia Insider, il 25 febbraio 2017
Traduzione italiana tratta da Ortodossia Torino