Prendendo spunto da un esperimento condotto nel 1954 dal Dr. Muzafer Sherif, fondatore della disciplina della psicologia sociale, questa affascinante riflessione verte sul potere del pensiero di gruppo e della collaborazione rispetto all'individualismo e alla competizione....



Nel 1954, 22 bambini undicenni di religione protestante di Oklahoma City, tutti provenienti da famiglie della classe media, che si conoscevano già e la cui stabilità mentale era stata attentamente accertata, salirono a bordo di due pullman diretti a un campo estivo dei boy scout di 200 acri nelle vicinanze del Parco Nazionale di Robbers Cave, in Oklahoma. A osservare tutto questo dalla prospettiva di “custode” del campo era l’ideatore dello studio, Muzafer Sherif, nato in Turchia e laureato ad Harvard e successivamente indicato come il fondatore della disciplina della psicologia sociale. In quei tempi non esisteva ancora il consenso informato, e i ragazzi non sapevano che stavano per diventare le cavie di uno dei più affascinanti e apprezzati studi psicologici di sempre sul comportamento di gruppo.

Per i primi giorni, i responsabili del campo (in realtà un’équipe di psicologi, fra cui la moglie di Sherif) incoraggiarono ciascun gruppo a svolgere attività per consolidare i legami fra membri dello stesso gruppo. Ogni gruppo doveva scegliersi un nome (vennero scelti i “Serpenti” e le “Aquile”), crearsi una propria “bandiera”, scegliere come propri alcuni luoghi del campo, scrivere delle canzoni e inventare dei comportamenti particolari che fossero esclusivamente “propri”. Ogni gruppo alloggiava in zone separate ben distanziate rispetto all’altro gruppo, e durante il periodo iniziale non fu permesso a nessuno di incontrare membri dell’altro gruppo.

Nella fase successiva dello studio, Sherif e i suoi ricercatori prepararono delle situazioni volte appositamente a fomentare la competitività e la frustrazione in modo da generare conflitti fra i due gruppi. Annunciarono un torneo sportivo e altri giochi competitivi, mettendo in palio un trofeo, delle medaglie e undici coltellini svizzeri a quattro lame che erano il premio più ambìto per la squadra vincitrice. Infine, dopo una giornata di allenamenti, ogni gruppo finalmente poté vedere gli avversari, ormai già detestati.
Durante i quattro giorni di gare, lo staff manipolò i punteggi in modo da inscenare un costante testa-a-testa, e assicurandosi che le due squadre fossero costantemente consapevoli della situazione di quasi parità. L’iniziale sportività cedette presto il passo a insulti e invettive, e addirittura i ragazzi si rifiutavano di mangiare se nella sala-mensa era presente un membro dell’altro gruppo.
Dopo poco tempo non fu più necessario che fossero gli sperimentatori a istigare i pregiudizi fra i due gruppi. Agghindati come un commando di soldati, i Serpenti fecero un’incursione nel cottage delle Aquile, lacerando le zanzariere e rivoltando i letti. Le Aquile si vendicarono con gli interessi: armati di mazze e bastoni, gettarono tutti gli averi dei Serpenti in un mucchio al centro del cottage. Ogni squadra distrusse le bandiere dell’altra. Il giorno in cui le Aquile vinsero il torneo, i Serpenti organizzarono un assalto e rubarono i coltellini svizzeri vinti dagli avversari. L’odio sempre crescente culminò in una feroce lotta a suon di pugni che richiese l’intervento degli adulti.
Dopo aver inasprito ferocemente i pregiudizi fra i due gruppi, gli Sherif sperimentarono delle attività per incoraggiare le fazioni a socializzare fra loro. Ma né le escursioni, né le feste, né la visione di film, né le celebrazioni del 4 luglio sembravano riuscire ad allentare la tensione.

Poi gli Sherif crearono una serie di situazioni di crisi al campo che non si potevano risolvere senza le risorse e la partecipazione di tutti i ragazzi dei due gruppi. Quando improvvisamente finì l’acqua potabile e i ragazzi scoprirono che un rubinetto della cisterna era ostruito da un grosso sacchetto di plastica, i due gruppi dovettero lavorare insieme per cercare di liberarlo. I Serpenti e le Aquile inoltre furono arruolati per tirare insieme una fune per spostare un albero semi-caduto che poteva essere pericoloso e poi per aiutare a recuperare da un fosso sul ciglio della strada il camion che trasportava i viveri per entrambi i gruppi.
Una volta che il rubinetto fu disostruito, i Serpenti permisero alle Aquile di bere per prime, dato che non avevano portato con sé le borracce e avevano più sete. Dopo che i ragazzi avevano collaborato per raccogliere i soldi per un film, gli Sherif notarono che i due gruppi ritornarono a mangiare insieme alla mensa, anche mescolandosi fra loro. L’ultimo giorno del campo estivo, i ragazzi votarono all’unanimità di viaggiare sullo stesso pullman per il ritorno. I Serpenti e le Aquile sedevano vicini e con le braccia intorno alle spalle degli altri. Durante una sosta sulla strada del ritorno, il caposquadra dei Serpenti spese 5 dollari che aveva vinto a una gara di tiro al bersaglio per comprare dei dolci per tutti i 22 ragazzi.
William Golding descrisse la sua visione di una intrinseca “oscurità del cuore dell’uomo” ne Il signore delle mosche: una volta rimossa la patina della civiltà, persino i bambini sono capaci di diventare selvaggi. Lo studio di Sherif dimostra il contrario. Gli scolari sono effettivamente capaci di diventare crudeli e prepotenti gli uni contro gli altri se vengono divisi in gruppi opposti e costretti a competere per conquistare le poche risorse disponibili. Ma quando i bambini di Robbers Cave si trovarono di fronte a un obiettivo comune, più importante dei fini personali e del gruppo, misero da parte le divergenze per cooperare come un superorganismo.
Gli psicologi parlano di obiettivo sovraordinato: un obiettivo raggiunto attraverso il lavoro di squadra cooperativo di due o più persone. Impegnarsi nella condivisione e nel lavoro di squadra tende ad appianare le divergenze, perché si enfatizza l’essenza stessa dell’umanità: il fatto che siamo tutti sulla stessa barca. E se tutti quanti siamo sulla stessa barca, non siamo più in competizione per le poche risorse disponibili.



Siamo tutti sulla stessa barca

Tradizionalmente gli economisti sostengono che diamo il miglior contributo alla società quando cerchiamo di primeggiare rispetto agli altri. Ma le scienze più recenti dimostrano con chiarezza che è molto meglio se scegliamo ciò che è bene non solo per noi stessi ma anche per tutte le persone che ci circondano. Tutti i casi di conflitti risolti positivamente hanno una cosa in comune: la capacità di sfruttare il bisogno umano fondamentale di creare un Legame e superare la concezione per cui “ognuno pensa per sé”, capendo che “siamo tutti sulla stessa barca”.
In effetti, le persone che si attivano insieme si uniscono; le prove dimostrano che ogni volta che un gruppo collabora per un obiettivo comune, i cervelli di tutte le persone iniziano a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda, rafforzando il Legame all’interno del gruppo.
L’attività elettrica di ciascun individuo nel gruppo inizia a risuonare su una lunghezza d’onda comune, come un coro perfettamente intonato. Come un gruppo coeso di elettroni che inizia a vibrare come un unico elettrone gigante, il gruppo crea una risonanza che amplifica l’effetto individuale.

Gli psicologi dell’Istituto Max Plank di Sviluppo Umano a Berlino, in Germania, e dell’Università di Salisburgo, in Austria, studiando l’attività cerebrale di coppie di chitarristi che suonavano un breve brano insieme hanno scoperto che le onde cerebrali di ciascuna coppia erano altamente sincronizzate quando iniziavano la loro esecuzione d’insieme.
Intere aree del cervello presentavano modelli sincronizzati, in particolare le aree che governano la propriocezione (la propria posizione nello spazio), e ciò indicava che ciascun individuo perdeva una parte del proprio senso di separazione e acquisiva un senso di unione durante l’esecuzione della musica. Questi risultati dimostrano che noi andiamo oltre noi stessi quando lavoriamo per creare qualcosa insieme.
Questo studio ha ampie implicazioni, considerando che gran parte delle nostre interazioni con il mondo consistono in azioni sincronizzate e dirette a un obiettivo insieme ad altre persone. Come un gruppo jazz che opera insieme come un superorganismo per produrre una sonorità comune, ci sintonizziamo sulla lunghezza d’onda degli altri ogni volta che lavoriamo insieme per produrre un risultato comune. Riusciamo ad andare d’accordo con gli altri, per quanto siano diversi da noi, semplicemente condividendo un’attività o un obiettivo.

Inoltre fare parte di un superorganismo ci rende fisicamente molto più forti. Recentemente, un gruppo di antropologi dell’Università di Oxford ha misurato la soglia del dolore di singoli componenti della squadra di canottaggio di Oxford durante gli allenamenti, scoprendo che avevano una tolleranza al dolore molto maggiore dopo gli allenamenti di gruppo rispetto a quando si esercitavano da soli.
La sincronia dell’attività fisica condivisa apparentemente creava un maggiore rilascio di endorfine, il che potrebbe avere qualcosa a che fare con la creazione di una connessione collettiva. I canottieri creavano un “campo” che amplificava gli sforzi individuali e scavalcava i limiti dei singoli. All’interno del campo, l’intero era maggiore della somma delle parti.
Ora gli scienziati sanno che i neuroni diventano più efficienti e funzionano come un’unità quando vengono stimolati insieme in modo ripetuto e persistente: i neuroni che si attivano insieme si uniscono. E può essere altrettanto vero che le persone che si attivano insieme sviluppino un’unione. Quando lavoriamo insieme agli altri per uno scopo comune, ben presto ci sintonizziamo letteralmente sulla loro lunghezza d’onda.
Quando facciamo delle cose in gruppo, l’impellenza che proviamo trovandoci tutti “sulla stessa barca” è in realtà ciò che ci permette di resistere alle difficoltà, compreso il dolore. È una prova del fatto che esiste davvero una “forza nei numeri” e spiega anche perché proviamo qualcosa di straordinariamente simile a una magia quando facciamo parte di gruppi che operano per un obiettivo comune. Usciamo dalla nostra individualità ed entriamo nell’ambito del Legame.

Questo tipo di sincronizzazione non si limita al cervello. Attraverso un’interessante serie di studi, l’Istituto di Scienze Noetiche di Petaluma, California, ha scoperto che quando un membro di una coppia inviava pensieri e intenzioni di guarigione al suo partner malato di cancro, molti dei processi fisiologici delle due persone iniziavano a imitarsi a vicenda: battito cardiaco, onde cerebrali, la conduttività degli impulsi elettrici sulle dita, flusso sanguigno, respirazione. Con un pensiero d’amore, due corpi diventano rapidamente uno solo.
Sembra che queste forme di sincronizzazione corporea avvengano anche fra estranei, in particolari circostanze. Legarsi a un’altra persona in modo intimo, come fa un guaritore quando invia un flusso di guarigione al suo paziente, mette in sincronia i due cervelli. (1) Persino toccare qualcuno provando un senso di apprezzamento e disponibilità può fare entrare in sincronia le onde cerebrali delle due persone. (2) La sincronia può avvenire anche quando due persone provano l’intenso desiderio di fare del male, come è stato dimostrato negli studi su maestri di Qigong coinvolti in una situazione di isolamento mentale e fisico. (3)



Il potere del pensiero di gruppo

Sto conducendo un esperimento, tuttora in corso, sull’intenzionalità: osserviamo il potere del pensiero di gruppo nel contesto di meticolosi esperimenti scientifici controllati e anche, in via informale, durante i seminari e all’interno della nostra comunità delle “intenzioni”. Nel 2007, lavorando con un ampio pool di fisici, biologi, psicologi, statistici e neuroscienziati esperti nel campo delle ricerche sulla coscienza, ho creato il più grande laboratorio globale e condotto i primi esperimenti controllati sul potere dell’intenzionalità di massa di modificare il mondo fisico.
Negli ultimi otto anni, questi studi hanno coinvolto, in totale, varie centinaia di migliaia dei miei lettori internazionali, con partecipanti volontari da oltre 100 paesi che hanno indirizzato la propria intenzionalità verso determinati obiettivi in condizioni scientificamente controllate attraverso il sito di Intention Experiment (www.theintentionexperiment.com), nel corso di conferenze e seminari organizzati in vari paesi o in diretta Web.

Abbiamo svolto sistematicamente esperimenti su vari bersagli di tipo “animale, minerale e vegetale”, rappresentativi di tutti gli elementi del pianeta, con modelli sperimentali inizialmente molto semplici e via via sempre più complessi. Fino ad ora, sono stati svolti 4 esperimenti su foglie e semi, 10 esperimenti con piante, 7 sull’acqua (uno “dal vivo” su campioni d’acqua prelevati da un lago giapponese), 4 esperimenti di intenzionalità per la pace e 2 esperimenti su pazienti sofferenti di ansia.
Anche i più semplici di questi esperimenti sono stati eseguiti in condizioni scientifiche rigorose, seguendo un protocollo molto accurato. Per esempio, per i nostri primi esperimenti semplici sull’invio di intenzioni per aumentare le emissioni di luce di una foglia, i nostri tecnici di laboratorio dell’Università dell’Arizona hanno seguito un protocollo di 50 passaggi, fra cui la selezione accurata di foglie di geranio identiche per dimensioni e valore delle emissioni di luce. E praticamente ogni esperimento è stato svolto con uno, o spesso più, gruppi di controllo.
Nei 27 esperimenti condotti fino a oggi, 23 hanno evidenziato dei cambiamenti misurabili e spesso significativi. Per considerare questo dato in prospettiva, neppure uno dei medicinali prodotti dall’industria farmaceutica può vantare un simile livello di effetti positivi.

In questi esperimenti scientificamente controllati, per la maggior parte in cieco, abbiamo dimostrato che la mente del gruppo è in grado di:

  • Modificare le proprietà fisiche elementari delle foglie;
  • Fare crescere le piante a un’altezza quasi doppia rispetto al normale;
  • Alterare la struttura molecolare dei cluster dell’acqua di rubinetto;
  • Cambiare il pH dell’acqua inquinata (e quindi depurarla)
  • Ridurre la violenza in un’area di guerra o con elevata criminalità
  • Migliorare la salute di pazienti con malattie diagnosticate.

Gli esperimenti sono ancor più interessanti per ciò che rivelano sulla coscienza umana, in particolare sulla possibilità che esista una coscienza collettiva. Hanno più volte dimostrato che, collettivamente, la mente umana ha la capacità straordinaria di operare in modo non locale e superare lo spazio e il tempo; i nostri intender provenienti da 98 paesi del mondo hanno costituito gruppi sperimentali da 1.000 a 15.000 persone, e il loro contatto con i bersagli è avvenuto semplicemente attraverso una fotografia pubblicata sul nostro sito. Nonostante il fatto che il loro unico legame fosse un sito Internet, hanno stabilito immediatamente un contatto profondo gli uni con gli altri e con il bersaglio.



Il circolo virtuoso

Nonostante i risultati di questi esperimenti siano di per sé sorprendenti, il fenomeno più interessante, per me, è l’effetto che i nostri studi su più vasta scala hanno prodotto sui partecipanti. Dai nostri maggiori esperimenti online sono scaturiti commenti di esperienze estatiche, di un senso profondo e palpabile di unità.
Nonostante i partecipanti si colleghino al nostro sito Web da computer separati sparsi per il mondo, riferiscono di provare un senso di connessione con le altre persone dell’esperimento che si trovano a migliaia di chilometri di distanza. L’esperienza dell’intenzionalità di gruppo sembra provocare dei cambiamenti nella coscienza individuale, infrangendo tempo e spazio, rimuovendo il senso di separazione e individualità e infondendo nei membri del gruppo quello che si può descrivere solo come uno stato di unione estatica.

Nel settembre 2008 ho condotto un esperimento con 15.000 partecipanti da 60 paesi del mondo, valutando se la “mente del gruppo” avesse il potere di ridurre la violenza e riportare la pace. Il piano era che i lettori di varie parti del mondo unissero le forze sul nostro sito per “inviare” la pace in una particolare area devastata dalla guerra, in questo caso lo Sri Lanka.
In un sondaggio condotto sui partecipanti al termine dell’esperimento, circa il 46% riferiva di aver notato dei cambiamenti a lungo termine nel rapporto con altre persone dopo l’esperimento. L’esperienza di gruppo apparentemente li aveva aiutati a provare più amore in generale, sia che conoscessero i destinatari o meno. Sebbene più di un quarto provasse più amore per le persone vicine o per persone normalmente sgradite o con cui c’erano dissidi, una percentuale maggiore, il 41%, provava più amore per qualsiasi individuo con cui entrasse in contatto, e il 19% riscontrava di andare più d’accordo con perfetti estranei.
In effetti, quando il sondaggio chiedeva con chi fossero migliorati maggiormente i rapporti, il 38% ha risposto di aver notato i cambiamenti più evidenti nel rapporto con gli estranei. L’esperienza di un legame con migliaia di estranei ha dato a molte persone la capacità di essere più bendisposte verso le persone che non conoscevano personalmente. Io sono rimasta sbalordita dalle loro reazioni nel descrivere ripetutamente stati di beatitudine e un senso palpabile di unità durante l’esperimento.
Molti hanno provato questa sensazione su un livello profondamente fisico: “Già 10 minuti prima dell’esperimento ho iniziato a sentire una pressione alla testa”, ha scritto un partecipante. “Come se il mio cervello si fosse collegato a una rete più grande. Subito dopo l’esperimento, è passato.”
“Mi sono sentito parte di un’onda energetica (più o meno come immagino che dovrebbe essere trovarsi all’interno di un raggio traente, come quelli di Star Trek)”, ha scritto un altro. “Venivo trascinato su questa gigantesca ondata di energia ma allo stesso tempo facevo parte della causa dell’onda... era molto potente.”
Per molti altri, il sentimento di unione con gli altri partecipanti e con la popolazione dello Sri Lanka era intensissimo: “Inoltre i primi due giorni mi sentivo estremamente emotivo (piangevo) a causa del potere dell’esperimento. Non ho mai provato nulla di simile.”
 “Mi rendevo conto dell’unione delle masse di persone, così intensa che riuscivo quasi a ‘vederle’, ma senz’altro le sentivo.”
“Ho provato un fortissimo senso di unità, un flusso di energia che dalla terra andava molto, molto oltre... universale.”
“Ogni volta che inviavo la mia intenzione ‘carica’ all’obiettivo, nel giro di pochi secondi ricevevo una ‘ondata’ di emozioni. Questi sentimenti includevano paura e terrore, che io trasformavo in amore e compassione e che rinviavo a mia volta.”

Sono giunta a chiamare questo fenomeno il “potere degli otto”. Questo tipo di legame potente può verificarsi in un solo giorno. Durante i seminari del weekend, dividiamo il pubblico di partecipanti in gruppetti da otto, e chiediamo a gruppi di perfetti estranei di inviarsi fra loro pensieri di affetto.
Nel corso degli anni abbiamo assistito, l’una dopo l’altra, a storie di miglioramenti straordinari, sia in chi invia che in chi riceve. Per esempio, Sally soffriva di artrite, che le impediva di camminare sulle scale: già il giorno dopo aver ricevuto l’intenzione di guarigione era in grado di scendere le scale senza fatica. Marekje aveva la sclerosi multipla e faceva fatica a camminare senza supporti. Il mattino dopo la sua intenzione, è arrivata al seminario senza stampelle. Forse il caso più incredibile è quello di Marcia, una donna che soffriva di offuscamento della vista a uno degli occhi. Il giorno seguente alle intenzioni di guarigione del gruppo, diceva di vederci quasi perfettamente dall’occhio malato.

Ancor più significativo degli effetti di guarigione è il potente effetto della comunità. Durante questi seminari, degli estranei iniziano a risuonare insieme come un’unità: per esempio, in Olanda a un seminario recente, ho scoperto che molti gruppi riportavano di avere avuto esattamente le stesse visualizzazioni durante le intenzioni di gruppo. In un gruppo, che si concentrava nel mandare intenzioni a una donna con problemi di schiena, sia lei che molti altri membri del gruppo hanno immaginato la medesima visione interiore: la sua spina dorsale che veniva estratta dal corpo e infusa di luce.
Il sentimento di unità descritto dai partecipanti ai seminari e dalla comunità dell’Intention Experiment è un esempio dell’effetto di risonanza del legame puro. Il semplice atto di appartenere a un piccolo gruppo di estranei e di offrire qualcosa al proprio interno è così potente e dà tanta soddisfazione ai nostri desideri più profondi da guarire sia il guaritore che il destinatario.



- Approfondimenti -

Che cos’è il Legame?

Scienziati alternativi fra cui biologi, psicologi e sociologi hanno scoperto le prove del fatto che gli individui sono molto meno “individuali” di quanto si pensasse in passato. Fra le più piccole particelle del nostro essere, fra il nostro corpo e l’ambiente, fra noi stessi e tutte le persone con cui siamo in contatto, fra ogni membro di ogni gruppo sociale, esiste un Legame, una connessione essenziale e profonda tale per cui non esiste più una netta demarcazione fra la fine di un’entità e l’inizio di un’altra. Il modo in cui sostanzialmente opera il mondo non è attraverso l’attività di entità singole, ma attraverso la loro connessione... in un certo senso all’interno dello spazio fra le cose.
L’aspetto più essenziale della vita non è la cosa isolata, sia essa una particella subatomica o un essere vivente perfettamente formato. È il rapporto stesso: il Legame inseparabile e irriducibile. Questa connessione, lo spazio fra l’uno e l’altro, custodisce la chiave per la vita di ogni organismo, dalle particelle subatomiche alle società su grande scala, e anche la chiave per un futuro vivibile.

 

Il potere del “noi” fa bene all’io

Gran parte delle ricerche sul dialogo interiore, ovvero i monologhi che spesso le persone usano per incoraggiarsi prima di una performance, si concentra su affermazioni interiori riguardanti l’“io” per aumentare la fiducia personale. Per questo un gruppo di ricercatori della Michigan State University ha deciso di studiare che cosa succede alla performance individuale quando i partecipanti concentrano i propri dialoghi interiori sulla performance del gruppo come organismo unico.
Hanno suddiviso in modo casuale 80 partecipanti a una gara di freccette in 3 gruppi; il primo gruppo usava dialoghi interiori concentrati sulle capacità e prestazioni individuali; il secondo usava dialoghi che enfatizzavano le capacità e le prestazioni del gruppo, mentre il terzo, il gruppo di controllo, manteneva semplicemente pensieri neutrali.
Valutando i risultati, i ricercatori hanno notato che sia la fiducia personale che le performance erano migliori fra coloro che si erano concentrati su pensieri di gruppo. Chi orientava il proprio dialogo interiore sul gruppo mostrava più fiducia nella squadra ma aveva anche prestazioni individuali migliori.
Questo studio ha implicazioni enormi per tutti gli aspetti della nostra vita, in quanto mostra che concentrarsi sugli sforzi di gruppo è naturalmente vantaggioso per tutti.
Basta pensare a “noi” per fare del bene all’“io”.


Note:

1) - D. I. Radin, ‘Event related EEG correlations between isolated human subjects,’ Journal of Alternative and Complementary Medicine, 2004; 10: 315-24.
2) - Rollin McCraty e all. ‘The Electricity of Touch: Detection and Measurement of Cardiac Energy Exchange Between People,’ in Karl H. Pribram, a cura di, Brain and Values: Is a Biological Science of Values Possible? Mahwah, NJ: Lawrence Erlbaum Associates, 1998: 359-379.
3. M Yamamoto e all., ‘An Experiment on Remote Action against Man in Sense Shielding condition,’ Journal of the International Society of Life Information Sciences, 1996; 14 (1): 97-99.


L’autrice:

Lynne McTaggart, una delle principali voci del nuovo movimento della consapevolezza, è autrice di sei libri pluripremiati, fra cui i best-seller mondiali Il campo del punto zero, La scienza dell’intenzione, The Bond – il legame quantico e Ciò che i dottori non dicono. Come caporedattrice di What Doctors Don’t Tell You (www.wddty.com), si occupa di una delle più apprezzate pubblicazioni di salute al mondo e cura popolarissime teleconferenze e seminari sulla salute e la spiritualità.


Articolo originariamente pubblicato su NEXUS New Times n. 113, Dicembre 2014 - Gennaio 2015 [per informazioni sulla rivista ed eventuale acquisto, CLICCA QUI]