Tra le ultime notizie in circolazione ce n’è una che ha particolarmente solleticato la mia attenzione: il presidente di Taiwan, Chen Shui-bian, ha pianificato di chiudere il Consiglio per l’Unificazione Nazionale allestito nel 1990 per sovrintendere alla eventuale unificazione dell’isola con la Cina, una mossa che ha scatenato le ire di quest’ultima, che la ritiene una spinta verso la formale indipendenza di Taiwan, contro la quale è disposta ad usare persino la forza militare. Non per niente il governo cinese ha ammonito Chen che la chiusura del consiglio potrebbe “innescare una grave crisi”. Chen ha affermato che la decisione è stata presa a causa della “minaccia militare” cinese. E gli Stati Uniti, stretti alleati di Taiwan, come la pensano? Be’, dato che propendevano per uno status quo, apparentemente sono alquanto imbarazzati e sorpresi da questa iniziativa, e a mio modo di vedere ne hanno ben donde: una legge del Congresso obbliga gli USA a difendere militarmente Taiwan da un eventuale attacco, e l’insorgere di una crisi in estremo oriente potrebbe anche rompere le uova nel paniere degli eventuali attacchi programmati contro l’Iran di cui si sente parlare ormai da molti mesi. Forse gli USA hanno i piedi in troppe scarpe e, come diceva quel maestro di strategia militare che era Von Klausewitz, “chi vuole tenere tutto non tiene nulla”. Staremo a vedere i futuri sviluppi della questione…

Per intanto in Iraq e altrove cominciano a emergere forti dubbi sulle vere responsabilità dietro la distruzione delle cupole dorate della moschea di al-Askariya, una costruzione millenaria di enorme importanza per la comunità sciita. Il ministro delle infrastrutture iracheno, Jassem Mohammed Jaafar, ha affermato che l’attentato è opera di specialisti, aggiungendo che la collocazione degli esplosivi ha richiesto come minimo 12 ore. Nei quattro pilastri principali della moschea sono stati praticati dei fori, poi imbottiti di esplosivo collegato a sua volta a un’altra carica piazzata direttamente sotto la cupola, il tutto connesso a un detonatore azionato a distanza. Secondo Jaafar, la perforazione dei pilastri avrebbe richiesto almeno quattro ore per ognuno di essi. I primi resoconti parlavano di quattro uomini (tre abbigliati di nero, uno con l’uniforme della polizia) che avrebbero sopraffatto le guardie della moschea e collocato gli esplosivi in pieno giorno. Secondo Ray McGovern, ex analista della CIA e consigliere presidenziale, dietro questa operazione potrebbero esserci alcuni servizi segreti occidentali: “La domanda principale è chi trae beneficio da questo genere di cose? Non occorre essere dei paranoici della cospirazione per sostenere che vi siano un sacco di potenziali sospetti, e non solo i sunniti. Ricordatevi di quegli ufficiali inglesi arrestati mentre giravano in macchina travestiti da arabi: queste cose proseguono tutt’ora.”

Insomma, indipendentemente da dove si punti il dito per indicare i colpevoli, questo evento sembra fatto apposta per favorire una “balcanizzazione” dell’Iraq. Una corposa documentazione dimostra che la suddivisione di questo paese in tre parti (ovviamente tra curdi, sciiti e sunniti) è da lungo tempo raccomandata in numerosi studi geopolitici, come quello pubblicato nel 2004 dalla Rand Corporation per conto del dipartimento della difesa USA che suggeriva: “La divisione tra sunniti e sciiti, fra arabi e non arabi andrebbe sfruttata per favorire gli obiettivi politici statunitensi nel mondo musulmano.”

Cambiando argomento ma non troppo, in Germania sta destando scalpore un film che ben difficilmente vedremo sui nostri schermi (spero di essere smentito, perché sarei curioso di vederlo): il titolo è “Valley of the wolves Iraq” e si tratta della più importante e costosa produzione della storia cinematografica turca. La trama prende spunto da un fatto veramente accaduto il 4 luglio del 2003, quando truppe statunitensi irrompono in un avamposto turco, incappucciando e deportando gli undici soldati turchi ivi dislocati, senza alcun rispetto per la loro dignità e di fronte alla popolazione locale. La storia poi si sviluppa col suicidio del tenente Suleyman Aslan, incapace di sostenere la vergogna, il quale lascia una lettera indirizzata a Polat Alemdar, un amico nonché agente dell’intelligence altamente addestrato, per documentare l’accaduto. Non sto a raccontarvi il resto, se non per dire che il film ritrae le truppe americane mentre commettono atrocità e genocidi tra i civili (una delle scene clou è un massacro compiuto durante un matrimonio) e mette in scena un personaggio ambiguo, un medico ebreo che espianta gli organi dai prigionieri iracheni di Abu Grahib per rivenderli a ricchi pazienti americani e israeliani. Potete immaginare le polemiche e le accuse di antisemitismo che questo film si è tirato addosso! Gli attori statunitensi Billy Zane (che interpreta Sam William Marshall, il crudele comandante delle truppe speciali USA) e Gary Busey (che interpreta il medico) sono attualmente oggetto di commenti tutt’altro che lusinghieri da parte dei loro concittadini più “patrioti”…

Tuttavia il film sta riscuotendo un successo clamoroso, e non solo in Turchia: in Germania la consistente porzione di cittadini di origine turca sta facendo la fila per vederlo, e non sto a raccontarvi cosa succede in sala fra il pubblico durante le scene più salienti. Le autorità militari statunitensi di stanza in Germania hanno intimato ai propri effettivi di evitare come la peste i cinema dove viene proiettato, e la stampa sta timidamente riportando i commenti preoccupati di vari leader politici, fra i quali lo stesso cancelliere, Angela Merkel. La mia impressione è che si tratti di un film confezionato con grande cura e professionalità e assai coinvolgente, ma non posso aggiungere altro sinché non l’avrò visto… se mai ci riuscirò!

Per finire, vi lascio con svariate, inquietanti immagini relative alle sempre più frequenti anomalie atmosferiche, frutto del malsano accoppiamento tra scie chimiche e HAARP. E poi venitemi a raccontare che tutto questo è spiegabile con fenomeni naturali, e che siamo tutti dei poveri paranoici…

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