Venga, venga a vedere!” Il professore Giuseppe Di Bella è un fiume in piena: non appena giunto ad incontrarlo per una chiacchierata, questo gentiluomo d’altri tempi mi accoglie amabilmente accanto a un laptop dal quale si collega in rete per mostrarmi il suo abstract relativo al Metodo Di Bella (MDB), recentemente presentato all’importante convegno oncologico di Singapore al quale era stato espressamente invitato a partecipare. Qui in Italia si parla poco o punto dei recenti sviluppi di una storia che pure, tra il 1997 e il 1999, ha segnato la Sanità di questo paese come poche altre. La storia di un grande scienziato, il professore Luigi Di Bella, che aveva sviluppato un’efficace terapia contro il cancro; la storia di una battaglia civile, politica e scientifica sulla validità di quest’ultima. La storia di chi vedeva in lui la speranza di sconfiggere il “male del secolo” e di chi lo accusava di essere un millantatore, o peggio. La storia di una sperimentazione scientifica ministeriale che, falsata in partenza, diede esito negativo, e i cui responsabili non sono mai stati perseguiti dalla magistratura.

Il suo lavoro è stato portato avanti dal figlio Giuseppe, e come abbiamo visto ha dato frutti assai importanti: oltre ad essere stati pubblicati nel giugno di quest’anno negli atti del terzo Congresso Internazionale di Oncologia di Singapore, i dati scientifici del MDB sono apparsi in vari articoli su prestigiose riviste internazionali come Neuroendockrinology Letters, e reperibili nella banca dati medico-scientifica mondiale www.pubmed.gov.

Il 3 settembre per la prima volta l'intero Metodo Di Bella è stato pubblicato per esteso dalla stessa rivista, recensita da Med-Line. Sono illustrati il razionale, le basi scientifiche, il meccanismo d'azione, gli aspetti chimici, biochimici e di biologia molecolare, nonché i riscontri clinici rappresentati da 553 casi dei 22 tipi più frequenti di tumore. Si è documentata una mediana di sopravvivenza e una qualità di vita nettamente migliori rispetto alle attuali terapie mediche dei tumori. Sono inoltre compresi diversi casi di guarigione stabile e completa di tumori maligni solidi senza intervento chirurgico, né chemio, né radioterapia, ma solo col MDB. La pubblicazione documenta anche le numerose cause invalidanti che destituiscono totalmente di ogni scientificità la sperimentazione ministeriale del 1998 sul MDB.

“Il problema del tumore è micidiale, in quanto è una vita, è una vita che ha una capacità di evoluzione e di crescita superiore alla vita fisiologica. La terapia di mio padre è stato il massimo progresso assoluto fra quelle antitumorali, con un profilo favorevolissimo fra tollerabilità ed efficacia, profilo che è completamente irraggiungibile dalle attuali terapie.”

Sta di fatto che dalla fine della sperimentazione oltre duemila sentenze su ricorsi per ottenere il MDB hanno condannato le ASL ad erogarlo in base a perizie giurate di Consulenti Tecnici di Ufficio, i quali hanno certificato miglioramenti o guarigioni di pazienti in cui le tradizionali terapie oncologiche erano fallite. Nonostante questo, sulla somatostatina e sugli altri componenti del MDB permane un blocco di tipo economico, consistente nel costringere i pazienti a pagarsi interamente i farmaci della cura, oltre a continue pressioni, intimidazioni, ostilità verso i pazienti e medici che la seguono. Stiamo parlando di una sostanza la cui funzione antitumorale è stata documentata da ben 26.000 pubblicazioni reperibili su www.pubmed.gov., fra le quali spicca quella del premio Nobel Andrew V. Schally.

“Non è che con la cura di mio padre si riescono a guarire tutti i tumori: ce ne sono alcuni tipi e stadi per i quali si riesce soltanto a prolungare l’esistenza, anche in misura considerevole, e a prolungarla accettabilmente sotto il profilo lavorativo. Non siamo arrivati alla soluzione del problema, ma si tratta di un progresso enorme che comporta la guarigione di tutta una serie di tumori e tutta una serie di stadi, guarigione che tuttora le attuali terapie non riescono ad ottenere.”

Non è solo una questione di risultati, ma anche e soprattutto di corretta informazione. Ad esempio, tempo fa The Lancet, una delle massime riviste scientifiche internazionali, pubblicò uno studio sui tumori broncopolmonari inoperabili a firma di Laing, Berry e Newman, nel corso del quale un consistente gruppo di pazienti fu trattato con chemioterapia mentre al gruppo di controllo furono somministrati semplicemente farmaci palliativi. Il risultato, ben poco pubblicizzato, fu che quest’ultimo gruppo ebbe una mediana di sopravvivenza praticamente doppia rispetto al gruppo sottoposto a chemio. L’opinione pubblica non viene assolutamente messa al corrente di questi dati. Durante le varie maratone televisive organizzate per raccogliere fondi per la “ricerca”, ci si guarda bene dal far sapere che il più ampio e noto studio clinico, condotto nell’arco di 14 anni su 220.000 pazienti affetti dalle forme di tumore più frequenti, e pubblicato nel 2004 su Clin. Oncol., ha riscontrato che su 100 ammalati di tumore la chemioterapia consente a due o tre di sopravvivere per 5 anni, e all’1% per 10 anni. Secondo un criterio internazionalmente riconosciuto, al di sotto del 30% di risultati una terapia viene considerata inutile, eppure per l’entusiasmante risultato di una sopravvivenza del 2,3% a 5 anni, secondo un rapporto pubblicato nel 2007 lo Stato spende la bellezza del 32,37% dell’intera spesa farmaceutica. Stiamo parlando di 1.341 milioni di euro su una spesa complessiva di 4.142,6. Gli esempi di questo tenore potrebbero continuare a lungo, ma la conclusione che se ne può trarre è una sola: la logica esasperata del denaro e del potere, che ha sovvertito la nostra società, ha inquinato in modo intollerabile anche la medicina, per cui la cura non viene impostata in base ai valori del rispetto della vita e della qualità della stessa, bensì in base al profitto. La politicizzazione della medicina ha ridotto il medico ad un trascrittore di terapie vincolate a linee guida ministeriali, pertanto quest’ultimo non può prescrivere quello che in scienza e coscienza ritiene utile al paziente, a meno di non volersi ritrovare in serie difficoltà. Non è certo un caso che il governo Prodi, nella finanziaria 2007, ha abrogato la disposizione di legge introdotta nel 1998, la cosiddetta “legge di Bella”, che consentiva al medico di prescrivere in totale autonomia al di fuori dei vincoli burocratici ministeriali, semplicemente in base alle evidenze scientifiche.

L’amabile chiacchierata col professor Giuseppe Di Bella ha spaziato su una gran varietà di argomenti: scientifici, politici, storici, sociali, economici. Traspare chiaramente il suo grande affetto e rispetto nei confronti di quell’uomo eccezionale che era il genitore, uno scienziato nel senso più autentico del termine, e il suo infaticabile impegno a rendergli finalmente giustizia. Mi ha esposto dettagliatamente e con la massima chiarezza i principi del MDB, il quale persegue tre obiettivi essenziali: la difesa dall’aggressione neoplastica; l’inibizione della proliferazione neoplastica; il blocco delle mutazioni neoplastiche.

“Nella terapia di mio padre, ci sono le uniche sostanze (retinoidi, vitamine e melatonina, nda) totalmente prive di tossicità che hanno l’effetto doppio di attivare tutti i meccanismi biologici di base e quindi mettere l’organismo in condizioni di difendersi dall’aggressione tumorale, e nel contempo di inibire la produzione di cellule tumorali. Dovrebbe essere la base di qualunque terapia.”

In altri termini, il MDB considera e cura il portatore del tumore, e non quest’ultimo come entità estrapolata da un’inscindibile unità biologica, psicofisica e spirituale. Una visione agli antipodi del pensiero scientifico dominante, ormai mero strumento di interessi costituiti, cieco e sordo di fronte a qualunque cosa possa minarne l’autorità, il potere e gli enormi profitti che ne derivano.

[Sopra: Luigi Di Bella; nell'immagine in apertura: Giuseppe Di Bella]

Tratto da NEXUS New Times n.88, Ottobre - Novembre 2010


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