«consegne speciali» dell'agenzia di intelligence americana in un articolo
in cui racconta le vicende di Khaled Masri, un cittadino tedesco di origine
araba “colpevole” di avere un nome simile a quello di uno dei dirottatori
dell'11 settembre e tenuto in prigione per cinque mesi, salvo essere
rilasciato, senza scuse, una volta compreso che era stato imprigionato l'uomo
sbagliato. Nel maggio del 2004 - ricostruisce il quotidiano americano, che cita
fonti a conoscenza del caso - la Casa Bianca mandò l'ambasciatore americano a
Berlino, Daniel Coat, a incontrare l'allora ministro degli Interni tedesco Otto
Schily per riferirgli qualcosa che non avrebbe potuto essere comunicato
attraverso i tradizionali canali diplomatici. Coats informò il ministro che la
Cia aveva arrestato per sbaglio un cittadino tedesco e chiese al governo di non
rivelare nulla, anche se per caso Masri avesse parlato. Il timore a Langley era
che si venisse a sapere del programma segreto della Cia per catturare presunti
terroristi all'estero e il loro trasferimento in Paesi terzi per essere
interrogati in assenza delle più elementari garanzie legali. Il caso Masri,
osserva il Washington Post, offre un raro esempio di «come la pressione sulla
Cia per catturare membri di Al Qaeda dopo gli attacchi dell'11 settembre ha
portato in alcuni casi ad arresti sulla base di prove minime o indiziarie e di
come sia complicato correggere gli errori di un sistema che opera in segreto».
Dagli attacchi di quattro anni fa, in
collaborazione con altre agenzie di intelligence, la Cia ha arrestato circa
tremila persone, tra cui importanti leader di Al Qaeda, ma «è impossibile
sapere quanti errori la Central intelligence agency e i suoi partner stranieri
hanno fatto». Tra l'altro, diversamente da quanto avviene per la base di
Guantanamo, dove 180 detenuti sono stati rilasciati dopo una revisione dei loro
casi, «non c'è alcun tribunale o giudice che possa controllare le prove a
carico delle persone catturate dalla Cia: la stessa burocrazia che decide la
cattura e il trasferimento di un sospetto per l'interrogatorio - nel processo
chiamato »rendition« - è anche responsabile della supervisione degli errori».
Secondo ex ed attuali funzionari di intelligence, l'ispettore generale della
Cia sta indagando un numero crescente di «errate consegne»: almeno una trentina
di casi rientrerebbero in questa definizione, sostiene una fonte, mentre
un'altra la riduce ad appena una manciata. Nella lista ci sarebbero alcune
persone indicate da militanti di Al Qaeda durante gli interrogatori da parte
della Cia: tra loro, addirittura un innocente professore in un college,
accusato da un presunto terrorista che non gli aveva perdonato un brutto voto a
scuola.
«Prendono la gente sbagliata, che non ha
informazioni, in molti casi c'era solo una vaga associazione» con il terrorismo,
dice un funzionario dell'agenzia. Proprio come nel caso di Masri, tenuto in
prigione per cinque mesi sostanzialmente perchè la responsabile del Centro per
il controterrorismo della Cia (Ctc) «credeva che fosse qualcun altro, non
sapeva veramente niente, aveva solo avuto un'intuizuione». Per condurre la
missione affidatagli dopo l'11 settembre, localizzare e catturare potenziali
terroristi in tutto il mondo, il Ctc ha creato il cosiddetto «Rendition Group»,
scrive il quotidiano, composto da ufficiali, paramilitari, analisti e
psicologi. «È la Camelot del controterrorismo, non dobbiamo confonderci con gli
altri, è divertente», spiega un ex funzionario del controterrorismo. Per tutti
la procedura da seguire quando hanno messo le mani su un presunto terrorista è
semplice e standard: vestiti di nero da capo a piedi, volto coperto da una
maschera, bendano i prigionieri, li spogliano, prima di drogarli per farli
addormentare durante il lungo viaggio che li porterà in prigioni in Paesi amici
del Medio Oriente, dell'Asia Centrale e in Afghanistan o in quelle - di cui ha
rivelato l'esistenza proprio il Washington Post un mese fa - nell'est Europa.
Intanto a Langley - che ancora non si è
ripresa dallo shock per non aver saputo prevenire gli attacchi dell'11 settembre
- affluisce ogni tipo di informazione e tutte indistintamente vengono prese in
considerazione, senza un reale processo di valutazione: «Qualsiasi meccanismo
di controllo fosse in piedi il 10 settembre, è stato eliminato l'11», dice un
ex funzionario di intelligence. Tra l'altro, quello che alcuni hanno definito
come il «fervore missionario» di Cofer Black, l'ex capo del controterrorismo
della Cia, ha dato uno «stile hollywoodiano» alle operazioni, con un approccio
paramilitare, aggressivo, al limite del fanatico. Proprio lo stile dell'ex
esperta di Unione Sovietica che adesso guida l'unità Al Qaeda del Ctc, che ha
fatto tenere Masri prigioniero per cinque mesi, quattro dei quali in un carcere
in Afghanistan. |