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SEQUESTRATO PER CINQUE MESI: LA STORIA DI UN TEDESCO RAPITO DALLA CIA di red. (ricevuto via email) PDF Stampa E-mail
05/12/2005
«consegne speciali» dell'agenzia di intelligence americana in un articolo in cui racconta le vicende di Khaled Masri, un cittadino tedesco di origine araba “colpevole” di avere un nome simile a quello di uno dei dirottatori dell'11 settembre e tenuto in prigione per cinque mesi, salvo essere rilasciato, senza scuse, una volta compreso che era stato imprigionato l'uomo sbagliato. Nel maggio del 2004 - ricostruisce il quotidiano americano, che cita fonti a conoscenza del caso - la Casa Bianca mandò l'ambasciatore americano a Berlino, Daniel Coat, a incontrare l'allora ministro degli Interni tedesco Otto Schily per riferirgli qualcosa che non avrebbe potuto essere comunicato attraverso i tradizionali canali diplomatici. Coats informò il ministro che la Cia aveva arrestato per sbaglio un cittadino tedesco e chiese al governo di non rivelare nulla, anche se per caso Masri avesse parlato. Il timore a Langley era che si venisse a sapere del programma segreto della Cia per catturare presunti terroristi all'estero e il loro trasferimento in Paesi terzi per essere interrogati in assenza delle più elementari garanzie legali. Il caso Masri, osserva il Washington Post, offre un raro esempio di «come la pressione sulla Cia per catturare membri di Al Qaeda dopo gli attacchi dell'11 settembre ha portato in alcuni casi ad arresti sulla base di prove minime o indiziarie e di come sia complicato correggere gli errori di un sistema che opera in segreto».

Dagli attacchi di quattro anni fa, in collaborazione con altre agenzie di intelligence, la Cia ha arrestato circa tremila persone, tra cui importanti leader di Al Qaeda, ma «è impossibile sapere quanti errori la Central intelligence agency e i suoi partner stranieri hanno fatto». Tra l'altro, diversamente da quanto avviene per la base di Guantanamo, dove 180 detenuti sono stati rilasciati dopo una revisione dei loro casi, «non c'è alcun tribunale o giudice che possa controllare le prove a carico delle persone catturate dalla Cia: la stessa burocrazia che decide la cattura e il trasferimento di un sospetto per l'interrogatorio - nel processo chiamato »rendition« - è anche responsabile della supervisione degli errori». Secondo ex ed attuali funzionari di intelligence, l'ispettore generale della Cia sta indagando un numero crescente di «errate consegne»: almeno una trentina di casi rientrerebbero in questa definizione, sostiene una fonte, mentre un'altra la riduce ad appena una manciata. Nella lista ci sarebbero alcune persone indicate da militanti di Al Qaeda durante gli interrogatori da parte della Cia: tra loro, addirittura un innocente professore in un college, accusato da un presunto terrorista che non gli aveva perdonato un brutto voto a scuola.

«Prendono la gente sbagliata, che non ha informazioni, in molti casi c'era solo una vaga associazione» con il terrorismo, dice un funzionario dell'agenzia. Proprio come nel caso di Masri, tenuto in prigione per cinque mesi sostanzialmente perchè la responsabile del Centro per il controterrorismo della Cia (Ctc) «credeva che fosse qualcun altro, non sapeva veramente niente, aveva solo avuto un'intuizuione». Per condurre la missione affidatagli dopo l'11 settembre, localizzare e catturare potenziali terroristi in tutto il mondo, il Ctc ha creato il cosiddetto «Rendition Group», scrive il quotidiano, composto da ufficiali, paramilitari, analisti e psicologi. «È la Camelot del controterrorismo, non dobbiamo confonderci con gli altri, è divertente», spiega un ex funzionario del controterrorismo. Per tutti la procedura da seguire quando hanno messo le mani su un presunto terrorista è semplice e standard: vestiti di nero da capo a piedi, volto coperto da una maschera, bendano i prigionieri, li spogliano, prima di drogarli per farli addormentare durante il lungo viaggio che li porterà in prigioni in Paesi amici del Medio Oriente, dell'Asia Centrale e in Afghanistan o in quelle - di cui ha rivelato l'esistenza proprio il Washington Post un mese fa - nell'est Europa.

Intanto a Langley - che ancora non si è ripresa dallo shock per non aver saputo prevenire gli attacchi dell'11 settembre - affluisce ogni tipo di informazione e tutte indistintamente vengono prese in considerazione, senza un reale processo di valutazione: «Qualsiasi meccanismo di controllo fosse in piedi il 10 settembre, è stato eliminato l'11», dice un ex funzionario di intelligence. Tra l'altro, quello che alcuni hanno definito come il «fervore missionario» di Cofer Black, l'ex capo del controterrorismo della Cia, ha dato uno «stile hollywoodiano» alle operazioni, con un approccio paramilitare, aggressivo, al limite del fanatico. Proprio lo stile dell'ex esperta di Unione Sovietica che adesso guida l'unità Al Qaeda del Ctc, che ha fatto tenere Masri prigioniero per cinque mesi, quattro dei quali in un carcere in Afghanistan.



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