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SCELTE SBAGLIATE di Paolo Cortesi PDF Stampa E-mail
24/02/2005

Allora, troppi si improvvisano filosofi e blaterano di natura matrigna e del posto dell’uomo nel pianeta.

È molto triste che i commentatori di turno pensino all’umanità solo se sollecitati da dodicimila morti, ma questo è oggi il mondo dell’informazione, show must go on, e la profondità filosofica del nostro tempo non va oltre allo spessore del quotidiano su cui viene enunciata.

È terribile se soltanto un cataclisma epocale riesce ad attirare l’attonita attenzione delle folle su una questione che dovrebbe essere al cuore della nostra stessa consapevolezza di uomini, mentre è riservata ormai esclusivamente alle funeste, terribili grandi occasioni.

Alla vista dei cadaveri accanto ai quali si rannicchiavano i parenti urlando di dolore e disperazione mi sono chiesto – come tutti, suppongo – se tante morti e tanta sofferenza potevano essere evitate o ridotte.

Non è la folle, ma umanissima, ricerca di un colpevole su cui scaricare l’accusa liberatoria; è una domanda semplice e diretta:

“Se i miliardi di euro che vengono spesi da tutte le nazioni per gli armamenti venissero, anche solo in parte, destinati alla ricerca sismologica, sarebbero prevedibili i terremoti?”

Ripeto: è una domanda, non una provocazione. Non c’è la risposta prevista, non è una battuta retorica. È una domanda; forse ingenua ma di certo non più inopportuna delle giaculatorie sulla piccolezza umana e sulla “furia killer” della natura (come se la natura potesse avere nulla a che fare con le nostre aberranti mostruosità mentali…)

Secondo l’autorevole osservatorio del SIPRI, nel 2003 le spese militari mondiali hanno toccato la cifra di 956 miliardi di dollari.

Molti commentatori del disastro in Asia hanno sottolineato che una serie di monitor satellitari avrebbe ridotto notevolmente il bilancio dei morti, ma i paesi coinvolti non potevano permettersi queste apparecchiature made in Usa. Chi è povero, deve morire.

I soli Stati Uniti d’America sotto il governo Bush hanno destinato, per l’anno fiscale 2004, 401,3 miliardi di dollari.

Se l’uomo (di cui ora conversano con paroloni metafisici i sapienti da editoriale) non fosse quella bestia feroce e mansueta, aggressiva e docile, maligna e ottusa che invece è, se l’uomo non avesse rinunciato ad una vita degna di questo nome, noi ora non vivremmo in una società in cui si spendono miliardi di dollari per creare e mantenere strumenti di distruzione e intere popolazioni devono morire perché non ci sono soldi per comprare strumenti scientifici.

Gli esperti ci ripetono che non è assolutamente possibile prevedere il terremoto, e questa dichiarazione comporta l’anatema su chi crede il contrario.

La scienza ha sue regole, ci dicono, e vanno rispettate se si vuol essere scienziati: d’accordo. Ma sono le regole della scienza o piuttosto le regole di chi decide come fare scienza?

È la realtà a stabilire le modalità per la sua conoscenza o non sono piuttosto dogmi imposti da chi si è fatto il nido su una cattedra universitaria?

Ho avuto l’onore di conoscere il sismologo Raffaele Bendandi (1893-1979), colui che elaborò una teoria sismogenica “eretica” e che riuscì più volte a prevedere terremoti con una precisione inquietante.

Ebbene, Raffaele Bendandi dovette subire l’ostracismo, anzi una vera e propria censura e persecuzione da parte dell’establishment scientifico italiano dagli Anni Trenta in poi.

Se autorità nella materia come il celeberrimo Padre Alfani ammirarono e difesero la sua opera, vi furono sismologi (come il prof. Agamennone) che richiesero l’intervento delle autorità e, sotto la dittatura fascista, Bendandi venne formalmente diffidato in prefettura dal pubblicare le sue ricerche e le sue previsioni.

Bendandi aveva una colpa originaria che pagò per tutta la vita: era autodidatta. Ne aveva un’altra, ma di certo meno grave della prima: la sua teoria dei terremoti era originale.

Eppure, un geologo “ortodosso”, Antonio Veggiani, ha così concluso, nel 1990, un suo esame dell’opera di Bendandi:

“Dopo quanto è stato qui esposto si può subito rilevare che Bendandi non deve essere considerato solo un dilettante di astronomia e di sismologia ma un vero e proprio ricercatore con intuizioni che, alla luce delle più moderne conoscenze, sono da considerarsi pionieristiche. (…) Si potrebbe azzardare a dire, a conclusione di questa ricerca, che Bendandi era troppo avanti per i suoi tempi e non c’erano allora le condizioni per una tranquilla discussione su problemi che solo oggi con più adeguati mezzi a disposizione, i ricercatori possono affrontare serenamente”.

Mi chiedo: quanti sono oggi i ricercatori isolati, solitari, ignorati che potrebbero, come Bendandi, suggerire intuizioni preziose e sono derisi?

“Essi preferirono le tenebre alla luce”, ha scritto San Giovanni.

Speriamo non sia l’epitaffio dell’umanità.


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