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LA STRAGE di Paolo Cortesi PDF Stampa E-mail
14/07/2005

E questa pluralità di interpretazioni è dovuta proprio alla totale mancanza di logica dell’evento: la strage di Londra è così priva di senso che la mente tenta di trovarne uno, ma questo è così difficile come voler afferrare un incubo.

In questa tragedia, salta subito agli occhi l’evidente mancanza di strategia di chiunque abbia voluto la strage. Il terrorismo che l’Occidente conosce da un secolo e mezzo ha sempre considerato le sue bombe quali strumenti per realizzare (imporre) un suo disegno politico.

Erano, cioè, la scorciatoia per arrivare all’utopia. Come tutte le scelte di violenza, erano scelte mostruose e non portarono a nulla, se non a dolore e odio.

La tattica della strage è oggetto di studio degli psichiatri, prima ancora che dei politici, degli intellettuali o degli storici.

Ma non per questo dobbiamo ignorare la politica di coloro che intendono “rispondere” al terrorismo, perché questa è sì dettata da logiche politiche, cioè di potere.

Mi ha tristemente sbalordito l’opinione di un uomo di governo che ha deciso che si debba convivere con il terrorismo. Ancora più gravi e drammatiche sono le dichiarazioni ufficiali che danno per certi altri attacchi e non sanno aggiungere altro che “dobbiamo aspettarcelo”.

Creare un clima nevrotico di attesa della prossima strage serve solo a riconoscere, indirettamente, l’invincibilità dei terroristi, la loro potenza inarrestabile. E disegnare terroristi così forti serve a reclamare misure di repressione e controllo più rigorose, che si abbatteranno, è ovvio, su tutta la popolazione.

Qualcuno, in Italia, ha già scimmiottato i geniali cervelli del governo Bush e propone misure eccezionali di limitazione delle libertà fondamentali. Chi è più realista del re è sempre grottesco.

L’ottusità dei benpensanti è sorprendente. Ci sarebbe da ridere se la situazione non fosse grave.

Nessuno sottovaluta il tremendo pericolo che costituiscono pochi fanatici votati alla morte e alla distruzione; ma stiamo attenti a non chiudere gli occhi su un altro fanatismo che ha forme diversissime, ma tutto sommato identiche nella sostanza.

Chi scatena guerre preventive o guerre di sedicente liberazione non può pensare che qualcuno, in qualche modo, si senta coinvolto in una guerra non dichiarata ma senza esclusione di colpi.

Purtroppo, le sciagurate scelte di morte vengono prese dai pochi che sanno di essere al sicuro da ogni rischio. Occidentale o orientale, chi vuole la guerra perenne sa bene che non dovrà mai vivere come le popolazioni che governa. Non vanno al lavoro in metropolitana, ma su auto le cui blindature a prova di tritolo non ne appannano lo sfarzo principesco. Vivono in palazzi maestosi che sono tanto splendidi quanto protetti come bunker. Hanno schiere di uomini (pagati un centomillesimo di quanto sono pagati loro) il cui solo compito è servirli, accudirli, difenderli.

Gli uomini del potere parlano di vite e di morti con la fredda impersonalità del contabile perché sono abituati a considerare l’umanità in termini di forze, dinamiche, movimenti, posizioni.

Ecco perché è ancora più agghiacciante sentire certa gente che dice “siamo sotto attacco”, oppure “fra un poco tocca a noi”. A loro non tocca mai nulla, e il massimo del danno che li può colpire è perdere la poltrona, o allontanarsene per un certo tempo.

Chi considera gli individui pedine di un gioco di scacchi non può che causare sofferenza all’umanità.
E non importa la cultura da cui proviene questo tipo di persone. Non si tratta di scontro di civiltà, ma di crimine contro tutta l’umanità.
Non so trovare differenza tra gli assassini che hanno ucciso a Londra o i marines che prima scaricano la mitragliatrice e poi vanno a vedere chi hanno ammazzato.

Non so se temere di più la fantomatica Al Qaeda o i falchi di Bush che vogliono un pianeta militarizzato sotto la bandiera a stelle e strisce.
Il vero orrore del nostro tempo è che si cerchi di indurre la gente a credere che la violenza sia una condizione normale, un clima nel quale rassegnarsi a vivere, una logica che deve sovrastare ogni altra.

Sembravano finiti per sempre i tempi dell’”occhio per occhio”, ed invece troviamo gente che non sa dire niente di meglio che “troveremo i colpevoli, li puniremo ovunque essi siano”, sapendo che è una promessa di vendetta che non potrà essere mantenuta.

Sapendo che la violenza non ha una parte giusta ed una dannata.
Sapendo che neppure una bomba può essere giustificata in questa nostra povera terra.



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