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GLI ANNEGATI di Simone Colzani PDF Stampa E-mail
24/02/2005

Entrambe le coppie sono morte in cirocostanze analoghe: negli States JFK e RFK sono stati vittime di due attentatori solitari, mentre i due Bisaglia sono più prosaicamente annegati. Tuttavia, al di qua come al di là dell'oceano, i dubbi sulle effettive dinamiche delle morti non sono mai stati sopiti, neppure davanti a pronunce giudiziali.
Io, come molti altri (una maggioranza più o meno silenziosa), non ho mai creduto più di tanto alle evangeliche versioni ufficiali. Quindi, potete capire quanto sia stato felice quando, nella nostra Italietta, ho appreso della decisione di un tenace magistrato di riaprire le indagini sulla morte di Don Mario Bisaglia.
Premetto che la conoscenza di questa vicenda mi deriva da un ottimo libro investigativo, Gli Annegati (proprio come il titolo di questo articolo), opera di Daniele Vimercati (prematuramente scomparso) e Carlo Brambilla.
La vicenda che coinvolge direttamente il parroco rodigino iniziò il 14 agosto 1992: in questa data, infatti il sacerdote fu ritrovato cadavere nel lago di Centro Cadore, nel Bellunese. L'autopsia condotta 12 anni fa non riscontrò particolari anomalie che non facessero pensare ad un suicidio. Indizi contrari, come una telefonata anonima che aveva riferito di una macchina dalla quale venne scaricato nel lago un corpo, non vennero computati, mentre vi furono diversi richiami interessati ad un presunto tentativo di suicidio di qualche tempo prima, mediante assunzione di psicofarmaci (in realtà la cartella clinica parla di gastrite acuta).
In realtà, il combattivo prete non aveva motivo alcuno di porre fine ai suoi giorni: da poco tempo, infatti, aveva capito chi e come aveva potuto eliminare il fratello Toni e molto probabilmente si stava recando nel Cadore per chiedere consiglio ad un personaggio molto speciale che lì stava trascorrendo le sue vacanze, il Papa. Sorpresi, vero? Quando morì, nell'estate 1984, il senatore democristiano Antonio Bisaglia era il numero 5 all'interno del suo partito e, dopo diversi incarichi politici (fra cui anche qualche ministero), aveva raggiunto sicuramente un certo peso (e correlativamente, una certa "scomodità" per suoi avversari). Nel mare antistante a Portofino, quel 26 giugno, Toni stava godendosi il sole a bordo del suo yacht Rosalù, insieme alla moglie Romilda Bollati di Saint Pierre, quando, per motivi ignoti fini a mare: quando fu ripescato, le speranze di rianimarlo risultarono scarse. Tuttavia, la dinamica dei fatti
non fu assolutamente accertata, tanto che gli imbarcati di quel giorno fornirono versioni concordanti tra di loro.
Non vi fu autopsia, perchè, come fu accertato da alcuni scrupolosi giornalisti, Francesco Cossiga, arrivato in loco a tempo di record, riuscì a sottrarre il corpo agli esami che andavano fatti a norma di legge, cosicchè la salma di Toni fu caricata in fretta e furia su un C130 dell'Aeronautica Militare con destinazione Roma, per le esequie di Stato. Così ebbe fine l'esistenza di Antonio Bisaglia, passato dalla piccola provincia veneta ai fasti della vita romana, alla guida della potente corrente dorotea della DC, con la non comune esperienza che gli consentì di transitare quasi indenne dalla stagione dei grandi scandali (Lockheed, Pecorelli, Petroli, P2). La fine di Toni Bisaglia lasciò il gruppo dei dorotei senza una guida: nel giro di poco tempo sparì dalla circolazione pure uno dei suoi amici più fidati, quell'Ugo Niutta grand commis posto a capo della Farmitalia (ora Carlo Erba) proprio dal politico rodigino; sapete dove e come morì Niutta? A Londra, come poco prima Calvi, legato a doppio filo alla vicenda P2. Ed anche lui, amico degli amici piduisti di Bisaglia, si suicidò, almeno ufficialmente.
E forse il manager napoletano, nipote di uno dei pioneri dell'aviazione italiana (che diede il nome all'aeroporto di Capodichino), del trittico funebre dei Bisaglia, ha avuto la morte più inquietante. Collaboratore dell'OSS durante la 2a Guerra Mondiale, con il nome in codice di Antelope Cobbler (che ricorrerà poi in vari scandali italiani) ed amico del colonnello dei carabinieri Varisco (freddato a Roma dalle Brigate Rosse), Niutta ingerì una quantità spropositata di Tavor, riuscendo a porre fine ai suoi giorni. Certo, era malato di Parkinson, ma le terapie "conservative" avevano fatto passi da gigante, consentendogli di condurre un'esistenza normale. Il fatto di aver scelto Londra come città-scenario per il suo suicidio suona invece molto strano: Calvi e Niutta molto probabilmente si conoscevano, grazie alle comuni frequentazioni (è stato dimostrato che Bisaglia e co. conoscevano molti papaveri appartenenti alla loggia di Licio Gelli) e la morte del secondo rientrava nella più ampia strategia di liquidazione del potere dei dorotei, che solo pochi anni prima aveva sofferto la perdita di Moro (indicativa in merito la frase "Il mio sangue ricadrà su di voi", indirizzata a Cossiga ed Andreotti). Ancora più inquietante rimangono comunque le circostanze sulla morte di Don Mario Bisaglia: in quei luoghi ove trovò la morte, oltre a Karol Woytila, si trovavano in vacanza Cossiga, Gelli ed Andreotti. Una domanda, al di là delle congetture, delle teorie e delle ipotesi, rimbalza nelle menti di quanti si sono interessati alla vicenda: perchè suicidarsi a centinaia di km da casa, quando nella provincia di Rovigo ci sono due fiumi come l'Adige e il Po?
Probabilmente perchè il sacerdote non aveva nessuna intenzione di uccidersi: pochi giorni prima aveva conosciuto particolari essenziali sulla morte del fratello, ma le sue informazioni provenivano dal confessionale; allora, dopo aver chiesto invano al vescovo di Rovigo la dispensa dal segreto, è plausibile ipotizzare che si volesse recare in Cadore proprio per chiedere tale dispensa all'unica persona che potesse concedergliela, e cioè, al Papa. Ed è significativo che, ad onta della versione ufficiale, la Chiesa abbia optato per ricordare Don Mario con un funerale solenne in Duomo: strano per un sacerdote suicida?
Ora, un magistrato "di provincia", con un semplice esame (la presenza o meno di alcuni organismi monocellulari) rischia di riaprire una vicenda che, come quella, notevolmente più grande, dei due Kennedy quarant'anni fa, destò parecchio scalpore. Un vero e proprio pugno nello stomaco di chi architettò la morte di un vecchio sacerdote. Troppo combattivo per svelare al mondo la verità sulla morte del fratello.


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