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all'incasso: ai milioni di euro già
stanziati per acquistare farmaci e vaccini se ne preventivano altrettanti da
destinarsi agli spot che devono convincere gli under-65 a vaccinarsi. Senza
alcun senso di responsabilità vengono sparati numeri da capogiro, inventati di
sana pianta oppure veri ma fuori contesto - che indicazione forniscono sei
decessi in Indonesia, paese con 200 milioni di abitanti? - secondo le ben note
strategie di quel marketing della paura su cui sono concentrati ormai quasi
tutti gli sforzi dell'industria farmaceutica. Cerchiamo quindi di fare un po'
di chiarezza, sia per smarcarci dall'allarmismo strumentale agli interessi di
big pharma che dal rischio di ignorare un problema reale.
In primo luogo
le cattive notizie. L'ipotesi che possa ripresentarsi una pandemia influenzale
come la Spagnola, che nel 1918 uccise circa 40 milioni di persone, non è
soltanto una leggenda metropolitana. Può succedere. Anzi, come scoprirono gli
scienziati che studiarono le vestigia del famoso virus, è abbastanza probabile
che prima o poi accada. I virus, contro cui gli antibiotici sono totalmente
inefficaci, sono le creature più efficienti e adattabili esistenti in natura,
c'erano prima di noi e ci saranno dopo. La mutevolezza del rivestimento
glicoproteico, per usare un termine tecnico, consente al virus influenzale di
rendere inefficaci le difese dell'organismo che si basano proprio sul
riconoscimento delle proteine di superficie per attaccare gli intrusi. E a
differenza di altri virus quello influenzale muta ininterrottamente, con grande
gaudio dei produttori di vaccini che possono commercializzare una nuova formula
ogni autunno. Per il virus la ricombinazione di due proteine, H e N, è
fondamentale sia per azzeccare la combinazione invisibile al sistema
immunitario umano che per fare il cosiddetto "salto di specie", cioè
per passare dagli animali all'homo sapiens. E il virus influenzale è un asso
nel transitare per quelli che vengono chiamati "serbatoi animali",
ovvero uccelli e maiali, un passaggio decisivo per trasformarsi nuovamente. In
sostanza, l'influenza che mi ha tenuto a letto l'anno scorso, e che i miei
anticorpi hanno imparato a fronteggiare, dopo una passeggiata nel Dna di polli
o maiali cambia faccia, ed è pronta per ricominciare. Così i ricercatori si
ritrovano fra le mani una sorta di slot machine genetica: se il virus azzecca
la combinazione giusta - come nel 1968, quando sono morte mezzo milione di
persone - sono guai. Ecco perché l'influenza avicola allarma così tanto gli
scienziati. Fino a questo momento il ceppo A (che sta per avicola) H5N1 non
preoccupava i virologi perché indicava un virus influenzale isolato nel '61,
aggressivo fra i polli ma innocuo per gli esseri umani. Ora però si è visto che
lo stesso ceppo è in grado di uccidere anche la nostra specie, e il fatto che
non si riesca bene a capire come - per via aerea? Attraverso il contatto con le
carni infette? - è ancora più allarmante.
Inoltre, la
paura del ritorno di una pandemia simile alla Spagnola viene alimentata dalla
consapevolezza di quella che gli scienziati chiamano "l'unità
microbica" del pianeta. La rapidità dei collegamenti aerei garantisce ai
patogeni (gli agenti che portano le malattie) passaggi molto veloci:
un'epidemia trasmissibile per via aerea come l'influenza può fare il giro del
mondo in 24-48 ore. Proprio in previsione di questo fenomeno l'Organizzazione
mondiale della sanità istituì nel 1952 la Global Influenza Surveillance Network
(Rete di sorveglianza globale sull'influenza) con il compito di registrare
immediatamente i primi focolai d'infezione e mettere in guardia le strutture
sanitarie locali. Il problema è che, da una ventina d'anni a questa parte, i
grandi finanziatori internazionali hanno attaccato in tutti i modi la sanità
pubblica, smantellando i presidi che potrebbero segnalare e contenere
un'epidemia. In Africa, Asia e America latina i programmi di aggiustamento
strutturale del Fondo Monetario hanno preteso la distruzione dei sistemi
sanitari nazionali in cambio della dilazione dei pagamenti del debito estero
mentre, dalle nostre parti, pressioni più sfumate ma altrettanto implacabili
hanno imposto pesanti tagli sulle spese, sugli stanziamenti per la ricerca e
perfino sulle reti di monitoraggio epidemiologiche, quelle che raccolgono dati
sulla diffusione delle malattie. L'epidemiologia italiana, un modello invidiato
e imitato da molti paesi del mondo, sta letteralmente agonizzando nella penuria
di mezzi e ricercatori, mentre la rete dei controlli veterinari - i vecchi
istituti zooprofilattici che nel nostro paese impedirono la diffusione del
morbo della mucca pazza - subisce la stessa sorte. Chi pensa di invertire la
tendenza con una quindicina di laboratori ad hoc (i cosiddetti Flu) è privo di
qualunque nozione medica o in malafede.
Se la pandemia è
quindi un rischio concreto, ha senso lanciare una campagna di vaccinazione di
massa? Ci sono pochi dubbi a questo proposito: non solo non ha senso, ma
potrebbe addirittura essere dannoso. Prima di tutto gli esperti sanno bene che
in caso di allarme pre-pandemico o di pandemia dichiarata l'immuno-profilassi
attiva (ovvero le vaccinazioni) è inutile se non pericolosa. E' inutile perché,
una volta effettuato il salto di specie, il virus tende a mutare ulteriormente
per "accomodarsi" nell'ospite umano. Quando alla fine raggiunge una
forma stabile, e può essere isolato, sono necessari fra gli 8 e i 12 mesi per
mettere a punto un vaccino sicuro e per organizzarne la distribuzione.
In secondo
luogo, il ceppo virale che potrebbe dare luogo alla paventata pandemia ha
caratteristiche che rendono l'impiego dei vaccini ancora più discutibile. Come
sottolinea Ernesto Burgio, medico pediatra attivo nella rete Attac, autorevoli
virologi ed epidemiologi (Webster, Dianzani) sconsigliano l'uso di vaccini «in
tutti i casi in cui si teme che il patogeno possa essere appunto un nuovo
ricombinante (e in particolare un virus che abbia compiuto di recente il salto
di specie): visto che, almeno in linea teorica, il vaccino potrebbe causare una
produzione eccessiva di anticorpi e peggiorare la tempesta di citochine che
sembra essere la vera causa dell'evoluzione maligna della malattia». Insomma
pasticciare con i vaccini - quelli classici, mirati sui ceppi influenzali noti
(H3N2), e quelli nuovi, da confezionare per contrastare H5N1 - in presenza di
un virus che sembra avere effetti letali proprio per un'eccessiva reazione del
sistema immunitario, non sembra una buona idea. Non solo c'è il pericolo di
scatenare una risposta iperimmune (lo shock allergico considerato l'arma
segreta del virus) ma si rischia di incrementare l'ulteriore ricombinazione del
mutante con ceppi influenzali più comuni. Visto che la caratteristica del virus
influenzale è proprio la sua capacità di utilizzare pezzi di differenti genomi
per rendersi invisibile al sistema immunitario, i nuovi vaccini rischiano di
mettere a disposizione del virus un altro po' di "materiale" e
rendere più efficiente la sua capacità di trasformazione. Insomma «se c'è
un'annata in cui il vaccino non andrebbe consigliato» conclude Burgio «è
proprio quella di una possibile pandemia».
Per difendersi
dalla spagnola, così come per gestire qualsiasi tipo di epidemia, non ci sono
"proiettili magici" o cure miracolose. E' necessaria una rete
sanitaria efficiente e ramificata, in grado di contenere e di gestire
l'eventuale emergenza. Ci vogliono, come suggerisce Burgio, corsie
preferenziali per i cittadini che presentano sintomi sospetti, e centri
regionali di specializzazione dotati di laboratori con massimo livello di
bio-sicurezza per isolare e studiare il virus. Ci vuole personale medico e
paramedico abbondante e addestrato per contenere l'epidemia e dare il tempo al
virus di evolversi in una forma meno letale, secondo il percorso naturale dei
patogeni. C'è bisogno insomma proprio di quel sistema sanitario nazionale che,
negli ultimi anni, si è tentato in tutti i modi di smantellare.
Fonte:www.liberazione.it
Libri
interessanti:
- "Per
restare sani. Meglio sapere due o tre cose sulla medicina" di F. Walter
Pansini Kailash Edizioni www.kailashedizioni.it - "La mafia
della sanità" della Dott. Guylaine Lanctot - " Ciò che i
dottori non dicono" di Lynne Mc Taggart "Vaccinazioni
perché?" di Valerio Pignatta "Sistema
immunitario e vaccinazioni" di Heinrich Kremer
Siti:
www.comilva.org www.laleva.org www.vaccinedamage-prevention.org |