elettronico Gianluca Preite,
che, secondo quanto da egli stesso affermato, sarebbe in possesso della
traccia di una telefonata in cui si sentirebbe una voce italiana che dice "sparate
sull'auto di Calipari e uccidete lui e la Sgrena".
Per i pm che indagano sulla
morte di Nicola Calipari ed il ferimento di Giuliana Sgrena, però,
non ci sarebbe nessuna traccia di questo nelle registrazioni acquisite finora
dagli inquirenti ed inoltre sono molti i sospetti riguardo quanto
dichiarato dal sedicente professionista che è assistito dall'avvocato Carlo
Taormina. In ogni caso la procura ha aperto un'indagine rispetto a quanto
detto da Preite, parallelamente però lo stesso è indagato per
intromissione abusiva in un sistema di comunicazione informatica e truffa alle
procure di Chieti e Lecce.
La complessa ricostruzione
delle fasi dell'incidente avvenuto vicino alle porte di Baghdad e che ha
portato alla morte di Nicola Calipari potrebbe aver subito un rallentamento.
Per questo gli investigatori, diretti dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti
ed Erminio Amelio, hanno già affidato l'incarico agli uomini del Gat
della Guardia di finanza guidati dal col. Umberto Rapetto, di acclarare
quanto è stato affermato da Preite, che getta comunque un'ombra su quella
convulsa operazione che portò al rilascio della giornalista del Manifesto
Giuliana Sgrena e all'uccisione del funzionario ,del SISMI.
Parlando della telefonata
intercettata, Preite avrebbe detto di aver registrato la comunicazione
nella memoria del suo computer. Ma dall'esame del pc, sequestrato dagli
inquirenti, non è finora emersa traccia della conversazione citata. I
magistrati sospettano un tentativo di disinformazione.
Tra l'altro, nell'abitazione
dell'uomo, sono stati trovati divise e tesserini della guardia di
finanza, nonché porta tessere dei carabinieri. Le ipotesi di truffa ai danni
delle procure di Chieti e di Lecce farebbero riferimento ad episodi avvenuti
quest'anno. L'uomo, secondo quanto accertato dagli investigatori romani, si
sarebbe spesso spacciato per capitano delle fiamme gialle ed in
un'occasione, a Chieti, con questo pretesto non avrebbe pagato il conto di un albergo,
sostenendo che avrebbe provveduto il comando locale della guardia di
finanza. In altre occasioni Preite avrebbe esibito un falso tesserino del SISMI.
Difficile capire anche
perché Preite, nel suo colloquio con i magistrati romani, si sia lasciato andare
ad affermazioni facilmente smentibili, come quella che il body guard
Fabrizio Quattrocchi - rapito ed ucciso in Iraq lo scorso anno - in realtà
sia vivo. L'ingegnere informatico ha sostenuto di aver appreso la circostanza
riguardante Quattrocchi nell'ambito delle sue consultazioni di siti web. Va
ricordato che sui resti di Quattrocchi ci furono due esami del Dna che
non lasciarono dubbi sulla morte del vigilante rapito assieme con Salvatore
Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana: uno disposto dalla Procura di
Roma, l'altro eseguito da un'equipe medica scelta dalla famiglia
Quattrocchi.
Dal canto suo il presunto
ingegnere elettronico ha chiesto un confronto davanti all'autorità
giudiziaria, oppure un incontro riservato, con Giuliana Sgrena "per unire le forze a
beneficio della verità".
ASSASSINIO CALIPARI (2):
UN MESE DOPO ANCHE L'INCHIESTA E' MORTA
In pochi, forse, credevano in
un'inchiesta seria e dettagliata sulla morte di Nicola Calipari. A poco
più di un mese di distanza anche i più in buona fede (per non dire ingenui) si
devono ricredere: l'inchiesta è morta.
Anche se le autorità
americane continuano a ripetere che le conclusioni sono vicine, come credere
all'imparzialità di un'inchiesta che finora ha solo messo ostacoli alla
magistratura italiana, un'inchiesta che si è rifiutata perfino di mettere l'auto sulla
quale Calipari viaggiava con la Sgrena, con Andrea Carpani e forse con una
quarta persona a disposizione degli investigatori italiani?
Se qualcuno nutrisse ancora
qualche dubbio che l'inchiesta possa concludersi con un verdetto diverso
dall'incidente senza responsabili, è bene che sappia quanto è accaduto il 5
aprile scorso a Bruxelles dove il deputato europeo della sinistra unita, Vittorio
Agnoletto, ha chiesto conto al vice segretario di Stato USA Robert
Zoellick, presente nella capitale belga per un'audizione parlamentare,
della dinamica di quanto accaduto al momento della liberazione di Giuliana
Sgrena.
Agnoletto ha chiesto, tra
l'altro, a Zoellick quali sono i risultati della perizia realizzata dalla
commissione d'inchiesta USA sull'auto sulla quale è stato ucciso Nicola Calipari?;
quando i magistrati italiani potranno recarsi a Baghdad per realizzare a loro
volta una perizia sull'auto?; quali sono i tempi previsti per la
conclusione dell'inchiesta americana?
Ed ecco le risposte di
Zoellick: "La morte di Calipari è stata una tragedia, percepita anche negli USA come
un infelice tragedia. Non so che cosa è successo, nè la causa,
non sappiamo come la Sgrena è stata rilasciata.
C'erano seri rischi anche per
il comportamento degli iracheni...se rilasciano una persona, magari
poi ne rapiscono altre...tutte le informazioni devono venire alla
luce e le indagini le realizziamo con gli italiani come stiamo facendo
con i Bulgari per i rapimenti che li riguardano. L'Iraq è un
posto pericoloso e noi vogliamo che gli iracheni vivano bene come gli italiani".
Ogni commento
è superfluo.
ASSASSINIO CALIPARI (3): PROSCIOLTI
MILITARI USACHE UCCISERO GENITORI DI CINQUE FIGLI
La notizia, ignorata dalle
televisoni, è finita nelle pieghe dei giornali italiani.
Il 20 marzo scorso sono stati
prosciolti da ogni accusa i soldati di un'unità
dell'Esercito americano che lo scorso gennaio uccisero due genitori iracheni sotto gli occhi dei
cinque figli della coppia.
La tragedia al checkpoint
sarebbe rimasta una delle tante destinate alle statistiche degli errori dei
militari in Iraq, se all'episodio non avesse assistito un fotografo
dell'agenzia Getty Images, le cui foto dei bambini in lacrime usciti dall'auto piena
del sangue dei genitori hanno fatto il giro del mondo.
Gli uomini della Compagna
Apache che aprirono il fuoco quella sera sono stati ritenuti non responsabili
per l'accaduto, al termine di un'indagine dello U.S.Army. Il conducente
dell'auto, Hussein Hassan, rimasto ucciso con la moglie Kamila, secondo
l'inchiesta, stava viaggiando a forte velocità per arrivare a casa prima del
coprifuoco.
Al ritorno dell'unità in
caserma il comandante, il cap. Thomas Seibold, chiese chi aveva sparato e
disse che ci sarebbe stata un'indagine e che "l'unica scelta è essere
onesti, perché non abbiamo fatto niente di sbagliato". Sei militari si
sono fatti avanti.
I bambini vivono ora a Mossul,
nella casa di una sorella maggiore sposata. Il capitano Seibold è
stato a trovarli nei giorni scorsi e ha pianto di fronte a loro: secondo
Newsweek, il traduttore lo ha esortato a lasciare in fretta la casa, perché
la sua presenza era tollerata solo perché c'erano i bambini, ma la gente del posto
dava pericolosi segni di grande irritazione.
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