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ASSASINIO CALIPARI: IL MISTERIOSO INGEGNERE ELETTRONICO da www.misteriditalia.com PDF Stampa E-mail
18/04/2005

elettronico Gianluca Preite, che, secondo quanto da egli stesso affermato, sarebbe in possesso della traccia di una telefonata in cui si sentirebbe una voce italiana che dice "sparate sull'auto di Calipari e uccidete lui e la Sgrena".

Per i pm che indagano sulla morte di Nicola Calipari ed il ferimento di Giuliana Sgrena, però, non ci sarebbe nessuna traccia di questo nelle registrazioni acquisite finora dagli inquirenti ed inoltre sono molti i sospetti riguardo quanto dichiarato dal sedicente professionista che è assistito dall'avvocato Carlo Taormina. In ogni caso la procura ha aperto un'indagine rispetto a quanto detto da Preite, parallelamente però lo stesso è indagato per intromissione abusiva in un sistema di comunicazione informatica e truffa alle procure di Chieti e Lecce.

La complessa ricostruzione delle fasi dell'incidente avvenuto vicino alle porte di Baghdad e che ha portato alla morte di Nicola Calipari potrebbe aver subito un rallentamento. Per questo gli investigatori, diretti dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, hanno già affidato l'incarico agli uomini del Gat della Guardia di finanza guidati dal col. Umberto Rapetto, di acclarare quanto è stato affermato da Preite, che getta comunque un'ombra su quella convulsa operazione che portò al rilascio della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena e all'uccisione del funzionario ,del SISMI.

Parlando della telefonata intercettata, Preite avrebbe detto di aver registrato la comunicazione nella memoria del suo computer. Ma dall'esame del pc, sequestrato dagli inquirenti, non è finora emersa traccia della conversazione citata. I magistrati sospettano un tentativo di disinformazione.

Tra l'altro, nell'abitazione dell'uomo, sono stati trovati divise e tesserini della guardia di finanza, nonché porta tessere dei carabinieri. Le ipotesi di truffa ai danni delle procure di Chieti e di Lecce farebbero riferimento ad episodi avvenuti quest'anno. L'uomo, secondo quanto accertato dagli investigatori romani, si sarebbe spesso spacciato per capitano delle fiamme gialle ed in un'occasione, a Chieti, con questo pretesto non avrebbe pagato il conto di un albergo, sostenendo che avrebbe provveduto il comando locale della guardia di finanza. In altre occasioni Preite avrebbe esibito un falso tesserino del SISMI.

Difficile capire anche perché Preite, nel suo colloquio con i magistrati romani, si sia lasciato andare ad affermazioni facilmente smentibili, come quella che il body guard Fabrizio Quattrocchi - rapito ed ucciso in Iraq lo scorso anno - in realtà sia vivo. L'ingegnere informatico ha sostenuto di aver appreso la circostanza riguardante Quattrocchi nell'ambito delle sue consultazioni di siti web. Va ricordato che sui resti di Quattrocchi ci furono due esami del Dna che non lasciarono dubbi sulla morte del vigilante rapito assieme con Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana: uno disposto dalla Procura di Roma, l'altro eseguito da un'equipe medica scelta dalla famiglia Quattrocchi.

Dal canto suo il presunto ingegnere elettronico ha chiesto un confronto davanti all'autorità giudiziaria, oppure un incontro riservato, con Giuliana Sgrena "per unire le forze a beneficio della verità".

ASSASSINIO CALIPARI (2):
UN MESE DOPO ANCHE L'INCHIESTA E' MORTA

In pochi, forse, credevano in un'inchiesta seria e dettagliata sulla morte di Nicola Calipari. A poco più di un mese di distanza anche i più in buona fede (per non dire ingenui) si devono ricredere: l'inchiesta è morta.

Anche se le autorità americane continuano a ripetere che le conclusioni sono vicine, come credere all'imparzialità di un'inchiesta che finora ha solo messo ostacoli alla magistratura italiana, un'inchiesta che si è rifiutata perfino di mettere l'auto sulla quale Calipari viaggiava con la Sgrena, con Andrea Carpani e forse con una quarta persona a disposizione degli investigatori italiani?

Se qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio che l'inchiesta possa concludersi con un verdetto diverso dall'incidente senza responsabili, è bene che sappia quanto è accaduto il 5 aprile scorso a Bruxelles dove il deputato europeo della sinistra unita, Vittorio Agnoletto, ha chiesto conto al vice segretario di Stato USA Robert Zoellick, presente nella capitale belga per un'audizione parlamentare, della dinamica di quanto accaduto al momento della liberazione di Giuliana Sgrena.

Agnoletto ha chiesto, tra l'altro, a Zoellick quali sono i risultati della perizia realizzata dalla commissione d'inchiesta USA sull'auto sulla quale è stato ucciso Nicola Calipari?; quando i magistrati italiani potranno recarsi a Baghdad per realizzare a loro volta una perizia sull'auto?; quali sono i tempi previsti per la conclusione dell'inchiesta americana?

Ed ecco le risposte di Zoellick: "La morte di Calipari è stata una tragedia, percepita anche negli USA come un infelice tragedia. Non so che cosa è successo, nè la causa, non sappiamo come la Sgrena è stata rilasciata.
C'erano seri rischi anche per il comportamento degli iracheni...se rilasciano una persona, magari poi ne rapiscono altre...tutte le informazioni devono venire alla luce e le indagini le realizziamo con gli italiani come stiamo facendo con i Bulgari per i rapimenti che li riguardano. L'Iraq è un posto pericoloso e noi vogliamo che gli iracheni vivano bene come gli italiani".

Ogni commento è superfluo.

ASSASSINIO CALIPARI (3):
PROSCIOLTI MILITARI USACHE UCCISERO GENITORI DI CINQUE FIGLI


La notizia, ignorata dalle televisoni, è finita nelle pieghe dei giornali italiani.

Il 20 marzo scorso sono stati prosciolti da ogni accusa i soldati di un'unità dell'Esercito americano che lo scorso gennaio uccisero due genitori iracheni sotto gli occhi dei cinque figli della coppia.

La tragedia al checkpoint sarebbe rimasta una delle tante destinate alle statistiche degli errori dei militari in Iraq, se all'episodio non avesse assistito un fotografo dell'agenzia Getty Images, le cui foto dei bambini in lacrime usciti dall'auto piena del sangue dei genitori hanno fatto il giro del mondo.

Gli uomini della Compagna Apache che aprirono il fuoco quella sera sono stati ritenuti non responsabili per l'accaduto, al termine di un'indagine dello U.S.Army. Il conducente dell'auto, Hussein Hassan, rimasto ucciso con la moglie Kamila, secondo l'inchiesta, stava viaggiando a forte velocità per arrivare a casa prima del coprifuoco.

Al ritorno dell'unità in caserma il comandante, il cap. Thomas Seibold, chiese chi aveva sparato e disse che ci sarebbe stata un'indagine e che "l'unica scelta è essere onesti, perché non abbiamo fatto niente di sbagliato". Sei militari si sono fatti avanti.

I bambini vivono ora a Mossul, nella casa di una sorella maggiore sposata. Il capitano Seibold è stato a trovarli nei giorni scorsi e ha pianto di fronte a loro: secondo Newsweek, il traduttore lo ha esortato a lasciare in fretta la casa, perché la sua presenza era tollerata solo perché c'erano i bambini, ma la gente del posto dava pericolosi segni di grande irritazione.

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