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Teorie e applicazioni del Prof. Ruggero Maria Santilli - di Michele Sacerdoti PDF Stampa E-mail
25/08/2009

Lo scienziato italo-americano prof. Ruggero Maria Santilli studiò fisica all’Università di Napoli, prese il dottorato di ricerca all’Università di Torino ed ebbe, giovanissimo, la cattedra di fisica nucleare all’Istituto Avogadro di Torino.

Nel 1967 ricevette un invito dall’Università di Miami in Florida a svolgere ricerche per conto della NASA. Successivamente il prof. Santilli passò all’Università di Boston dove tenne corsi di fisica e matematica, da quelli per i primi anni a corsi post Ph. D., e dove fece ricerche per la U. S. Air Force per le quali prese la cittadinanza americana. Il prof. Santilli passò poi al MIT ed all’Università di Harvard che amministrò vari contratti di ricerca che ebbe dal Dipartimento dell’Energia. Nel 1984 il prof. Santilli assunse la presidenza dell’Istituto di Ricerche di Base, originariamente ad Harvard ed ora trasferito in Florida.

Santilli ha sviluppato nuove teorie riguardanti la matematica, fisica e chimica e le ha portate a livello industriale.

Nell’ambito della matematica Santilli ha studiato nuovi numeri in grado di dare supporto a nuove forze nucleari.

Nei numeri iso-santilliani l’unità della moltiplicazione è sostituita da una quantità arbitraria maggiore di 1 che consente di estendere il trattamento delle forze tra particelle a breve distanza a forze non lineari, non locali e non derivabili da un potenziale.

Per studiare i processi irreversibili nel tempo come i processi energetici, chimici o nucleari Santilli ha creato i numeri geno-santilliani, in cui vi sono due moltiplicazioni e due unità della moltiplicazione, una per i moti in avanti nel tempo ed una per i moti indietro nel tempo, tra loro collegate tramite la coniugazione o l’inverso.

Per i processi biologici Santilli ha introdotto i numeri iper-santilliani, in cui la moltiplicazione genera un insieme ordinato di valori grazie ad una unità con molti valori.

Per trattare l’anti-materia a livello classico Santilli ha sviluppato i numeri isoduali, in cui l’unità è –1 e la moltiplicazione cambia segno.

A partire da queste nuove moltiplicazioni Santilli ha sviluppato nuove matematiche compresi gli spazi vettoriali, l’analisi funzionale, il calcolo differenziale, le varie geometrie, la teoria di Lie ecc.

Santilli ha poi ricostruito con la sua nuova matematica tutta la fisica, inclusa la meccanica newtoniana, hamiltoniana e quantistica, e la relatività ristretta, e poi è passato ad applicazioni fisiche e verifiche sperimentali.

Inoltre Santilli ha ricostruito anche tutti gli aspetti strutturali della chimica quantistica e poi è passato all’obiettivo primario di tutta questo edificio scientifico: la previsione e trattamento quantitativo di nuove energie e carburanti puliti che non sono concepibili mediante le teorie convenzionali, dal momento che tutte le energie e carburanti permessi dalle teorie einsteiniane, dalla meccanica quantistica e dalla chimica quantistica erano state scoperte già verso la metà del secolo scorso e si sono mostrate tutte inaccettabili sotto il profilo ambientale.

Le applicazioni degli isonumeri nella fisica hanno portato alla generalizzazione ed unificazione della relatività ristretta e generale nella isorelatività santilliana, oltre che una generalizzazione della meccanica quantistica nota sotto il nome di meccanica adronica, ossia meccanica costruita specificamente per gli ”adroni” (particelle ad interazione forte come protoni e neutroni).

La relatività ristretta e la meccanica quantistica sono certamente esatte per i sistemi fisici per i quali dette teorie furono concepite, sviluppate e verificate sperimentalmente, essenzialmente dati da particelle puntiformi ed onde elettromagnetiche che si muovono nel vuoto, e comprendenti la struttura dell’atomo di idrogeno, acceleratori di particelle, cristalli, e tanti altri sistemi fisici.

Ciononostante, la relatività ristretta e la meccanica quantistica, anche se rimangono sempre valide in prima approssimazione, hanno mostrato delle limitazioni quando si studiano particelle elementari a distanze mutue uguali o inferiori alle loro dimensioni.

Santilli ha dimostrato che la meccanica quantistica rimane completamente inapplicabile alla sintesi del neutrone perché la massa del neutrone è più grande della somma delle masse del protone ed elettrone, nel qual caso le equazioni quantistiche diventano incongruenti.

Grazie alla nuova matematica, la meccanica adronica ha risolto questo problema raggiungendo la prima rappresentazione numericamente esatta ed invariante nel tempo sia a livello non relativistico che relativistico di tutte le caratteristiche del neutrone nella sua sintesi da protone ed elettrone. Risultati numericamente esatti sono stati raggiunti anche in altri casi in cui la meccanica quantistica non era valida.

In particolare Santilli ha proposto un metodo per provocare il decadimento del neutrone, risolvendo così il problema dello stoccaggio delle scorie radioattive delle centrali nucleari, che, bombardate da fotoni di una determinata energia, perderebbero rapidamente la loro radioattività.

Per illustrare un’altra applicazione delle teorie isotopiche, Santilli ha dimostrato la mancanza di universalità della legge di gravitazione newtoniana F = g(m1m2/r2) (dove g `e la costante di gravitazione), dal momento che la legge newtoniana vale solo per le masse e quindi non include l’attrazione gravitazionale della luce (che appunto non ha massa).

Santilli ha anche dimostrato la mancanza di universalità della costanza della velocità della luce, dal momento che questa è valida solo nel vuoto, mentre nei mezzi fisici la luce si propaga con una velocità variabile, ed in alcuni mezzi fisici la luce non può neanche propagarsi perché opachi.

Studi sono ora in corso per eliminare la ”materia oscura” e la ”energia oscura” mediante la gravitazione santilliana e sua isoequivalenza della massa con l’energia perché, secondo l’isorelatività, l’energia totale dell’universo è di gran lunga superiore a quella ”calcolata” sulla base della credenza dell’universalità della velocità della luce anche all’interno delle stelle, quasars e buchi neri.

Gli studi di Santilli sulla chimica hanno portato alla chimica adronica che ha raggiunto una rappresentazione scientifica quantitativa dell’accoppiamento di valenza (legame tra gli atomi di una molecola), con la prima rappresentazione numericamente esatta dei dati molecolari derivante da principi assiomatici senza adulterazioni (come é il caso per il cosiddetto ”screening” della legge di Coulomb mediante una funzione arbitraria il cui valore é semplicemente fittato dai dati sperimentali).

Inoltre la chimica adronica ha permesso di scoprire una nuova specie chimica chiamata magnecole santilliane onde differenziarle dalle molecole.

Questa nuova specie chimica é stata scoperta e sviluppata con grossi finanziamenti industriali, per permettere la sintesi di carburanti con combustione completa, cosa impossibile per carburanti a struttura molecolare come la benzina. Questo obiettivo ecologico è stato raggiunto da Santilli mediante l’uso di polarizzazioni magnetiche per il legame atomico al posto della valenza.

Dal momento che tutti i fenomeni magnetici scompaiono alla temperatura di combustione, i carburanti magnecolari santilliani come il MagneGas alla temperatura di combustione si riducono ad atomi isolati avendo così una combustione molto più pulita ed esoenergetica di quella dei carburanti fossili, oltre che più efficiente. In aggiunta, se prodotti in grande volume, i carburanti magnecolari sono sintetizzati da liquidi di rifiuto, invece che dal petrolio, risultando essere così meno costosi della benzina dato il costo odierno del petrolio, da una parte, ed i proventi finanziari, invece che costi, che sono permessi dal riciclaggio dei liquidi di rifiuto.

Il trattamento classico dell’antimateria con i numeri isoduali ha portato a richiedere l’esistenza dell’antigravità per la materia nel campo dell’antimateria e vice versa.

Il Prof. Santilli ha allora proposto un semplice esperimento per la misura della gravità tra particelle ed antiparticelle che è stato rifiutato dai laboratori in base alla affermazione che la teoria di Einstein non prevede l’antigravità.

Secondo Santilli, inoltre, la luce emessa dall’antimateria, chiamata da lui luce isoduale, ha molte differenze fisiche misurabili rispetto alla luce emessa dalla materia. Una di queste differenze è che la luce ordinaria è attratta da corpi celesti mentre la luce isoduale è respinta. Data la luce proveniente da una lontana stella, quasar o galassia, ed usando gli stessi strumenti astrofisici misuranti l’attrazione della luce ordinaria da corpi celesti nel nostro sistema solare, è allora possibile stabilire se il corpo che emette la luce è fatto di materia oppure di antimateria, con un avanzamento degli studi di astrofisica e cosmologia veramente significativo.

Secondo Santilli l’immane esplosione avvenuta nella zona del fiume Tunguska in Siberia il 30 giugno 1908, la quale livellò migliaia di acri di foresta senza nessun cratere o traccia al suolo, fu dovuta ad un asteroide fatto di antimateria.

Il Prof. Santilli ha stabilito l’impossibilità per un asteroide fatto di materia di fare una devastazione cosi immane senza nessuna traccia fisica al suolo, contrariamente a tutti gli altri impatti di asteroidi materiali con la terra, ma ha dimostrato invece che un asteroide fatto di antimateria permette una rappresentazione scientifica quantitativa dell’evento, con l’impossibilità di lasciare tracce materiali al suolo, perché un asteroide di antimateria si annichila nell’atmosfera terrestre trasformandosi in luce, quindi senza nessuna possibilità di lasciare tracce materiali al suolo.

Da notare che l’interpretazione dell’universo come composto da galassie di materia e di antimateria permette una spiegazione plausibile e quantitativa, non solo dell’espansione dell’universo mediante la repulsione gravitazionale tra materia ed antimateria, ma anche la spiegazione dell’aumento dell’espansione nel tempo. La stessa concezione evita anche l’immensa discontinuità alla nascita dell’universo, permettendo il primo trattamento matematico della creazione dell’universo senza discontinuità (dal momento che l’energia totale era nulla prima della creazione e rimane nulla dopo), rappresentazione che non è possibile col ”big bang”, non solo per la sua discontinuità, ma anche perché si assume che abbia emesso solo materia.



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